Tritoni italiani: questi sconosciuti

Articolo, disegno e fotografie di Leonardo Ancillotto


T.c.carnifex, femmina Il genere Triturus (famiglia Salamandridae) comprende 7 specie di tritoni di cui 4 diffusi ampiamente anche nella nostra penisola: Triturus alpestris, T. carnifex (da alcuni autori considerato come una sottospecie del T.cristatus diffuso nel Nord-Europa), T. vulgaris e T. italicus.

Tutti i triturus italiani colonizzano acque ferme o leggermente mosse, ma quasi sempre molto ricche di vegetazione sommersa.
In genere il loro periodo di attività va da metà Febbraio/Marzo fino ad Ottobre, quando affrontano il letargo sotto tronchi e cortecce nel sottobosco adiacente alla raccolta d'acqua colonizzata. Da notare che spessissimo gran parte degli esemplari di una popolazione passano l'estate fuori dall'acqua uscendo solo di notte o in giornate particolarmente umide (conducendo insomma una vita analoga a quella di una salamandra) mentre nel caso di Triturus alpestris alcune popolazioni non lasciano mai l'acqua né d'inverno né d'estate e non affrontano praticamente mai un vero letargo potendoli trovare in attività anche a temperature intorno ai 4°C.
In primavera, con l'allungarsi delle giornate e l'alzarsi della temperatura, i tritoni si svegliano dal torpore invernale ed escono dai nascondigli a terra per recarsi nelle raccolte d'acqua dove si riprodurranno. Una volta in acqua in pochi giorni i maschi cambiano aspetto "agghindandosi" di creste, frange caudali e/o palmature alle dita delle zampe, colori più accesi (a seconda della specie) e cominciano a corteggiare le femmine, ogni specie eseguendo un rituale diverso dalle altre. Il corteggiamento si conclude con la deposizione da parte del maschio di un "pacchetto" di spermi (detto spermatofora) che la femmina raccoglie con la cloaca dando così luogo alla fecondazione delle uova che essa tiene in corpo. corteggiamento di T. c. carnifex Le uova (spesso numerosissime) vengono presto deposte (nel giro di circa 24 ore) singolarmente nei luoghi più disparati anche se il substrato preferito è di solito costituito dalle foglie sommerse delle piante acquatiche. Una volta nati, i girini passeranno i loro primi tre mesi di vita crescendo molto rapidamente, nutrendosi (esattamente come gli adulti) di piccoli crostacei e molluschi acquatici, dopodichè subiranno la metamorfosi trasformandosi in copie miniaturizzate delle femmine adulte (il dimorfismo sessuale comparirà solo al terzo/quarto anno di vita). Anche in questo caso il T. alpestris fa eccezione ed il dimorfismo sessuale è evidente subito dopo la metamorfosi anche se gli esemplari sono immaturi.
In natura i triturus vengono predati principalmente da larve di insetti acquatici,(odonati, ditiscidi & C.) rettili (come la Natrix natrix e la Emys orbicularis) e altri anfibi.
Non è raro rinvenire in una raccolta d'acqua particolarmente favorevole più d'una specie di Triturus, in particolare è il T.carnifex ad affiancarsi ad una delle altre tre specie (a seconda della zona) mentre il Lazio è l'unica regione italiana in cui vivono tutt'e quattro le specie, anche se Triturus alpestris e T. italicus non condividono mai le stesse pozze a causa delle opposte preferenze climatiche.

Analizziamo ora i Triturus italiani specie per specie:

