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Ameles spallanzania (Rossi)

il maschio settembrino selvatico L'incontro con questa piccola ed interessante mantide data settembre 2002. In occasione di una delle ultime scampagnate di quell'anno mi ero recato con la famiglia per un pic nic su di un'altura presso Sant'Ilario, qui in Liguria.

Habitat: la zona è caratterizzata in basso da tipici terrazzamenti ad ulivo, mentre in alto consiste in un cucuzzolo erboso, perennemente battuto dal vento, con pochi alberi sparsi qua e la. Devo dire che non era la prima volta che capitavo da quelle parti e che, da buon appassionato di amici insoliti, non avevo mai lasciato sfuggire l'occasione per cercare di censire qualsiasi forma di vita abitasse in quella zona. Tuttavia il vento perpetuo, l'erba alta e perennemente secca ed il terreno compatto e roccioso, erano stati evitati accuratamente da anfibi e rettili, fatta eccezione per qualche rarissimo ramarro. Questi ultimi dovevano la loro sopravvivenza ad una nutrita schiera di ortotteri (sia cavallette che grilli) che saltellano allegri ad ogni mio passo.

ninfa alla cattura: notare le zampe grandi e l'addome ridotto L'incontro: approfittando della pennichella post-prandiale di moglie e figlia ho deciso di andare a "frugare" tra l'erba alta alla ricerca di qualche cavalletta o mantide religiosa da fotografare.
Dopo aver incontrato un paio di maschi di Mantis religiosa, assolutamente inavvicinabili (il vento li rende estremamente inclini a "decollare") ed una miriade di minicavallette, notai tra l'erba un maschio di mantide decisamente anomalo: benchè verde ed alato, quindi adulto, misurava meno di 3 cm. Al mio tentativo di avvicinamento "fotografico" reagì spiccando un balzo degno di una locusta, volando poi per una decina di metri. La curiosità fece il resto e mi lanciai al suo inseguimento ignorando le spine dei rovi che mi graffiavano gambe e braccia. Per fortuna si stancò prima lui di me e riuscii ad avere la meglio potendo così scattare delle meritatissime fotografie.
giovane neanide alla muta sucessiva: cominciano le sorprese e questa diviene marrone! Vedendo il piccoletto da vicino ed avendo ormai notato il suo terzo paio di zampe ben sviluppato, non potei fare a meno di paragonarlo alle Ameles decolor che già avevo incontrato. Sapevo che esiste in Italia la specie spallanzania, ma ne ignoravo l'areale e rimasi col dubbio.

In seguito ad altri 90 minuti di rastrellamento a tappeto riuscii ad individuare e catturare 4 ninfe (o neanidi) presumibilmente della stessa specie, lunghe non più di 1 cm. Decisi quindi di liberare l'adulto e tenere queste ultime per conoscerle più da vicino. Rimasi comunque perplesso del ritrovamento di mantidi baby a settembre, visto che conoscevo solo il ciclo vitale della mantide religiosa, tipicamente annuale.

Facciamo conoscenza: la specie mi fu confermata (*) come Ameles spallanzania, riconoscibile dalla A. decolor per aver un torace (pronoto) corto e squadrato, mentre la A. decolor lo ha allungato e sottile (quindi più simile alla Mantis religiosa). Il colore non è un buon sistema discriminante per questa specie, perchè i miei esemplari lo hanno cambiato più volte passando dal verde al marrone al beige: il colore assunto dalla fase adulta risulta quindi assolutamente casuale e variabile.
la giusta taglia del cibo (esemplare femmina adulto) In questa specie il maschio è appunto alato e sottile, mentre la femmina porta solo corte ali vestigiali (3-4 mm) ed ha un addome molto allargato lateralmente. Il secondo paio d'ali della femmina, perennemente coperte dal primo, è di un bel color fucsia; ignoro che utilità possa avere un colore così acceso, visto che non viene mostrato mai. Il maschio invece ha un normale secondo paio d'ali grigio trasparente.
La forma del corpo di questa specie è comunque compatta in tutti gli stadi ninfali, solitamente l'addome viene portato in posizione verticale, puntato verso l'alto. Le zampe raptatorie sono molto robuste, ma corte, indice delle preferenze alimentari orientate verso prede di piccola taglia, come vi riporterò tra poco. Le antenne sono piuttosto lunghe.
In natura questa mantide non osserva un ciclo annuale stretto e può ibernare a vari stadi, così si possono rinvenire soggetti adulti sia in autunno, che in tarda primavera/inizio estate.

faccia a faccia: le due erinni! Allevamento: queste Ameles saltano agilmente in qualsiasi stadio della loro vita, di conseguenza dovrete porre molta attenzione ogni volta che aprite la loro teca o non le troverete più al loro posto. Inizialmente, a causa della cattiva fama delle mantidi, avevo posto ogni singola neanide in un barattolo a parte, arredato con un legnetto ramificato e della garza al posto del coperchio. Questa sistemazione non piacque molto perchè tutti gli esemplari rimasero a digiuno per 5 giorni consecutivi.
Allora decisi di dare loro più spazio e li riunii in una vaschetta in PVC di circa 25 x 20 x 20 cm. arredata con vari rametti ben ramificati per aumentare la superficie disponibile. Non vi sembrerà granchè, ma ricordate che le mantidi erano lunghe solo 1 cm! Beh, le piccolette non solo convissero in maniera assolutamente pacifica, ma cominciarono immediatamente a mangiare! Escludo si tratti di un'interazione sociale, tuttavia per un ignoto motivo la nuova sistemazione era graditissima.

