Rana italica

Articolo e fotografie di Leonardo Ancillotto

chiare, fresche, dolci acque Chi è? Questo anfibio anuro, prima classificato come Rana graeca, e negli anni '90 riconosciuto come specie a sé, è un'entità monotipica (ovvero non esistono sottospecie) ed è un endemismo del nostro appennino, infatti non è possibile rinvenirlo in nessun'altra parte del mondo.
Appartiene al cosiddetto gruppo delle "rane rosse". Con questo termine si indica una serie di specie appartenenti al genere Rana con alcune caratteristiche particolari in comune come la colorazione dimessa, (generalmente bruna-rossiccia variabile in ogni individuo a seconda del sesso, dell'età o della zona di origine) le abitudini terricole e soprattutto la "macchia temporale" che le distingue dalle "normali" rane verdi (si tratta di una macchia triangolare in corrispondenza del timpano, subito dietro l'occhio).
Rana italica è diffusa esclusivamente nelle regioni del centro-sud italiano (Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Campania e Calabria) e, con piccole popolazioni, in altre regioni (Liguria, Emilia Romagna, Marche e Puglia).

femmina Abitudini e ambiente: la Rana italica è molto difficile da individuare in natura ed è improbabile incontrarla, anche trovandosi in un luogo colonizzato dalla specie, a meno che non la si vada proprio a cercare! Pur vivendo tra gli 0 e i 2000 metri d'altezza la nostra Rana predilige ambienti collinari freschi e ombrosi, abitando sempre in prossimità di corsi d'acqua di piccola o piccolissima portata (ruscelli perenni) e sempre in ambienti boschivi (soprattutto faggete). A differenza della maggior parte degli anuri è di abitudini diurne e passa le sue giornate sulla riva del ruscello cacciando invertebrati di ogni genere e riparando in acqua o sotto i sassi sommersi qualora venga messa in allerta da un pericolo imminente.
Come tutti gli anfibi anche Rana italica è attiva solo nei mesi caldi dell'anno, cadendo in letargo da novembre a febbraio rintanandosi sotto terra o infangandosi sul fondo di una pozza. All'arrivo della primavera i primi a tornare in acqua e alla vita attiva sono i maschi, che subito cominciano a gracidare per attirare le femmine, che li raggiungeranno dopo pochi giorni. femmina maschio Il gracidio di R. italica è un suono ventriloquo (è difficilissimo individuare un esemplare seguendone il canto) e molto simile all'abbaiare lontano di un cane. Quando una femmina (di solito più rossiccia e lunga circa 7,5cm) raggiunge un maschio (massimo 6cm) questo le si avvicina e subito la abbraccia alle ascelle saltandole sul dorso (amplesso ascellare); dopo la deposizione di qualche centinaio di uova i due genitori si dividono: mentre la femmina generalmente si allontana, il maschio rimane per tutta la stagione nel luogo da lui prescelto continuando a gracidare nella speranza di attirare un'altra femmina.
Il maschio è aiutato nell'abbraccio da alcune escrescenze callose presenti sul primo dito di ciascuna delle zampe anteriori.

callo nuziale del maschio Dopo un mese circa (a seconda della temperatura dell'acqua) dalle uova sgusciano dei girini grigio chiaro molto mobili e rapidissimi nella crescita; la metamorfosi sopraggiunge dopo un paio di mesi e in quel momento il ranocchietto misura 15mm.
I principali predatori di questo anfibio sono la biscia d'acqua dal collare (Natrix natrix) il gambero e il granchio di fiume (Austropotamobius pallipes e Potamon fluviatile) che predano sia adulti che girini. La specie coabita spesso con Salamandrina terdigitata e, molto più raramente, con l'ululone italiano (Bombina pachypus) e altri anfibi collinari (T.c.carnifex, B.bufo, rane verdi).

casa dolce casa Allevamento in terrario: visto che in passato ho allevato con piacere questa specie mi sembra doveroso perlomeno scrivere qualche riga sul suo mantenimento in cattività.
Per allevare i girini basterà seguire i consigli di Roberto nell'articolo che li tratta.
Non voglio con questo articolo incentivare la cattura di questa specie, anzi, con quanto segue vorrei che, in caso troviate dei girini di italica, li allevaste correttamente e, dopo un breve periodo di osservazione, liberaste i giovani nel luogo dove li avete prelevati.
Il terrario deve avere come minimo una base di 50X30 cm per una mezza dozzina di neometamofosati. Basta vedere la foto qui a fianco (fatta da me, come tutte le altre foto di quest'articolo, nel biotopo frequentato da Rana italica) per rendersi conto di come andrà arredata la teca che ospiterà questa rana. Visti i costumi acquatici di R.italica bisognerà dividere in due parti la vasca: metà sarà adibita a "stagno" e metà verrà riempita con terriccio (attenzione che non contenga fertilizzanti o veleni) su cui andranno poggiati sassi, radici, foglie secche e magari un pezzo di vaso di coccio che funga da riparo per i timidi anfibi. L'alimentazione deve essere varia e abbondante (camole del miele e della farina, grilli, mosche, onischi, farfalle, lombrichi ecc...).
Dopo che i vostri ranocchietti saranno un po' cresciuti sarà il momento di LIBERARLI!!!!!!

Le altre rane rosse: in Italia vivono altre tre specie di Rane rosse: Rana dalmatina, Rana temporaria e Rana latastei (quest'ultima è anch'essa un endemismo Italiano). Come distinguerle? Innanzitutto la distribuzione: Rana temporaria vive su tutto l'arco alpino, in Liguria e sull'Appennino tosco-emiliano; solo una piccola popolazione vive sui Monti della Laga nel Lazio. Rana dalmatina è la specie più diffusa; vive infatti in tutto il Nord-Italia, in tutta la Toscana e il Lazio, in buona parte della Calabria e in diversi siti nel Sud e in Sicilia. Rana latastei è la più rara delle 4 rane rosse italiane, essendo diffusa solo in Lombardia, Friuli e Veneto e in due aree in Piemonte e in Emilia Romagna.

gola 'italica' Altri caratteri distintivi:

Spero, con queste poche righe, di aver dato la possibilità a questi rari e 'invisibili' anfibi di essere più conosciuti e rispettati, visto che la conoscenza, secondo me, è il punto essenziale per una giusta e mirata protezione della nostra fauna minore.

Un'ultima precisazione: tutte le foto di questo articolo sono state scattate in libertà e tutti gli esemplari ritratti sono stati rilasciati nel loro habitat subito dopo aver 'posato' per queste fotografie.


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