Triturus alpestris
T. alpestris, maschio in riproduzione In Italia questa specie è diffusa principalmente sulle Alpi (dove vive la sottospecie nominale: Triturus alpestris alpestris, che si distingue dal Triturus alpestris apuanus, diffuso nel resto dell'areale italiano, per avere la gola completamente arancione, mentre il cugino apuanus ce l'ha macchiettata di scuro) in Liguria e in parte sull'Appennino centrale (il limite meridionale è nella riserva del WWF "Lago secco" in provincia di Rieti). La specie non vive quasi mai in zone di pianura in quanto è il più sensibile dei 4 Triturus "made in Italy" alle alte temperature.
Questo tritone è anche il meno adattabile all'inquinamento delle acque e probabilmente anche per questo è la specie più a rischio del nostro Paese. Infatti essendo legato all'acqua, dalla quale non si allontana quasi mai, il minimo danno biologico o accidentale al suo habitat (si pensi ai pesticidi, detersivi o anche ad una semplice gelata troppo pronunciata) si ripercuote immediatamente sulla sopravvivenza dell'intera colonia. Comunissimo nel T.alpestris è il fenomeno della neotenìa (ovvero alcuni girini crescono fino a diventare adulti e a riprodursi mantenendo caratteri larvali e vita acquatica per tutta la loro esistenza, esattamente come gli axolotl).
L'alpestre è sicuramente uno dei tritoni più colorati e belli del mondo eppure solo poche persone sono a conoscenza dell'esistenza in Italia di un simile capolavoro della natura.

Triturus vulgaris
T. vulgaris, maschio in riproduzione Questo piccolo (di solito non superano i 9cm) e sottile anfibio, pur essendo estremamente diffuso in tutta la penisola italiana, è davvero poco notato, forse anche a causa dell'aspetto mimetico e delle abitudini elusive che contraddistinguono gran parte degli anfibi. E' in effetti il tritone più diffuso in Italia anche se spesso le popolazioni sono numericamente esigue.
Si tratta della specie in assoluto più adattabile riuscendo a sopportare un leggero inquinamento ed anche la vicinanza dell'uomo, colonizzando non di rado i canali (naturali o artificiali) per l'irrigazione, i laghetti e gli stagni all'interno delle città, i fontanili, le pozze temporanee tipiche dell'ambiente mediterraneo e in generale qualunque raccolta d'acqua priva di pesci e abbastanza riparata.
Tra i 4 italiani il tritone volgare,o tritone comune o punteggiato, è quello che inizia per primo i corteggiamenti (spesso anche ai primi di Febbraio) ma che trascorre in acqua il periodo più breve: gran parte della popolazione infatti abbandona l'acqua già a Giugno e solo pochissimi esemplari restano in acqua per tutta l'estate.

Triturus italicus
T. italicus, femmina Questa specie, riconosciuta nel 1898, è il "nano" del gruppo, raggiungendo al massimo i 6,5 cm. La sua diffusione è praticamente vicariante a quella di T. vulgaris, a cui per aspetto è quasi identico, gli areali delle due specie sono parzialmente sovrapposti solo nel Lazio meridionale, nella Campania centro/meridionale e nel Molise. È un tritone di cui si sa pochissimo. Gli studi effettuati in natura hanno svelato che la gran parte delle raccolte d'acqua dove questo anfibio vive e si riproduce è di origine artificiale (cisterne in pietra, fontanili ecc) e che questo minuscolo urodelo passa tutto l'anno in acqua nutrendosi di invertebrati di taglia molto piccola come le larve di zanzara (Culex pipiens).


Triturus (cristatus) carnifex
T. c. carnifex, maschio in riproduzione Il tritone crestato italiano (solo recentemente la sottospecie carnifex è stata accettata come specie da parte del mondo scientifico) è il più grande di tutti i Triturus (italiani e non) raggiungendo la ragguardevole taglia (per un anfibio) di 18cm nelle femmine adulte, mentre i maschi rimangono di solito entro i 15cm. È estremamente diffuso in tutta la penisola e sicuramente è il più conosciuto di tutti i tritoni.
Il T. carnifex è l'unica specie con cui in passato ho avuto esperienze di allevamento. Nulla voglio aggiungere alle schede su T. alpestris e T. carnifex scritte rispettivamente da Roberto e Bruno, ma voglio solo precisare che in base alla mia esperienza, per riprodurre il Triturus carnifex è stato necessario far trascorrere l'inverno alla mia coppia in un terrario (pieno di terricio, muschio, legni e una bacinella d'acqua) situato in balcone in un punto riparato, anche quando la temperatura esterna è andata ampiamente sotto 0° i tritoni non ne hanno risentito, ma hanno semplicemente reagito interrandosi più a fondo. All'arrivo della primavera li spostai in un acquario e in una settimana il maschio mise la cresta e la colorazione "da corteggiamento" e cominciò subito a corteggiare la compagna (come testimoniano queste mie foto).

