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FILOSOFIA NEL TERRARIO
ovvero:
l'’Oziorrinco, questo sconosciuto

di Ludwig von Eulenberg


In una piovosa e fredda giornata di fine autunno del 2000, percorrendo il viale del supercondominio dove abito, mi è capitato di notare per terra qualcosa di luccicante, che ho subito identificato per una Cetonia aurata, grazioso coleottero nostrano, noto ai più come scarabeo dorato, a causa del bel colore verde metallizzato e cangiante.
Confesso che sin da ragazzino mi hanno sempre affascinato i coleotteri ed in particolare tutti quelli dai bei colori, come appunto la cetonia. Quella in questione, a prima vista, sembrava praticamente morta per annegamento o per la temperatura troppo bassa. Ho pensato bene di rimuoverla, per risparmiarle l’estremo oltraggio di uno spiaccicamento da parte di qualche pedone indifferente al fascino dell’estetica e magari con l’idea di utilizzarla in qualche composizione. Essendomi attardato un po’ fuori, dopo un po’ che la tenevo in mano, ho notato che cominciava a dare segni di vita: un motivo di più per salvargliela.
Ovviamente, dato il clima, ho ritenuto che lasciarla libera avrebbe neutralizzato le mie buone intenzioni, e così ho pensato bene di approfittare della circostanza per un’osservazione ravvicinata. Ho recuperato dunque un Fauna box, dove il grazioso coleottero ha avuto modo di finire i suoi giorni tre mesi dopo, quando evidentemente era compiuto il suo destino, ma bello tranquillo, curato, e con la pancia piena, lasciandomi vuoto il terrario che lo ospitava.

Col ricominciare della primavera e col risveglio della natura, si è ripresentato il problema degli oziorrinchi, che l’anno scorso, soprattutto dalle mie parti, ha assunto le proporzioni di un flagello biblico. Infatti qualche mente geniale dei paraggi, evidentemente poco amante dell’estrinsecazioni canore di merli, cince, fringuelli, ecc., che allietano l’orecchio degli abitanti della campagna, ha pensato da due anni di fare di nascosto un trattamento per l’allontanamento dei volatili, i quali hanno disertato la zona, tenendosene a debita distanza. Primo sintomo è stato, ovviamente, un silenzio assurdo ed angosciante, seguito da una proliferazione smodata di tutti quei voraci animaletti che rosicchiando indiscriminatamente dappertutto, danneggiano le piante, causandone il deperimento, quando non la morte o la scomparsa. Fra questi si sono segnalati, limacce e lumachine a parte, due specie di coleotteri: uno, dell'ordine delle crisomelidi, veramente carino e piccolo, di colore rossiccio e lucido, che emette anche una specie di cinguettio, è capace di volare e si nutre esclusivamente di gigli e lilium (non a caso è denominato Lilioceris lilii, oppure Lilioceris merdigera, a causa dell'abitudine delle larve di avvolgersi nelle proprie deiezioni, che si rimorchiano appresso, man mano che mangiano); l’altro è giustappunto l’oziorrinco (nella fattispecie, mi riferisco all’Otiorrhynchus sulcatus, famiglia dei curculionidi, sottofamiglia oziorrinchini), oggetto del sottotitolo, più grosso del primo e meno appariscente, di colore nero o nero grigiastro, talvolta con vaghe sfumature giallastre (giallo cromo, per precisione) longitudinali sull’addome; quest’ultimo non vola ed ha preferenze alimentari più ampie. Le larve vivono alla base delle piante, a scapito delle radici e del colletto, mentre gli adulti si cibano delle foglie. Non è ben chiaro come facciano, ma ne bastano pochi a sforacchiare a mo’ di merletto un’intera siepe.