Sesso o cena? Questo è il dilemma! Il cibo era costituito unicamente da grillini piccoli e con piccoli intendo lunghi al massimo quanto le zampe raptatorie in posizione raccolta, meglio se meno. Questa deve essere la ragione per cui l'aggressività interspecifica è bassa: le prede venivano consumate in ordine inversamente proporzionale alla dimensione (come vedrete però ciò vale solo per esemplari non adulti). Naturalmente ho sempre lasciato prede a disposizione in modo da disincentivare possibili attacchi ai consimili.
Ogni mantide occupava il suo miniterritorio evitando abilmente di incontrare una propria consimile, spiccando all'occasione dei balzi per spostrsi sul lato opposto del contenitore. Le zampe di questi insetti fanno perfettamente presa sulla plastica per cui si spostavano anche lungo i bordi della scatola. La caccia avviene sia in modo attivo che all'agguato, ma quest'ultimo è decisamente preferito.
Per inciso nessuno dei miei esemplari ha mai bevuto, ad alcun stadio della sua vita, l'acqua che spruzzavo parcamente una volta ogni 3-4 giorni, direi che le prede sono tutto ciò che serve loro.

per essere adulte e 'vaccinate' sono davvero piccole! Una nota comportamentale interessante viene da uno degli esemplari: poichè il loro contenitore era sistemato sul coperchio di un acquario in modo da sfruttare il calore delle lampade (sono attive solo sopra i 24°C), un angolo della scatola era illuminato dalla luce uscente da uno dei fori dello stesso coperchio. Beh, di sera i grillini tendevano ad aggregarsi lì e una delle mantidi ha scoperto il fenomeno improvvisandosi -e poi divenendo costantemente- un cacciatore notturno, mentre le altre tre già dormivano! Ci tengo a sottolineare che il soggetto era sempre lo stesso e che il cambiamento della posizione della scatola (girata a 180° in modo da illuminare la parte opposta) decretava la sua automatica rinuncia (non sapeva più dove mettersi). Non sono un etologo e non so interpretare questo fenomeno, ma credo sia possibile ipotizzare una qualche forma di localizzazione mnemonica in questa specie, così come accade con le vespe scavatrici che sanno riconoscere l'ingresso della propria tana.

dopo l'accoppiamento i costumi alimentari cambiano e le femmine vanno alloggiate singolarmente Piccole mantidi crescono: benchè inizialmente fossero tutte della stessa taglia e stadio, nei mesi successivi gli esemplari crebbero in maniera discontinua cambiando repentinamente colore tra una muta e l'altra: da verdi che erano uno divenne beige per poi tornare verde ed infine marrone chiaro (era il maschio), le altre tre si rivelarono femmine mutando pure colore più volte fino ad ottenere una femmina verde ed una beige... la terza femmina restò indietro... e gli fu letale.
Avvenne infatti che, ottenuto il trio di adulti, il maschio riuscì ad accoppiarsi più volte con ambedue le femmine nel giro di un paio di settimane senza subire aggressioni, poi queste si trasformarono in vere macchine tritacibo lasciandomi a monito un'ala del maschio ed una zampa della femmina immatura!
Le due "erinni" continuarono a convivere per un po', gonfiandosi come otri, attaccando prede della loro stessa taglia e guardandosi in cagnesco, sempre pronte a brevi scaramucce (dandosi veloci colpi vicendevoli con e sulle zampe raptatorie). A questo punto era chiaramente giunto il momento di dividerle.
la prima ooteca: sono state tutte deposte contro il coperchio dei contenitori Ho così ottenuto rispettivamente 3 e 4 ooteche, ma, per cause ignote, non si è schiusa neanche una mantide: eppure avevo diversificato l'incubazione tenendone alcune a temperatura ambiente ed altre all'esterno per l'inverno e poi in casa all'inizio della primavera. Boh?
D'altra parte non so se avrei avuto della prede di taglia adeguata per simili miniature.

Conclusioni: devo dire che, come incontro casuale di una scampagnata, questa piccola mantide si è rivelata un'interessantissima fonte di osservazioni. Mi rammarico di non essere riuscito a riprodurla: avrei voluto riportare degli esemplari la dove li avevo raccolti. Non posso che consigliare la stabulazione di questa piccola "tigre salterina" a tutti coloro che amano osservare le mantidi nostrane: se trovate i giusti accorgimenti per ottenere la schiusa delle uova fatemelo sapere!

(*)Desidero ringraziare il Prof. Francesco Lombardo dell'università di Catania per la gentilezza mostratami nell'identificazione dei miei esemplari e per le notizie fornitemi su questa specie.


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