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Le falene della famiglia Saturniidae

Articolo e fotografie di Mario Ioppolo

Parte 2. Allevamento dei bruchi



Bruchi di Attacus atlas appena nati, intenti a consumare il loro primo pasto costituito dal guscio delle uova da cui sono sgusciati Le uova vanno tenute in capsule Petri o comunque piccoli contenitori di materiale plastico, che garantiscano un minimo di circolazione d'aria. Per la stragrande maggioranza delle specie è sufficiente la temperatura d'appartamento (quindi intorno ai 20°C) ed un'umidità media; se si sospetta che l'aria sia troppo asciutta si può aggiungere un batuffolo di cotone leggermente imbevuto d'acqua, evitando però che si formi condensa all'interno del piccolo contenitore.
Molti allevatori sconsigliano di lasciare delle foglie della pianta nutrice nel contenitore insieme alle uova, perchè pare che l'anidride carbonica rilasciata dalla pianta possa uccidere le larve all'interno dell'uovo.

Le uova durante lo sviluppo di norma non mutano colore, con delle eccezioni: le uova delle Citheronia, ad esempio, diventano trasparenti all'approssimarsi della schiusa e lasciano intravedere la larva completamente formata.
Quelle non fecondate possono appiattirsi notevolmente col passare dei giorni: ma anche le uova fertili possono apparire un pò più schiacciate rispetto al giorno di deposizione.

Citheronia guayaquila (Sud America) I bruchi alla nascita spesso non cercano subito il cibo: una prima fonte di nutrimento è costituita dal corion dell'uovo che viene mangiato in parte (talora minima parte giusto per poter uscire) o totalmente.
Può passare un'intera giornata prima che le larve inizino a brucare le foglie della pianta nutrice. Un chiaro segno che esse hanno iniziato a mangiare regolarmente è dato dai primi minuscoli escrementi che compaiono come puntini scuri sul fondo del contenitore.

Durante i primi giorni i bruchi possono stare in un contenitore dello stesso tipo, avendo cura di cambiare quotidianamente la/le foglie e rimuovere gli escrementi.
Di norma non necessitano di bere: i succhi vegetali contenuti nelle foglie assicurano l'integrazione di acqua, sebbene alcune specie gradiscano -soprattuto nel primo stadio- assumere acqua finemente nebulizzata.
Nelle operazioni di pulizia i bruchi vanno toccati il meno possibile, preferibilmente ritagliando la porzione di foglia attorno ciascun bruco e ponendola sulle nuove foglie lasciando che il bruco poi vi si trasferisca spontaneamente. Altrimenti si possono spostare i bruchi con l'ausilio di un pennello piccolo (nr. 0 o nr.1).
Dopo alcuni giorni i bruchi, a cominciare da quelli più rapidi nella crescita, smetteranno di mangiare e si fermeranno su qualche punto del contenitore o sulla pianta, preparandosi alla prima muta: in questa fase i bruchi non vanno spostati, perchè si fissano con un "tappetino" di seta al substrato che li aiuterà a "tirarsi fuori" dalla vecchia cuticola.

Dopo la prima o la seconda muta, i bruchi possono essere trasferiti in contenitori dove la pianta nutrice è mantenuta fresca tenendo le estremità dei rami tagliati immerse in boccette con acqua: l'acqua va cambiata giornalmente per impedire che imputridisca e l'eventuale spazio tra il collo delle boccette e i rami va accuratamente ostruito con del cotone, per evitare che i bruchi vi entrino e anneghino.

Bruchi gregari di Automeris liberia (Sud America) Precauzioni: è importantissimo non lasciare che nei contenitori di allevamento si accumulino gli escrementi e che l'aria sia troppo umida: umidità, mancata circolazione dell'aria e scarsa pulizia sono una combinazione micidiale che, sebbene apparentemente innocua i primi giorni, favorisce l'insorgere di infezioni da batteri o da virus che, una volta iniziata l'epidemia, possono distruggere un intero allevamento attaccando indifferentemente bruchi di specie o famiglie diverse.
Ricorrere a una maniacale pulizia una volta iniziata l'infezione non aiuta molto: bruchi che al momento appaiono sani possono essere già stati contaminati e non ci si dovrà stupire di trovare morti in un contenitore pulito bruchi inizialmente sani, se questi erano allevati precedentemente insieme a bruchi colpiti dall'infezione.