Poiché ho notato che anche in altre zone si è presentato il fenomeno di un attacco massiccio di questi curculionidi, ho pensato che tra i visitatori di questo sito, magari qualche disperato giardiniere, amante dell’ecologia e desideroso di farsi "amici insoliti" potrà avere un’edificante ispirazione dall’esperienza che vado ad esporre.

il sigaraio Di solito l’oziorrinco ha abitudini notturne, ma ne ho visti gironzolare all’ombra anche di giorno. La prima volta che ne ho visto le tracce è stato su una pianta di camelia, ma poi, proprio l’anno scorso, hanno subìto attacchi massicci delle piante di alloro, di lauroceraso e di ligustro: una vera disperazione! Qualcuno mi aveva suggerito un disinfestante per il terreno, prodotto spaventosamente tossico, purtroppo anche per lombrichi ed altre bestiole utili. Non nego che l’idea di ricorrere ad un simile prodotto mi dava una certa inquietudine. Un giorno, mentre stavo potando un po’ di piante, un esemplare pensa bene di utilizzarmi come territorio per passeggiate e mi sale addosso. Mi è venuta dunque l’idea di approfittarne per un’osservazione approfondita e l’ho piazzato nel fauna box rimasto libero. Innanzi tutto ho potuto verificarne i gusti alimentari: foglie d’alloro, lauroceraso, ligustro, fiori vari (rose incluse, come l’esemplare della figura, tratta da un opuscolo della Bayer), bucce di mela e pera, anguria, melone, e via dicendo. Inoltre un recipientino con dell’acqua, magari con un po’ di sciroppo qualsiasi, è oltremodo gradito.

Le dimensioni del fauna box? Approssimativamente cm 20 x 9 x 14, ma non è che importi, così come per lo strato di ghiaietta sul fondo, dal momento che ai coleotteri sembra non interessi più di tanto: l’importante è che ci sia da mangiare, visto che non sembrano preoccuparsi di altro, a parte una cert’altra costruttiva attività, come vedremo.

Dopo il primo esemplare, altri hanno lo hanno seguito, vuoi perché catturati dal sottoscritto, vuoi per il fatto essersi serviti dello stesso come veicolo di spostamento. A farla breve credo proprio che, se non la totalità, almeno la maggioranza degli oziorrinchi del mio giardinetto ed immediati dintorni siano finiti nel mio fauna box, visto che lo sforacchiamento delle foglie delle piante ivi comprese si è praticamente arrestato. Quanto ai piccoli ospiti, ho notato che, con una foglia sola (d’alloro, per fare un esempio) ci campa una quindicina di bestiole, per un qualche giorno, finchè non la riducono alla nervatura e non si presenta la necessità di darne loro un’altra fresca. Inoltre, come dicevo, mangiano anche altri scarti vegetali, come bucce di melanzane, di mela, e simili e comunque il sacrificio periodico di una foglia (non necessariamente delle più tenere) non danneggia la pianta. Non verrebbe da credere che lo stesso numero di insetti che obbligati in cattività a consumare con metodicità una foglia, in libertà riducano a mal partito una siepe intera di varie piante, vero?

Veniamo ora all’aspetto sociale. Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, sono bestiole estremamente pacifiche, che, seppure concentrate in così piccolo spazio, non hanno dimostrato di essere animate da spirito territoriale e quindi non ho assistito ad alcun tipo di lotta fra gli stessi: mentre passeggiano, se uno incrocia il percorso dell’altro, non ci son problemi: o uno dei due si scansa, o uno dei due prosegue, pacificamente, passando sull’altro.