tavola descrittiva: clicca per ingrandire Come distinugerli? in caso troviate dei tritoni e vogliate identificarli sul posto eccovi una "tabella" ed una breve descrizione per distinguere questi piccoli anfibi l'uno dall'altro:
TRITURUS ALPESTRIS: lunghezza massima 12 cm le femmine, 10 cm i maschi, ventre rosso/arancione vivo/giallastro con margine netto (gola punteggiata nella popolazione appenninica, arancione in quella alpina). Maschi con crestina a scacchi "giallo-neri" alta massimo 3mm (solo in primavera, altrimenti è solo accennata). La colorazione bluastra dell'esemplare in fotografia si riferisce ad un animale in pieno periodo riproduttivo, al di fuori di questo periodo la colorazione ha toni bruni più dimessi.
TRITURUS CARNIFEX: lunghezza massima 18cm le femmine, 15 i maschi, ventre arancione/giallastro con fitta maculatura scura irregolare, gola sempre marmorata di bianco/nero/arancio. Maschi in amore con alta cresta dorsale dentellata che si strozza all'altezza delle zampe posteriore per poi continuare nuovamente sulla coda. Coda adornata da una fascia grigio/argentea.
TRITURUS VULGARIS: lunghezza massima 10cm (raramente raggiunta) sia per le femmina che per i maschi, ventre bianco sporco con (non sempre) una stria mediana rosso/arancione. Gola più chiara del ventre e con punteggiatura nera/bruno scuro. Testa sempre striata di scuro. Maschi in amore con crestina marrone liscia o ondulata che continua uniformemente sulla coda. Coda spesso con un prolungamento apicale filiforme (massimo 5mm). Dita delle zampe posteriori palmate solo nel periodo riporoduttivo.
TRITURUS ITALICUS: lunghezza massima 6,5 cm le femmine, 5,5 cm i maschi, ventre giallo sporco con rada e fine punteggiatura nera (non sempre presente). Gola priva di macchie. Riconoscibile più che altro dalle dimensioni ridotte.

T. alpestris Problemi di tutela La Convenzione di Berna "protegge" integralmente tutte le specie di Triturus italiane, ma la sua applicazione è stata demandata alle singole regioni ragion per cui, prima di acquistare un tritone nostrano, informatevi se potete detenerlo legalmente.
Purtroppo però la legge li protegge solo sulla carta. Tutte e 4 le nostre specie sono in continuo declino per diverse ragioni: in primis la bonifica di stagni e laghetti importanti per questi animali, per non parlare della "pulizia" con acidi attuata nei fontanili abitati dai tritoni che ne impedisce il ritorno per lunghi periodi (nel caso remoto ci fossero dei sopravvissuti!). Anche l'ignoranza della gente è un pericolo per questi anfibi: guardati con sospetto (quando non con disgusto) vengono spesso uccisi o (quando va bene) ignorati. Cosicché popolazioni intere di tritoni scompaiono senza che nessuno se ne accorga.
Nefasta è anche l'immissione, nelle raccolte d'acqua colonizzate dai tritoni, di pesci come i persici e le trote (ghiotti di tritoni adulti e di girini) nei cui confronti questi anfibi non hanno alcuna difesa. È un vero peccato che la legge spesso vieti l'allevamento dei triturus in quanto sono degli anfibi molto robusti, divertenti da osservare, colorati, facili da allevare e riprodurre e di poche pretese, perciò sarebbero ideali anche per i principianti. Senza considerare che da una sola coppia in un anno si potrebbero ottenere quasi un centinaio di larve e che quindi basterebbe un piccolo stock di animali in cattività per soddisfare le richieste di tutti gli appassionati italiani ed europei ed avere anche un surplus di esemplari da reitrodurre in natura e limitare così il saccheggio dei pochi stagni ancora popolati da questi elusivi anfibi.


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