Salamandrina terdigitata

...l'invisibile abitatrice dei boschi

Articolo e fotografie di Leonardo Ancillotto


La salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) è uno degli anfibi italiani meno conosciuti e le ragioni di ciò sono presto dette: le abitudini notturne e lucifughe, l'ambiente poco frequentato e le minuscole dimensioni non fanno della salamandrina un soggetto facile da avvistare e studiare.

profilo di una rarità Dove vive? Questo piccolo urodelo è un altro endemismo dell'Appennino italiano e questo dimostra come il nostro caro "bel Paese" possieda una fauna che per varietà e numero di specie anfibie è unica al mondo. Tuttavia queste non solo sono raramente note ai più, ma spesso vengono ignorate dalle associazioni ambientaliste: così se per costruire una superstrada si deve bonificare uno stagno in cui vive una piccola "comunità" di anfibi nessuno avrà niente da obiettare!
Lasciamo stare questo mugugno e torniamo a parlare dell'anfibio protagonista di questo mio articolo: Salamandrina terdigitata.

mini-salamandra Il nostro mini-urodelo è diffuso soprattutto nel versante tirrenico della penisola: dalla provincia di Genova fino all'Aspromonte, mentre è più rara nel versante adriatico. L'habitat d'elezione della salamandrina dagli occhiali (questo è il nome comune attribuito a questa specie a causa della macchia chiara che va da un occhio all'altro e che ricorda un po' un paio di occhiali) sono i boschi di latifoglie e i boschi mediterranei, anche se può adattarsi a vivere in aree aperte o in valloni rocciosi, dimostrandosi piuttosto versatile. Normalmente la salamandrina non si spinge al di sopra dei 900 m. d'altitudine e non scende quasi mai al di sotto dei 200. Necessarie per la riproduzione sono le raccolte d'acqua presenti all'interno del suo habitat; alcune ricerche hanno scoperto che oltre il 60% dei siti di deposizione delle uova di S.terdigitata sono di origine artificiale (fontanili, piccoli pozze, vasconi in pietra o metallo, cisterne ecc...) mentre "normalmente" sarebbero costituiti da ruscelletti a fondo roccioso/ciottoloso e sorgenti. Raramente la specie è stata rinvenuta in alcune grotte.

in acqua (il puntino in alto a destra è un uovo) Ciclo biologico: gli adulti sono attivi dall'inizio dell'autunno fino a Giugno. Infatti questa particolare specie non sopporta il caldo e in estate si infossa in luoghi freschi cadendo in "estivazione" (un letargo estivo) mentre non è raro trovarle attive in pieno inverno (ovviamente in assenza di neve). Nulla si sa circa l'accoppiamento e il corteggiamento di questo anfibio e pochissime persone possono "vantarsi" di aver visto un maschio di questa specie; infatti le conoscenze sulla salamandrina si basano principalmente sulle femmine che, da febbraio a maggio, si spostano dai loro nascondigli nel sottobosco dirigendosi verso la "solita" raccolta d'acqua. In effetti questa specie è molto "precisa" in fatto di siti riproduttivi e ogni femmina torna ogni anno a deporre le uova sotto lo stesso sasso dell'anno precedente. le uova Le femmine depongono relativamente poche uova, di solito tra le 20 e le 50, attaccandole sulla faccia inferiore di un sasso sommerso, o sulle foglie cadute sul fondo della pozza, in gruppetti di 5/15 uova. Caratteristica unica delle larve (e anche degli adulti) è il fatto che possiedono solo 4 dita per arto sia per gli arti anteriori che per quelli posteriori. L'accrescimento delle larve è normalmente piuttosto rapido e in due mesi il girino si sarà trasformato in una mini-salamandrina identica all'adulto ma lungo solo 25mm. L'età in cui viene raggiunta la maturità sessuale è sconosciuta, ma si sa che le femmine cominciano a deporre quando raggiungono i 7cm, raggiungendo al massimo gli 11cm (i maschi rimangono sui 9cm di lunghezza massima) e questo dovrebbe far capire quanto è piccolo questo anfibio: considerate che quasi due terzi di quest'animale appartengono alla coda! La salamandrina possiede sul ventre la cosiddetta colorazione "aposematica" per avvertire i nemici della sua tossicità, mettendola (non sempre) in mostra tramite l'unkenreflex (riflesso ululone: l'animale inarca la schiena e mostra la colorazione vivace di ventre e zampe). Questa colorazione (bianco/rosso/nero) è tipica e unica per ciascun esemplare (in pratica non esistono due salamandrina identiche).
visione ventrale Oltre all'unkenreflex, se disturbata, la salamandrina può mettere in atto un'altra strategia difensiva: la tanatosi (dal greco "tanatos"=morte)... l'anfibio si immobilizza smettendo spesso anche di respirare e diventando completamente inerte. In questo modo spera di non attirare le attenzioni del predatore che, annoiato dall'immobilità della preda, la lascerà in pace.
La dieta della salamandrina è composta sostanzialmente da qualunque invertebrato abbastanza piccolo da poter essere afferrato e sopraffatto da questi lenti e "metodici" anfibi e quindi aracnidi, miriapodi, onischi, gasteropodi e insetti. Invece le larve predano inizialmente plancton acquatico (parameci, infusori ecc) e più avanti larve di zanzara, dafnie, copepodi & C.
Tipici predatori dei girini di questo anfibio sono la notonetta, le larve di T.carnifex, ditischi, granchi e gamberi d'acqua dolce. La specie più comunemente presente nei siti riproduttivi della salamandrina è Rana italica; in alcune stazioni sono stati osservati anche Triturus carnifex, vulgaris, italicus e Bombina pachypus.

Il difficile il rapporto con l'uomo: purtroppo questa specie, oltre a essere piuttosto rara, è anche molto poco conosciuta anche dai pastori e dai contadini (che di solito conoscono bene la fauna autoctona) e anzi, quando viene trovata nei fontanili e negli abbeveratoi, viene spesso perseguitata poiché ritenuta in grado di avvelenare l'acqua.
Attualmente le minacce che più incombono su Salamandrina terdigitata sono, come al solito, le modificazioni che l'uomo apporta all'ambiente soprattutto sui siti di ovodeposizione, l'inquinamento dei ruscelli o delle falde che li alimentano ed il disboscamento.

aiutatemi... sono un'italiana verace! Ultime note: come sicuramente avrete notato ho ritenuto non necessario un "capitolo" sull'allevamento in cattività di questa specie, per la quale ho il massimo rispetto. Non credo infatti che sia un soggetto facile in terrario: chi l'ha allevata s'è presto visto costretto a riportare di corsa la salamandrina nel proprio habitat in quanto difficilmente accetta cibo non vivo e lo vuole comunque di piccolissime dimensioni. Inoltre la temperatura presente nelle nostre case è per lei proibitiva. Vi esorto quindi, nel caso abbiate la fortuna di trovare uno dei siti riproduttivi di questa specie, a non disturbare gli esemplari, di non raccoglierli per allevarli e magari di segnalare alle autorità competenti (WWF, Corpo Forestale delle Stato e altri) la presenza del sito che avete "scoperto"; in questo modo potreste diventare utilissimi per la salvaguardia di questo piccolo e invisibile gioiello dei nostri boschi.

Ringraziamenti: desidero ringraziare la carissima Francesca che mi ha permesso di aiutarla sulla sua ricerca su questo anfibio dandomi così la possibilità di osservarlo nel suo habitat e di scattare queste fotografie che vedete.


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