Cynops ensicauda

Articolo e fotografie di Leonardo Ancillotto


coppia adulta, in alto la femmina Specie pressochè sconosciuta in Italia, il tritone dalla coda a spada è una delle specie più belle del suo genere, apprezzabile per la robustezza e la vivacità dei colori.
Dopo anni passati a bramare questo tritone, visto solamente in foto su internet, sono finalmente riuscito, nel Novembre 2002, a mettere le mani sui miei primi esemplari di questa specie, e a tutt’oggi non mi sono assolutamente stancato di allevarla, anzi!
Nonostante alcuni appassionati, italiani e non, mi abbiamo inizialmente sconsigliato questa specie a causa della sua presunta delicatezza, con l’esperienza mi sento di poter affermare l’esatto contrario, in quanto questa specie si sta rivelando molto robusta e di grande soddisfazione semplicemente seguendo le regole “base” dell’allevamento dei Salamandridae acquatici.

Classificazione: C. ensicauda è un urodelo appartenente alla grande famiglia dei Salamandridae e al genere Cynops; questo comprende 7 specie accomunate da varie caratteristiche tra le quali le dimensioni contenute, le abitudini squisitamente acquatiche e una colorazione ventrale vivace.
La popolazione del tritone dalla coda a spada (dal latino: ensis=spada; cauda=coda) si divide in due sottospecie distinte: C. e. ensicauda, quella nominale, è lunga circa 10/12 cm e ha una colorazione scura (marrone) sul dorso e arancione screziato di nero sul ventre (non sempre), e spesso delle strie arancioni compaiono ai lati della schiena, e possono essere più o meno accentuate; C. e. popei è la seconda sottospecie, alla quale appartengono anche gli esemplari in mio possesso: di dimensioni più grandi (12 cm , in media, per i maschi e 15 cm per le femmine), presenta colorazione variabilissima: in genere il dorso è color lavagna con strie (o macchie) arancioni, come nella sottospecie nominale, ma in più la schiena e i fianchi sono ornati da macchie più o meno fitte ed estese di colore giallo/bianco (dalle quali deriva il nome con cui spesso è indicato in America questo tritone: “gold dust newt”= tritone polvere d’oro); il ventre è arancione con disegno nero variabile (a macchie circolari o a strisce ecc…) che spesso possono estendersi fin su testa, arti e coda, fino a coprire quasi interamente l’esemplare (casi rari e spettacolari, reperibili a prezzi esorbitanti sul mercato giapponese).
Inoltre i maschi delle due sottospecie si distinguono nel periodo degli amori grazie alla fascia lattea che compare sui lati della coda negli esemplari di C.e.ensicauda; invece in C.e.popei può comparire, non sempre, un brevissimo filamento di pelle sulla punta della coda (informazione reperita in bibliografia, ma che non ho mai riscontrato nei miei esemplari).

notare le macchie dorate di questo esemplare Distribuzione: l’areale di questa specie è ridotto alle sole isole dell’arcipelago Giapponese di Ryukyu, in particolare esiste una ricca popolazione sull’isola di Okinawa.

Habitat e abitudini: questa specie, come la maggior parte dei tritoni, frequenta una grande varietà di raccolte d’acqua, pur essendo più abbondante in stagni naturali con acqua bassa (non oltre 1 m di profondità) e ricchi di vegetazione acquatica e ripariale. Interessanti sono i ritrovamenti della specie anche in ambienti (pressoche’ opposti a quelli “ottimali”) quali torrenti a corso medio e fondo ciottoloso, praticamente privi di vegetazione acquatica). Le temperature che si osservano nell’areale del Cynops ensicauda sono analoghe a quelle del nostro Sud, e spesso anche più alte, perciò questa specie non trascorre in natura un periodo di letargo invernale, rimanendo attiva pur abbandonando l’acqua per un paio di mesi.
Lo status di questa specie nei luoghi d’origine è variabile, con tendenza alla rarefazione, dovuta soprattutto all’inquinamento, alla scomparsa dei siti riproduttivi e, in minor parte, all’eccessivo prelievo di esemplari per il commercio di animali.