oziorrinco dal vero È inevitabile che, in un nutrito numero di ospiti ci sia qualche femmina. Il dimorfismo, non è poi tanto evidente, a parte il fatto che la femmina si distingue a prima vista dal maschi per il fatto di essere un po’ più grande e con l’addome più paffuto, ma ciò si può notare solo con un occhio allenato, a meno di non sorprenderli nell’atto riproduttivo, durante il quale la femmina continua le sue passeggiate e mangiate, con il maschio addosso intento a fecondarla. È da notare che non ho avuto modo di osservare lotte per il "possesso" della femmina. Praticamente, rapportandoci alla dimensione umana, oseremmo dire che questi interessanti curculionidi praticano l’arte del Michelaccio ovvero: mangiare, bere, dormire, copulare e andare a spasso.
Quanto al riprodursi? Niente paura, dal momento che le condizioni d’ospitalità fin qui esposte non consentono che le copulazioni giungano a fini riproduttivi.
Ovviamente non sarà possibile prendere affettuosamente un oziorrinco a pacche sul groppone, ma sicuramente dalla loro osservazione possono scaturire delle soddisfazioni. Quanto all’estetica, non sono certo all’altezza di una cetonia aurata, ma in fondo non sono poi nè orripilanti nè disgustosi. Magari per le loro minuscole teste passano anche delle idee costruttive; sono anzi dell’idea che, paragonati a certi individui ... come ad esempio quelli ai quali ho spesso sentito dichiarare «gli animali? Fosse per me, li farei volentieri sparire tutti dalla faccia della terra!» ... sono delle menti eccelse.
Purtroppo tra noi umani e loro c’è il silenzio, o almeno un linguaggio di codici diversi che noi umani non siamo in grado di decifrare. Posso comunque citare un episodio che mi ha colpito particolarmente e che penso potrebbe indurre a qualche riflessione.

Un giorno mi sono accorto che uno dei piccoli amici aveva appiccicato sul dorso qualcosa, praticamente della sporcizia, e stava camminando per i fatti suoi. Improvvisamente ne vedo un altro che, cambiando direzione, accelera verso il primo (che nel frattempo rallenta), lo raggiunge, gli fa cadere di dosso il corpo estraneo, quindi dopo una breve sosta (messaggi di riconoscenza? Chissà: ma può anche far piacere immaginarlo), riprende a farsi i fatti suoi. Personalmente l’ho interpretato come un gesto di solidarietà, ma lascio chiunque libero di interpretarlo come meglio creda.

il sigaro Indipendentemente da come vogliamo interpretare il tutto, si può proprio dire che alla fine «vissero tutti felici e contenti»: gli oziorrinchi, che hanno continuato (e continuano tuttora) a rimpinzarsi di leccornie, facendo i loro porci comodi, le mie piante che non sono state più selvaggiamente sforacchiate ed il sottoscritto, che oltre a vedere le proprie piante non sofferenti, ha evitato spese folli per prodotti tossici ed inquinanti, mentre con minima spesa ha fatto felici anche i piccoli coleotteri, facendosi, oltre tutto, una cultura sugli oziorrinchi; tutto ciò in modo non violento e questo con piena aderenza ai principi orientali dell’ ahimsa, cioè della non violenza, nonché della misericordia verso tutti gli esseri. Qualcuno dei più accaniti cultori di questo pensiero (ai quali, peraltro, va la mia più profonda stima) potrebbe obiettare che magari può costituire una violenza il costringere un certo numero di esseri a vivere insieme in uno spazio più limitato di quello in cui vivrebbero allo stato brado ed ammetto che quest’obiezione non sarebbe poi del tutto priva di fondamento, se non ci si trovasse davanti alla necessità di scegliere fra la vita delle piante e quella dei coleotteri, fra l’inquinare l’ambiente, causando la distruzione di altre forme vitali utili (sarebbe come usare una bomba atomica per far fuori un topo) o conciliare le esigenze di vegetali ed animali.
La soluzione di spostare i piccoli parassiti altrove potrebbe sembrare più adatta a loro, ma resta il fatto che andrebbero a danneggiare da un’altra parte, senza tener conto del fatto che in tal modo provocherebbero le reazioni di qualcun altro meno tollerante, che ricorrerebbe senza remore alla disinfestazione totale.
Se consideriamo poi come valido l’assioma "in medio stat virtus", in questo caso la soluzione applicata, cioè di circoscrivere il raggio d’azione degli animaletti, in modo che non arrechino danni, rispetta ampiamente il principio del "vivi e lascia vivere" ed è proprio l’unica via di mezzo auspicabile per conciliare tutte le esigenze.

Per soddisfare la vostra curiosità aggiungerò che gli oziorrinchi sono anche detti sigarai in quanto la larva si costruisce un vero e proprio sigaro, prima di impuparvisi, arrotolando la punta di una foglia (n.d.r.)
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