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Samia ricini

Articolo e foto di Mario Ioppolo

femmina di Samia ricini La Samia ricini, da alcuni considerata una sottospecie della più nota Samia cynthia (Bombice dell'ailanto), è una grande farfalla le cui caratteristiche ben si prestano all'allevamento da parte di un principiante che voglia osservare il ciclo biologico di un grande lepidottero, per molti motivi: grandi dimensioni, aspetto robusto, ma elegante, estrema facilità di riproduzione, non necessità di nutrire gli adulti, generazioni pressochè continue e facile reperimento della pianta nutrice (ricino e ailanto, piante infestanti in buona parte d'Italia).
In Italia non è facile procurarsi uova o bozzoli, essendo pochi gli allevatori che vendono farfalle; all'estero è facile trovare associazioni o privati che hanno a disposizione questa ed altre specie, oppure è possibile trovare degli annunci, in qualche sito a carattere entomologico, di chi, occasionalmente (come il sottoscritto) o periodicamente vende o scambia farfalle vive.

femmina di Samia cinthia Allevamento dei bruchi: le uova possono essere conservate in un piccolo contenitore in materiale plastico: ideali sono le capsule Petri, facilmente reperibili a prezzo irrisorio nei negozi che forniscono materiale da laboratorio.
E' importante evitare in tali contenitori di lasciare foglie della pianta nutrice prima che siano schiuse le uova: essendoci poca ventilazione, l'anidride carbonica liberata dalle foglie può uccidere le uova.
Le uova schiudono in media dopo due settimane, secondo la temperatura. I bruchi appena nati sono piuttosto piccoli, circa 4 mm, color giallastro picchiettato finemente di bruno, ed entro poche ore iniziano a cercare cibo.
bruco azzurro Le piante nutrici più facilmente appetite sono il ricino e l'ailanto; il ricino (Ricinus communis) è un diffusissimo elemento di vegetazione ruderale che colonizza spesso aree incolte delle città; inoltre, almeno al Sud Italia, è sempreverde e quindi assicura un rifornimento continuo di cibo per le larve; l'ailanto (Ailanthus altissima) è un albero importato dall'Asia, ma ormai infestante in tutta Italia grazie alla sua crescita rapida e alla sua forte capacità di adattamento (in Sicilia ho osservato comunità di Ailanthus dal livello del mare fino a oltre 1000 metri).
I bruchi possono essere allevati in piccoli contenitori in plastica per i primi stadi. bruco bianco Durante i primi stadi tendono a essere gregari, disponendosi sulle foglie a gruppetti, che si diraderanno man mano che crescono. Essi si accresceranno attraverso 4 mute; ogni cambio di pelle è preceduto da una fase in cui il bruco sta inerte attaccato a un substrato senza mangiare; è importante non toccare i bruchi in questo momento delicato, soprattutto non staccarli dal substrato perché fornisce un appiglio che terrà ancorata la vecchia cuticola mentre il bruco ne esce fuori. Tra una muta e l'altra i bruchi si accrescono rapidamente: dopo la terza muta avranno raggiunto i 3 centimetri e sarà bene continuare l'allevamento in una gabbia d'allevamento con pareti rivestite di tulle o rete a maglie sottili di vario materiale (ottima la fibra di vetro). Il tulle è consigliabile in caso di allevamenti all'aperto perché ha le maglie abbastanza strette da impedire l'ingresso di piccoli insetti predatori.
Crescendo i bruchi iniziano a produrre una sostanza cerosa biancastra che riveste il corpo, che poi diminuisce o scompare dopo l'ultima muta.
bruco che tesse il bozzolo All'ultimo stadio, quindi dopo la quarta muta, è possibile riscontrare due tipi di colorazione: alcuni bruchi appaiono completamente bianchi salvo testa e zampe, altri bianco-azzurro. A questa variazione di colore, per quanto ho visto sinora, non corrisponde una variazione di colore negli adulti.
I bruchi all'ultimo stadio raggiungono dimensioni abbastanza notevoli, fino a circa 90 mm; a un certo punto smettono di mangiare e cominciano a esaminare il substrato per costruirsi il bozzolo: solitamente scelgono le foglie della pianta nutrice, ma in mancanza si accontentano degli angoli della gabbia. Scelto il punto adatto, cominciano a tessere il bozzolo tramite una 'bava' sericea inizialmente fluida, che solidifica a contatto con l'aria.
E' interessante notare che quando il bozzolo è costruito tra le foglie, il picciolo di queste ultime è accuratamente rinforzato con della seta nel punto di attacco al fusto della pianta: in questo modo rimangono attaccati all'albero quando quest'ultimo perde le foglie.
La costruzione del bozzolo tiene occupato il bruco per almeno una giornata; inizialmente è di consistenza molto soffice e di colore biancastro; col passare delle ore diventa più solido e il colore può virare al bruno. Al suo interno, il bruco, che frattanto si è ridotto di dimensioni per la grande quantità di seta prodotta, dopo qualche giorno va incontro alla ninfosi, diventando una crisalide.