Reperibilità: l’esportazione per fini commerciali di questa attraente specie è cominciata appena una ventina di anni fa, negli anni ’80, ma è stata sempre inframmezzata da lunghi periodi di totale assenza della specie sul mercato mondiale. Attualmente gli unici Paesi in cui il Cynops ensicauda è regolarmente commerciato sono la Germania (poiché è tra i maggiori importatori di animali) e il Giappone (giacché nei luoghi d’origine questa specie non è integralmente protetta ed è quindi catturabile e commerciabile). Saltuariamente è possibile trovare questo tritone negli USA, Olanda e in Gran Bretagna, ma è comunque impossibile reperirlo nei negozi italiani (né ne ho mai visti nelle mostre/scambio italiane).
La sottospecie più commerciata è C. e. popei.

un girino con abbozzi delle zampe anteriori La vasca: alloggiare questa specie non mi ha mai causato grossi problemi, un paio di coppie può benissimo vivere in un acquario di una sessantina di litri, e anche per quanto riguarda arredamento e temperature non è un tritone particolarmente esigente.
La soluzione da me scelta per arredare la vasca è quella che favorisce la comodità di pulizia e di controllo dell’ambiente dell’acquario, senza però sacrificare del tutto un certo senso estetico: il fondo delle mie vasche per questa specie è infatti libero, senza ghiaia o sabbia, permettendo così una rapida ed efficace sifonatura dei detriti che si accumulano, mentre l’arredamento consiste in varie rocce (indifferentemente calcaree, vulcaniche ecc…) fra le quali incastro piante come Microsorium pteropus (la felce di Java) e Anubias sp.,due piante resistentissime e sciafile (ovvero che non necessitano di illuminazione particolare poiché prediligono le zone d’ombra). Altre piante che ho inserito sono le “classiche” Ceratophyllum demersum ed Elodea densa, Fontinalis antipiretica, Ceratopteris talicthroides (tutte piante che non hanno bisogno di affondare le radici nel terreno, e che possono crescere fluttuanti). Per le piante che invece necessitano di fondo per le radici, come le Hygrophyla, Vallisneria e Cryptocoryne, ho utilizzato un vasetto (o un bicchiere) riempito di ghiaietto in cui far radicare la pianta e che poi ho nascosto con delle rocce.
Ho notato che -seppur questa specie abbia costumi del tutto acquatici- è gradita la presenza di uno o più sugheri galleggianti (meglio ancora se ricoperti di muschio) su cui, specie durante la notte, questi tritoni amano appoggiarsi.
Se la vasca è ricca di piante e ospita pochi esemplari allora la presenza di un filtro non è necessaria, ma ci costringe ad effettuare frequenti cambi d’acqua; io personalmente uso un filtro a immersione regolato al minimo, e non ho avuto problemi.
Ma parliamo di temperature: questa è una specie neotropicale termofila e questo va a tutto vantaggio nostro, visto che la temperatura ottimale si aggira intorno ai 23/24°C, valore normale di una vasca non riscaldata (e nemmeno refrigerata) all’interno di un nostro appartamento condominiale! Ciononostante è consigliabile, soprattutto per la riproduzione, seguire una fluttuazione delle temperature e delle ore di luce durante il corso dell’anno.

Alimentazione: questo bel tritone è una specie frugale, di medie dimensioni, e quindi non difficile da nutrire. La dieta base dei miei esemplari è costituita da chironomus congelato e lombrichi selvatici (Lumbricus terrestris), peraltro molto graditi. Anche se questi anfibi possono vivere tranquillamente mangiando solo due tipi di cibo, è certamente più salutare e “naturale” variare la dieta dei nostri tritoni. Ottime alternative ai cibi sopra menzionati sono l’artemia congelata, pezzetti di camole del miele o di tarme della farina, polpa di gambero (possibilmente d’acqua dolce); graditissime limacce (o chiocciole sgusciate e fatte a pezzi), mentre i lombrichi da pesca (Eisenia foetida) vengono accettati anche se molto meno appetibili rispetto ai lombrichi selvatici.
I miei adulti mangiano 2 o 3 volte a settimana, mentre i giovani vanno alimentati tutti i giorni a sazietà.

