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Le falene della famiglia Saturniidae

Articolo e fotografie di Mario Ioppolo

Parte 3. Cura delle crisalidi, sfarfallamento e riproduzione.



Esempio di crisalide sotterranea: Gonimbrasia belina (Africa) Cura delle crisalidi e sfarfallamento: le crisalidi e i bozzoli vanno conservati in modo differente a seconda del tipo e della provenienza geografica. L'importante è che l'adulto uscendo fuori possa trovare facilmente un appiglio su cui fissarsi per distendere le ali. Questo può essere rappresentato dalle pareti della gabbia, o da un ramo. Le crisalidi fossorie possono essere conservate in mezzo a uno strato di muschio (ad esempio quello in vendita a prezzo irrisorio per i presepi) preventivamente sterilizzato. I bozzoli attaccati ai rami possono restare così come sono, o, qualora fosse stato necessario toglierli dal suppoorto originario (ad. es dalle pareti della gabbia), vanno fissati ad un supporto, ad esempio usando degli spilli infilati attraverso qualche sbavatura della seta più superficiale.

Esempio di bozzolo: Antheraea roylei (Asia) Alcune specie appena sfarfallate si appendono alla base del proprio bozzolo, altre si arrampicano cercando il punto più alto possibile. In ogni caso devono trovare sufficiente spazio sotto di loro per distendere le ali, che penderanno dal torace mentre si distendono, ed è importante che durante questo processo non trovino ostacoli, altrimenti resteranno per sempre deformate.
Molte specie tessono bozzoli estremamente robusti, che possono diventare troppo duri se conservati in ambiente secco (come quello di una stanza riscaldata); in questo caso possono trasformarsi in vere e proprie prigioni da cui l'adulto non riesce ad uscire o ne esce deformato. Per questo, a scopo preventivo, è bene nebulizzare con acqua a temperatura ambiente i bozzoli ogni tanto, intensificando la frequenza durante il mese in cui ci si aspetta lo sfarfallamento. Quest'ultimo avviene in tempi variabili secondo la specie ed il clima.
Le specie che hanno una sola generazione annuale (dette "monovoltine") spesso passano l'inverno allo stadio di crisalide, che quindi dura diversi mesi. Le specie "plurivoltine", ossia con più generazioni, passano in questo stadio solo alcune settimane.

Accoppiamento di Loepa katinka (Asia): in questo caso i due sessi sono pressochè identici: notare però l'addome molto più snello nel maschio E' fondamentale che le specie che in natura affrontano l'inverno in questo stadio vengano conservate per un certo periodo a bassa temperatura durante tale stagione. Spesso infatti può accadere che non sfarfallino mai se non sttoposte a un periodo di freddo: questo può essere garantito tenendo le crisalidi all'esterno in abiente riparato dal sole e dalle intemperie (es. un garage o un balcone esposto a tramontana). La temperatura richiesta in questo periodo varia secondo il luogo d'origine, ma in media una temperatura di 5-10 gradi per circa 3 mesi va bene per la maggior parte delle specie paleartiche e neartiche.
Oltre che dall'innalzamento della temperatura, la ripresa dello sviluppo della crisalide e il conseguente sfarfallamento possono essere indotti anche dall'umidità: in vari Saturnidi tropicali il periodo di sfarfallamento coincide con la stagione delle piogge: in questo caso una nebulizzazione abbondante con acqua leggermente tiepida per alcuni giorni può essere determinante.

Lo sfarfallamento può avvenire in vari momenti della giornata, spesso all'alba o nel pomeriggio, secondo le specie. L'adulto impiega un certo tempo per distendere e irrigidire completamente le ali, quindi è meglio non disturbarlo durante le prime ore.
Come già accennato in un precedente articolo, i Saturnidi allo stadio adulto hanno apparato boccale atrofizzato e quindi non si nutrono. Nella stragrande maggioranza dei casi durante il giorno non sono attivi, spesso restando appesi al supporto dove hanno disteso le ali dopo lo sfarfallamento, fino al crepuscolo o più tardi, quando inizieranno a volare. Alcune specie sono tuttavia diurne.

Il dimorfismo sessuale può essere rappresentato dalla forma delle antenne (più ampiamente bipettinate nei maschi), dalla forma degli apici alari (ali superiori più falcate nei maschi), talvolta dal colore, e in ogni caso, quando i precedenti caratteri non sono distinguibili tra i due sessi, nelle dimensioni del corpo (addome più massiccio nelle femmine).