Le piante appena raccolte per il nutrimento meritano un'ispezione: acari, formiche, ragni e cimici entomofaghe possono essere spesso presenti, seppure non immediatamente visibili. Spesso abbondanti anche gli afidi (pidocchi delle piante), generalmente però innocui.
I ragni in particolare, anche i più piccoli, possono arrecare danni ai bruchi con i loro morsi.
Ho citato anche gli acari, per un paio di brutte esperienze fatte in passato, di bruchi morti in massa nel giro di poche ore, a causa della presenza di centinaia di acari biancastri sulle foglie delle piante nutrici, che avevo somministrato senza lavare.
Per tutti questi motivi è bene, sopratutto se trattasi di piante che si raccolgono per la prima volta in un dato luogo, immergere le stesse in acqua per una mezz'ora, sciaquarle e asciugarle bene prima di somministrarle ai bruchi.

Gonimbrasia belina (Africa) Sviluppo e metamorfosi: i bruchi possono anche raddoppiare di dimensioni tra una muta e l'altra. Quelli di molti grandi Saturnidi passano, nell'arco della loro vita, da alcuni mm a 8-10 cm ed oltre: man mano che crescono, vanno trasferiti in contenitori più ampi o divisi in più contenitori.
Considerando che lo spazio, la quantità di piante necessarie e le manovre di pulizia si amplificano con il crescere dei bruchi, conviene valutare quanti bruchi si possono effettivamente allevare contemporaneamente.
Nel caso in cui si abbiano molte uova di una data specie, è meglio crescere una-due dozzine di larve sane che affanarsi a gestirne un centinaio col rischio di perderle tutte per un'epidemia dovuta a scarsa cura dell'igiene di un grande allevamento.

Diverse specie di Saturnidi sono gregari: è il caso delle Automeris, ad esempio, i cui bruchi sono dotati di armature spinose a scopo difensivo, connesse a ghiandole contenenti sostanze irritanti (anche per l'uomo). In questo caso è possibile tenere i bruchi in condizioni di moderato affollamento.

Raggiunta la massima dimensione diversi giorni dopo l'ultima muta, i bruchi smetteranno di mangiare per entrare in ninfosi: nei Saturnidi la trasformazione in crisalide può avvenire dopo la costruzione di un bozzolo (tra le foglie e i rami, su un lato della gabbia o del contenitore di allevamento); ma vi sono anche specie che non costruiscono bozzoli, bensì si interrano per crearsi un ricovero sicuro dove trasformarsi in crisalide: quindi a seconda della specie bisognerà provvedere a fornire il materiale adatto.
I bruchi con ninfosi sotterranea scenderanno dalle piante e inizieranno a spostarsi nervosamente per il fondo del contenitore: è il momento di fornirgli un posto dove possano scavare indisturbati: basterà una cassetta di plastica con alcuni cm di torba o anche solo muschio.
Spesso l'imminenza della ninfosi si riconosce dal fatto che i bruchi rilasciano escrementi insolitamente umidi o acquosi (se ciò avviene in altri momenti del ciclo possono rappresentare un indizio di malattia), liberandosi degli ultimi residui della digestione prima del "grande passo".

La trasformazione del bruco in crisalide avviene alcuni giorni dopo la costruzione del bozzolo o del ricovero sotterraneo. Nel caso delle crisalidi sotterranee quindi, essendo fragili da appena formate, è bene attendere qualche giorno prima di rimuoverle eventualmente dal substrato, curando però di sistemarle in uno strato di muschio.

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