giovane neometamorfosato, in fase acquatica Riproduzione: come ho già detto questa specie va alloggiata in un acquario durante tutto l’anno e non necessita di refrigeratori, o particolari accorgimenti per mantenere fredda l’acqua, e questo facilita non soltanto l’allevamento, ma anche la riproduzione in cattività.
Il dimorfismo sessuale è evidente, soprattutto avendo entrambi i sessi davanti agli occhi: i maschi rimangono solitamente più piccoli, hanno la testa più “squadrata”, e soprattutto la loro cloaca è più prominente rispetto a quella delle femmine, che è più piatta e stretta; infine, ma questo è un carattere fondamentale del dimorfismo sessuale, già visibile nei giovanissimi, la distanza muso-cloaca nei maschi è pari alla lunghezza della coda, mentre nelle femmine è sempre inferiore (in pratica le femmine hanno, in proporzione, code più lunghe dei loro compagni).
La riproduzione della specie in natura avviene alla fine dell’inverno e la deposizione delle uova può protrarsi fino a Maggio/Giugno.

Secondo la mia esperienza la riproduzione in cattività può seguire due iter differenti:
  1. Iter “naturale”: gli adulti vengono stabulati al freddo (nel mio caso in balcone) a “brumare” per circa due mesi, con T variabile fra i 12 e gli 8°C (meno diventa pericoloso); dopo questa bruma vengono spostati in una vasca a T ambiente, a circa 18/22°C ; l’innalzamento della T come in primavera stimola la riproduzione.
  2. Iter “seminaturale”: gli adulti sono stabulati tutto l’anno in casa, seguendo una variazione della temperatura come segue: inverno 15/18°C, primavera 19/23°C, estate 24/28°C, autunno 24/21°C. Con il variare delle temperature è sottinteso che variano anche le ore di luce, da un minimo di 9h in inverno, fino a 15 in estate.
I migliori risultati, secondo la mia esperienza, si ottengono sicuramente con il secondo metodo, poiché gli animali si stressano meno (la bruma è comunque da fare solo con animali sanissimi e del tutto adulti) e così facendo si ottengono due riproduzioni annuali, una autunnale, con l’abbassamento della T, ed una “regolare” primaverile. I corteggiamenti e le deposizioni (in natura così come in vasca) continuano di solito fino a Maggio/Giugno con “picchi” di attività riproduttiva in Novembre e in Aprile.

giovane neometamorfosato emerso Durante il corteggiamento il maschio si pone trasversalmente davanti alla femmina, bloccandole il passo, dopodichè segue la fase dello “sventolìo”, in cui il maschio fa vibrare la coda sul proprio fianco. Se la femmina è piena di uova accetta le avances del compagno, e avviene il trasferimento della spermatofora. Nel mio caso la femmina comincia solitamente ad accettare il corteggiamento dopo circa una settimana di insistenze da parte del maschio.
Alcuni allevatori affermano che le femmine di entrambe le sottospecie, in cattività, preferiscono deporre le uova avvolgendole in striscioline di plastica invece che nelle foglie delle piante vere, ovviamente solo nel caso in cui abbiano la possibilità di scegliere, anche se la mia femmina ha deposto quasi tutte le uova tra le foglie di Elodea e Ceratophyllum.
Non conosco la media del numero di uova deposte da ogni femmina in una stagione riproduttiva, ma posso riportare che la mia ne ha deposte fino a 120 nell’arco di oltre due mesi, quindi anche molto scaglionate l’una dall’altra, arrivando a deporne anche solo una o due ogni giorno (con “punte” di una decina al giorno) generalmente nelle ore pomeridiane e serali.
Durante tutta la fase di deposizione il mio maschio ha continuato a corteggiare la femmina, ma non ho accertato se siano avvenuti altri trasferimenti di spermatofore.
Le uova, di colore crema o grigio/bianche, si sviluppano abbastanza velocemente e le larve vanno allevate come quelle degli altri urodeli, dimostrandosi piuttosto robuste e abbastanza rapide nella crescita, e misurando alla metamorfosi tra i 30 e i 55 mm di lunghezza totale (anche se esistono casi di “gigantismo” larvale, con giovani di oltre 9 cm).
In letteratura si legge che le femmine di questa specie sono accanite divoratrici delle proprie uova, ma, almeno i miei esemplari, sembrano voler smentire questa diceria, visto che non ho mai visto scomparire le uova deposte in vasca, e lasciandone deliberatamente (o inavvertitamente) alcune nella vasca degli adulti, dopo oltre un mese ho avuto la bellissima sorpresa di scovare oltre una decina di larve ben sviluppate, che non solo si nutrivano abbondantemente con i microrganismi presenti fra le piante, ma venivano del tutto ignorate dai genitori!