Accoppiamento di Eacles imperialis ssp. magnifica (Argentina). Il maschio è appeso sotto la femmina. In questa specie i sessi sono facilmente distinguibili Riproduzione: l'accoppiamento in cattività richiede pochi accorgimenti dato che non è necessario nutrire gli adulti, nè fornire loro piante nutrici per stimolare l'accoppiamento e la deposizione delle uova.
Le femmine vergini nelle ore di attività estroflettono una ghiandola addominale i cui feromoni, caratteristici della specie, attirano i maschi conspecifici. Spesso esse non volano finchè non si sono accoppiate, anche a causa del pesante carico di uova (già formatesi durante la ninfosi), restando ferme in attesa dell'arrivo di un maschio: se questo non arriva entro le prime notti, allora inizierà a spostarsi e a deporre uova sterili. In allevamento le possibilità di riuscita di un accoppiamento dipendono da vari fattori, tra cui le dimensioni della gabbia, la temperatura, l'eventuale parentela tra i riproduttori, l'esposizione. In generale è consigliabile tenere la gabbia esposta al normale fotoperiodo, quindi luce naturale di giorno e oscurità la notte.
Alcune specie (es. Saturnia pyri) esigono un minimo di ventilazione e rispondono meglio se la gabbia è tenuta in balcone. Ma spesso va bene una stanza, curando che la notte non vi siano fonti di luce forte che possono distrarre i maschi durante i loro voli di ricerca della femmina (non usano gli occhi, ma le antenne per percepire i feromoni emessi dalla femmina).

Gabbia per la riproduzione, con apertura laterale tramite zip Le gabbie per l'accoppianento possono avere forma rettangolare, quadrata o cilindrica, l'importante è che, al fine di attenuare quanto possibile gli urti degli esemplari durante i loro voli, abbiano pareti morbide: ideale il tulle, ma in alternativa vanno bene anche le reti in plastica o in fibra di vetro, sempre a maglia fine. L'intelaiatura può essere in legno: i listelli di pino fanno bene al caso, essendo facilmente lavorabili e perofrabili. Al posto dell'intelaiatura si possono usare due tavole di materiale leggero su cui cucire un cilindro di rete come mostrato nella foto: in questo modo si avrà una gabbia che dopo l'uso può essere piegata e conservata in uno spazio ristretto.
L'ampiezza della gabbia potrà dipendere sia dalle dimensioni della specie ospitata, che dalle sue abitudini: quindi per specie in cui i maschi sono forti volatori sono più adatte gabbie grandi rispetto a specie di uguali dimensioni, ma più "pigre". A titolo di esempio, una gabbia di 45 cm di diametro e 60 cm di altezza va bene in molti casi. Specie particolarmente facili da riprodurre, come l'Antheraea pernyi o la Samia ricini, possono accoppiarsi in gabbie di 30 cm di diametro o persino in una scatola da scarpe. D'altra parte, i giganteschi Attacus hanno bisogno di gabbie da 60 cm di diametro o anche più grandi.

Alcune specie sono difficili da riprodurre per esigenze di clima e spazio particolari, altre volte il mancato accoppiamento o la scarsa fertilità delle uova dipende dall'eccessiva consanguineità di maschio e femmina (es. accoppiamento tra fratelli che sono a loro volta figli di fratelli).
In caso di mancato accoppiamento alcuni allevatori ricorrono all'accoppiamento artificiale, o accoppiamento "alla mano", dato che bisogna manipolare i riproduttori per indurli all'accoppiamento.
La tecnica richiede un pò d'esperienza e il successo dipende dalle specie. E' possibile trovare una descrizione dettagliata in alcuni testi specifici, ma in sostanza è simile alla metodica di accoppiamento artificiale usata per le farfalle diurne della famiglia dei Papilionidi.

Deposizione delle uova di Eacles imperialis Uno dei principali problemi per la riuscita di un accoppiamento consiste nello sfarfallamento non contemporaneo dei due sessi. Avendo vita breve, dopo qualche giorno, non potrebbero più riprodursi, essendosi nel frattempo disidratati, divenendo incapaci di alzarsi in volo, perdendo (nel caso delle femmine) la capacità attrattiva.
Questo "invecchiamento" può essere notevolmente rallentato tenendo a bassa temperatura (ad esempio in frigo) un riproduttore in attesa che sia disponibile un individuo di sesso opposto: in generale per le specie non tropicali va bene una temperatura di 5°C, per quelle tropicali 10°C. In questo modo, ad esempio, mi è stato possibile tenere in vita una femmina di Antheraea pernyi per 20 giorni, dopo i quali si è accoppiata con un maschio, deponendo in seguito numerose uova in massima parte feconde.
L'accoppiamento può avvenire nel pomeriggio, al crepuscolo, durante la notte, o all'alba, secondo le specie, e può durare da poche decine di minuti a parecchie ore: in quest'ultimo caso, molto frequente, è possibile così verificare l'avvenuto accoppiamento trovando gli individui ancora uniti il mattino seguente.