accoppiamento: maschio a sinistra Sfarfallamento: i bozzoli vanno tenuti in modo da consentire agli adulti che ne usciranno di trovare un facile appiglio: quindi se sono stati costruiti sulle pareti della gabbia o sui rami possono essere lasciati così come stanno. E' consigliabile, anche se non indispensabile, nebulizzare di tanto in tanto i bozzoli con acqua, per garantire un minimo di umidità, soprattutto se il luogo in cui sono posti i bozzoli è secco (come l'aria delle stanze riscaldate): l'esposizone prolungata all'aria troppo asciutta può indurire eccessivamente i bozzoli, rendendo difficile la fuoriuscita degli adulti. Questi escono dal bozzolo secernendo una sostanza che allenta le maglie della seta, dopodichè l'adulto può uscire, spingendo attraverso la sommità del bozzolo.
Se la temperatura è abbastanza mite (intorno ai 25 gradi), lo sfarfallamento (cioè l'uscita dal bozzolo) può avvenire entro un paio di settimane; questa specie ha generazione continua (contrariamente alla Samia cynthia che ha una o al massimo 2 generazioni annue) e sembra non avere diapausa invernale (una sorta di 'letargo') neanche a bassa temperatura; personalmente ho provato, invano, a indurre la diapausa allevando i bruchi a meno di 12 ore al giorno di luce e tenendo i bozzoli in frigorifero a circa 10°C.
L'adulto appena sfarfallato resta appeso alla base del bozzolo o si arrampica per appendersi in un punto della gabbia, dopodiché si ferma e inizia a distendere le ali, che sono inizialmente piccole e molli. Dopo qualche decina di minuti le ali appaiono completamente distese e rigide. E' importante che la farfalla abbia la possibilità di distendere e asciugare le ali in questa fase, altrimenti resterà deforme.
Questa specie raggiunge l'apertura alare di 130-140 mm, con le femmine tendenzialmente più grandi.

accoppiamento: maschio a sinistra Riproduzione: i maschi si distinguono dalle femmine per l'addome decisamente più piccolo e compatto (il corpo misura 25-27 mm contro i 40 mm delle femmine) e per le ali un po' più falcate.
Di giorno rimangono pressoché immobili; la sera solitamente le femmine sono poco attive, anche perché il loro addome è pesante perché pieno di uova pre-formate. Si tratta di farfalle prive di apparato boccale e quindi a vita breve, circa una settimana: per facilitare l'incontro tra i due sessi, le femmine attirano i maschi a distanza tramite feromoni emessi da un speciali ghiandole poste all'apice dell'addome. I maschi, leggermente più piccoli e più leggeri, sono invece abbastanza attivi a partire dal tramonto; spesso l'accoppiamento avviene rapidamente una volta che maschio e femmina si trovano nella stessa gabbia: il maschio non fa affidamento alla vista bensì alle sue antenne tramite le quali riconosce i feromoni emessi dalle femmine della propria specie. Il maschio dunque segue la 'scia' dei feromoni fino a raggiungerne la fonte, cioè la femmina.
La femmina, se non viene raggiunta da un maschio, continua a emettere feromoni per qualche notte ancora, dopodichè inizia a deporre uova non fecondate.
L'accoppiamento è molto lungo, solitamente dura una ventina di ore durante le quali la coppia resta immobile con l'estremità dell'addome agganciata a quello del partner; in realtà pare che basterebbe molto meno tempo a fecondare tutte le uova. Terminato l'accoppiamento, la femmina, poco dopo o la sera successiva inizia a divenire attiva, svolazzando e tastando con la punta dell'addome le pareti della gabbia; sta iniziando a deporre le uova. Queste verranno deposte in gran numero (in media 400, ma nei miei allevamenti ho avuto un record di 730 uova deposte da una sola femmina fecondata, nell'arco di 9 giorni): per una razionale raccolta delle uova, è consigliabile mettere la femmina in una scatola foderata con carta, sulla quale essa attaccherà le proprie uova; la deposizione continua per qualche sera, dopodichè basterà ritagliare le porzioni di carta con le uova attaccate e metterle in un contenitore citato all'inizio di questo articolo.
Deposte tutte le sue uova, la femmina appare sempre più debole finchè muore, essendo frattanto passati alcuni giorni e avendo ormai speso tutte le proprie energie. I maschi possono accoppiarsi più di una volta, quindi, se non sono troppo vecchi e deboli, possono fecondare altre femmine.
Se siete interessati ad avere qualche uovo contattatemi!



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