un'altra coppia di adulti: notare la variabilità cromatica dei singoli esemplari Dopo un periodo di vita larvale variabile dai 3 a oltre i 6 mesi, i piccoli compiono la metamorfosi. I neometamorfosati hanno colorazione diversa dagli adulti: il dorso è nero, spesso senza macchie o segni colorati, e nel complesso i piccoli ensicauda somigliano molto ai Cynops orientalis. Solo con il passare del tempo compare il disegno definitivo (ossia le macchie bianche e i segni arancioni) che peraltro è distintivo per ogni esemplare e si completa al raggiungimento del primo anno di vita, o anche oltre (devo pero’ dire che alcune esemplari presentano subito una colorazione molto contrastata e ricca di macchie chiare, e sono solitamente gli esemplari che da adulti si rivelano come i più colorati).
Allevare i neometamorfosati è molto semplice. Infatti in molti casi i piccoli rimangono acquatici anche dopo il riassorbimento delle branchie, facilitandoci enormemente la mole di lavoro per riuscire a farli crescere. Infatti basterà nutrirli con gli stessi cibi degli adulti. Devo ammettere però che nonostante i miei neometamorfosati siano rimasti terricoli o semiacquatici, anche il loro allevamento s’è rivelato molto facile, in quanto sono rimasti molto attivi, voraci e fiduciosi, e hanno imparato prestissimo a mangiare cibo inerte.
Per la stabulazione dei piccoli ho preparato inizialmente un faunabox di medie dimensioni, con un sottovaso ribaltato e due pezzi di sughero coperti di muschio (come “isole”), del Fontinalis e un rametto di Pothos, con un paio di cm di acqua, e sto ottenendo buoni risultati, nutrendo i piccoli tutti i giorni con chironomus (dalle pinzette) e cibo vivo come limacce, lombrichi e insetti ovviamente di taglia adeguata. In seguito ho spostato i piccoli in varie vasche di circa 40 litri, dividendoli per taglia. A circa 6cm la maggior parte dei piccoli ha assunto abitudini quasi del tutto acquatiche.
La maturità sessuale è raggiunta appena a due anni di vita. Vorrei comunque far presente che più volte ho notato dei giovani maschi di 10/11 mesi di età mentre corteggiavano le femmine adulte (senza però concludere l’accoppiamento). Impressionante è la velocità di crescita dei giovani una volta raggiunti i 50/60 mm.
Può capitare che il ventre degli esemplari nati in cattività rimanga di color giallo sbiadito invece che diventare arancio intenso, questo accade spesso per un’errata e poco varia alimentazione. Alimenti come l’artemia (e in generale il cibo vivo) aiutano spesso a intensificare la colorazione ventrale dei giovani tritoni. In particolare un amico tedesco ha ottenuto ottimi risultati con una dieta a base di dafnie vive.
La longevità di questo tritone è molto nota in Giappone, dove la specie è allevata da anni, e può arrivare (e in alcuni casi superare!) i 25 anni di età!

Conclusioni: purtroppo questa specie non viene mai importata in Italia e quindi -a meno che non ce la si procuri all’estero o da altri allevatori- per noi italiani è praticamente impossibile da trovare. Nonostante ciò, se riuscirete a procurarvelo, il Cynops ensicauda è un ottimo soggetto di allevamento, colorato, socievole (i miei esemplati accorrono davanti al vetro anteriore quando vedono passare qualcuno, prendono il cibo anche dalle dita e non hanno paura della mano nell’acqua durante i cambi per la pulizia del fondo!!), longevo, vorace (attenzione quindi a non sovralimentare i vostri esemplari!) e soprattutto adatto alle temperature delle nostre abitazioni senza farci spendere soldi per un refrigeratore. Inoltre si riproduce prontamente nei nostri acquari senza grandi esigenze di spazio... cosa volete di più?
L’unico problema è, appunto, procurarselo, e a questo riguardo non posso che consigliarvi di dare un’occhiata sul web, o di cercarlo in caso vi rechiate all’estero.


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