Per la deposizione delle uova è sufficiente una qualsiasi scatola che lasci alla femmina un pò di spazio per potersi muovere svolazzando: essa attaccherà le uova sulle pareti, sul fondo, sul tetto, insomma ovunque lei possa aggrapparsi.
La deposizione continuerà per qualche giorno, nel caso di specie notturne avverrà sempre nelle ore serali e durante la notte. Man mano si indeboliranno sempre di più, finchè moriranno. I maschi talvolta hanno ancora abbastanza energie per accoppiarsi di nuovo e fecondare altre femmine.
Le uova possono essere raccolte ritagliando la carta o il tessuto su cui sono state attaccate, oppure staccandole delicatamente; andranno messe in un contenitore in attesa che schiudano. In alcune specie che sfarfallano in autunno l'uovo rappresenta lo stadio svernante e quindi va tenuto a bassa temperatura durante l'inverno. Ciò non vale per le specie tropicali che hanno generazioni pressochè continue.

Specie consigliate per chi inizia: per chi si cimentasse per la prima volta nell'allevamento dei Saturnidi consiglio varie specie resistenti e facili da riprodurre, iniziare invece con specie più esigenti e delicate può essere, in caso di insuccesso, un'esperienza frustrante.

Maschio di Saturnia pavonia La prima che mi sento di consigliare per la rusticità, anche perchè in Italia è specie autoctona e perfettamente adattata i nostri climi, è la Saturnia pavonia, chiamata "pavonia minore" per l'aspetto che ricorda la ben più grande Pavonia maggiore (Saturnia pyri), simile nell'aspetto.
Gli adulti hanno un dimorfismo sessuale abbastanza marcato, essendo i maschi molto più vivacemente colorati.Le larve, che negli ultimi stadi sono abbastanza eleganti, si nutrono a spese di parecchie piante arboree e arbustive, soprattutto rosacee, tra cui il comunissimo rovo (mora).
I bozzoli svernano e sfarfallano abbastanza precocemente, tra febbraio e aprile. I maschi attivi nelle prime ore pomeridiane percepiscono la presenza delle femmine a grandi distanze: può capitare di ritrovarsi uno o più maschi selvatici entrati dalle finestre aperte durante il pomeriggio, se si ha una femmina vergine in gabbia. L'accoppiamento avviene facilmente in una gabbia di piccole dimensioni (30 cm di lato) e dura poche ore.
Dalle uova schiudono, dopo 10-14 giorni, delle larve nere, che -attraverso 4 mute- diventano verdi con disegni neri più o meno visibili o talora assenti. Una volta mature, dopo circa 5 settimane, tessono un bozzolo robusto tra le foglie o tra i rami.

Coppia di Samia cynthia (Italia settentrionale): maschio a destra Un'altra specie consigliabile ai neofiti è la Samia cynthia (e l'affine Samia ricini, vedi articolo dedicato), i cui bruchi vivono a spese di varie piante arboree e arbustive, tra cui sopratutto di ailanto e ligustro, nonchè varie Rosacee del genere Prunus (es. susino, albicocco). Questa specie ha di norma ha una generazione all'anno, raramente due: in quest'ultimo caso i bozzoli sfarfallano in tarda estate e ci si troverà con i bruchi in autunno: nessun problema per alimentarli se si dispone di ligustro (che è sempreverde).
Gli adulti si riproducono in gabbie anche piccole (io uso gabbie 40 cm di diametro e alte 55 cm, ma vanno bene anche più piccole).

Antheraea pernyi (Cina) Altrettanto facile è l'Antheraea pernyi, originaria della Cina, ma acclimatata nelle Isole Baleari in seguito agli allevamenti per la produzione della seta.
Maschi e femmine si somigliano molto, ma i primi hanno le antenne bipettinate e addome più ridotto. Si accoppiano anche in spazi ristretti e talvolta non attendono la sera per cercare le femmine: ricordo di un maschio che in pieno mezzogiorno si accoppiò con una femmina mentre ancora la stavo sistemando su un ramo della gabbia per fotografarla!
Le larve, di color verde giallastro, diventano molto grandi (9 cm) e voraci: la pianta nutrice preferita è la quercia, subito seguita dal faggio: in alternativa si possono somministrare alcune Rosacee da frutto (Prunus) e Salice.

NOTA: ci sarebbero altre specie da consigliare, a cui in futuro dedicherò qualche specifico articolo su questo sito e nel mio sito di prossima pubblicazione (si chiamerà saturniaweb.net), dedicato espressamente a questa famiglia di farfalle.
Per chi volesse cercare specie allevabili, ci sono vari allevatori rintracciabili sul web che vendono o scambiano specie vive, soprattutto tedeschi, inglesi e nordamericani. Io stesso periodicamente ho a disposizione uova o crisalidi di specie nostrane ed esotiche.
Per qualsiasi chiarimento scrivetemi cliccando sul mio nome sotto il titolo di questo articolo.




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