Phrynomerus bifasciatus

Negli ultimi mesi ho visto improvvisamente circolare nelle liste dei grossiti, alle mostre e tra gli appassionati, numerosi esemplari di questo piccolo anuro, tutti di cattura. Dato che questo genere di anfibi non è propriamente da 'principianti' ho pensato di preparare questa breve scheda che possa essere d'aiuto a tutti coloro che hanno deciso di acquistarne qualche esemplare.

tana dolce tana Chi è e dove vive: il genere Phrynomerus raccoglie una mezza dozzina di specie africane tutte localizzate nella fascia sub-sahariana, tra queste le poche notizie disponibili riguardano unicamente il nostro protagonista, il P. bifasciatus, che colonizza Congo e Kenia, per poi spingersi a sud fino a Città del Capo. L'aspetto di questa specie è tipico ed inconfondibile a causa del suo adattamento nella colonizzazione dei termitai. Il corpo, lungo fino a 4 cm, ha una colorazione di base nerastra con due strie laterali, più o meno larghe, di colore rosso mattone. In realtà la colorazione di questa specie varia in dipendenza dell'illuminazione: se esposti alla luce infatti i frinomeri schiariscono fino ad un colore grigio con bande rosa, se poi la luce è molto intensa le bande colorate scompaiono del tutto ed il ranocchietto diviene di un grigio anonimo. La peculiarità di questa specie non è tuttavia legata al colore, ma alla sua anatomia. Si tratta di una delle poche specie di anuro ad avere il collo! Quindi il frinomero può girare il capo nella direzione desiderata senza spostarsi. Questo è uno degli adattamenti alla vita in gallerie, accompagnato da una piccola testa piriforme, corte zampe posteriori e robuste zampe anteriori, munite di piccoli dischi adesivi. La cute di questi anfibi emette una secrezione irritante per la nostra pelle e letale per ogni altro anuro, per cui maneggiateli con prudenza ed evitate tentativi di convivenza con altre specie.

anche sotto terra non si sta male Vita in natura: come avviene per la maggior parte degli anfibi che colonizzano le stesse regioni, il frinomero vive la maggior parte della stagione secca nel sottosuolo, limitando le sue sortite all'esterno alla sola stagione riproduttiva che culmina con l'innalzamento della temperatura e l'arrivo della stagione delle piogge.
Durante la stagione secca questa specie si è abbastanza specializzata a colonizzare i termitai muovendosi con disinvoltura tra le gallerie grazie alle zampe corte ed al collo snodabile, tuttavia spesso viene anche rinvenuta in altri ambienti quali tronchi cavi e tane che è in grado di scavare autonomamente. Manco a dirlo il suo cibo in natura è costituito da formiche e termiti, di cui fa strage.
Con l'arrivo della 'bella stagione' questi ranocchietti cominciano a farsi vedere in superficie, preferendo comunque la protezione del crepuscolo e muovendosi con piccole corse sul terreno. Le loro capacità di salto, arrampicata e nuoto sono scarse. I maschi richiamano le femmine emettendo una sorta di 'fischio' stridulo percepibile ad oltre un Km di distanza. Una volta che si sia formata una coppia la femmina deporrà da 1000 a 1500 uova fissate in masse gelatinose alla vegetazione acquatica. I girini ricordano quelli di Xenopus o di Kassina e si nutrono per filtrazione, giungendo rapidamente alla metamorfosi.

zampe grosse e testa piccola In cattività: gli esemplari che giungono nelle nostre mani sono quasi esclusivamente di cattura e richiedono un minimo di sforzo, da parte nostra, per adattarsi alla prigionia. Per una volta quindi fate loro il favore di rinunciare al biobox arredato solo con un pezzo di carta essorbente ed una vaschetta dell'acqua!
Per questi ranocchietti ci vorrà un piccolo terrario (2-3 esempari gradirebbero una base di circa 40x30 cm) arredato con almeno 7-8 cm di una miscela di sabbia e torba in cui possano interrarsi ed un paio di cortecce arrotolate o tronchetti cavi come nascondiglio-tana, l'acqua potete anche evitarla come qualsiasi arredo verticale. Se vi piacciono le piante ai ranocchietti non cambieranno la vita nè in meglio nè in peggio, salvo il fatto che dovrete illuminare il terrario e scegliere specie di vegetali resistenti alla scarsa irrigazione (Sanseveria sp.). Se rinunciate alle piante vi consiglio di dimenticarvi anche della luce, i frinomeri sono decisamente fotofobi. Vedrete che i piccoli forzati gradiranno la privacy che avete loro fornito e vi ricompenseranno nutrendosi. Infatti uno dei problemi riscontrati con questa specie è l'estrema specializzazione alimentare: per ingannarli inizialmente dovrete ricorrere ai grillini appena nati ed alle drosofile gettando un bel mucchietto di prede davanti al musetto del ranocchio in modo che 'brulicando' richiami loro alla mente un formicaio, di solito la predazione è istantanea. Se poi avete casa o girdino 'infestati' dalle formiche avete trovato un valido alleato! Comunque sia, passata la fase di acclimatazione iniziale, potrete abituarlo a prede più grandi passando a grillini di 5-8 mm e mosche, oltre alle solite drosofile.
Come dicevo riguardo alla vita in natura, sarebbe bene far osservare ai vostri frinomeri due momenti stagionali ben distinti, ovvero far loro trascorrere un lungo periodo freddo-secco da ottobre ad aprile, mantenendoli ad una temperatura di 18-22° C ed umidificando il substrato il minimo necessario per evitare la loro disidratazione (ma non temete sono estremamente robusti in tal senso); ed un periodo caldo umido con temperature tra i 25 ed i 28° C e frequenti nebulizzazioni che ne stimoleranno l'attività ed una possibile riproduzione. Naturalmente nel periodo freddo si nutriranno poco mentre in quello riproduttivo non dovrete far loro mancare le prede.
Se desiderate tentare la loro riproduzione (ma aspettate di sentire i canti dei maschi per sapere se avete almeno una coppia) dovrete allestire una piccola 'camera della pioggia', adattando in tal senso un acquario in cui porrete un sottile strato di sabbia, dei sassi o radici affioranti che formino numerose isolette, ed alcune piante acquatiche... il tutto in 2-3 cm d'acqua, per evitare annegamenti. Dovrete dotare la vasca di una pompa centrifuga che peschi l'acqua dal fondo (proteggete l'ingresso della pompa con della rete) e la restituisca dall'alto attraverso un tubo su cui avrete praticato numerosi forellini, mimando appunto la pioggia. Se tutto va bene troverete le uova che andranno poste in un vero e proprio acquario per poi procedere allo 'svezzamento' dei girini con mangimi liquidi per avannotti e colture di infusori. Vi consiglio, anche se vi piangerà il cuore, di sacrificare la maggior parte dei girini crescendo una ventina di ranocchietti... saranno già un bel traguardo e forse riuscirete a procurarvi abbastanza prede per sfamarli tutti!

Conclusioni e ringraziamenti: in conclusione direi che i frinomeri sono ranocchietti robusti ed adattabili, purchè si garantisca loro un ambiente idoneo. Come sempre attendo le vostre personali osservazioni per implementare questo articolo con ulteriori informazioni.
Ringrazio Emanule Biggi per avermi consentito di scattare alcune foto ai suoi esemplari, che vedete in questo articolo, e per le osservazioni sulla vita in cattività che mi ha fornito.


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