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Quando il prato prende vita: incontro con Empusa pennata

(...ovvero alla faccia delle mantidi tropicali)


Articolo e fotografie di Bruno

legnetto o insetto? L'antefatto. Qualche giorno fa passeggiando in un prato alla ricerca di insetti inconsueti da fotografare mi sono imbattuto in una mantide che avevo visto in qualche rara foto, ma che non avevo mai supposto essere presente in Italia e in particolare nelle mie zone.
Questi i fatti: ho chiamato prato questo appezzamento di terreno per gentilezza, in effetti è una landa riarsa con vegetazione spontanea, totalmente incolto in cui dominano in questo periodo i residui secchi delle piante dell'anno precedente. In anni ed anni di ricerche ho imparato a notare i movimenti della vegetazione non dovuti al vento, uno scatto, un'oscillazione prolungata o troppo uniforme in un area altrimenti immobile attraggono immancabilmente il mio sguardo. Così mentre "grufolavo" in un grosso ciuffo d'erba da cui svettava un ramo quasi ligneo e secco di una precedente infiorescenza, provavo uno strano senso di inquietudine, sentivo che qualcosa non andava. Alzato lo sguardo mi sono trovato di fronte un mucchietto di sterpi che mi "guardava" minaccioso oscillando a destra e a sinistra. Sul momento non ho capito, soffro di allergia ai pollini per cui ogni volta che mi trovo in un prato gli occhi mi lacrimano offuscandomi la vista. Mi sono stropicciato gli occhi con un fazzoletto e tornato a guardare mi accorsi che il "coso" era ancora lì. Guardando meglio ho capito che si trattava di una mantide che seppure solleticava un remoto angolo della mia memoria, non faceva scattare alcun abbinamento con un nome scientifico. Infilato l'alieno in una scatoletta mi sono diretto di corsa verso casa, con i miei biacchi nel sacco, e felice come un bambino alla vigilia di Natale.
Appena arrivato ho tirato fuori tutti i libri di insetti che posseggo, e non sono pochi, alla ricerca di un nome per il mio strano amico. Il primo risultato lo ho trovato in un vecchio libro sugli insetti, avevo a che fare con un'Empusa pennata, una delle specie di mantidi quasi sconosciute che popolano il nostro paese, oltre questo poco altro, su internet l'amica è praticamente assente (ho trovato qualcosa solo su isopoda.net, il sito di Francesco).
Alla luce di ciò, tutto quello che dirò di seguito riguardo a questa specie è farina del mio sacco, ovvero delle mie osservazioni durante le tre settimane in cui l'ho avuta ospite (e lo è ancora, in ottima salute) e qualche notiziola sulla distribuzione trovata su qualche libro o sito.

Facciamo conoscenza. È possibile rinvenire questa specie nelle regioni più calde della nostra penisola, (un giorno dovrò chiederle cosa faceva a L'Aquila a settecento metri di quota) in zone riarse dal sole dove vive, spostandosi come un fantasma tra la vegetazione secca di cui ha l'aspetto. Più piccola delle cugine verdi non presenta la loro stessa tendenza alla predazione interspecifica. L'adattamento all'ambiente è davvero stupefacente, quando è immobile è veramente difficile scorgerla anche se si sa dove guardare. La colorazione è marrone, zebrato con un beige chiaro. La dimensione media è di sei o sette centimetri, il mio esemplare è attero, ma su di un libro ho visto un esemplare con le ali, una femmina definita Empusa fasciata. Il libro è molto vecchio, quindi non so se le hanno cambiato nome, quindi la mia è un maschio e le femmine hanno le ali, oppure si tratta di un'altra specie.
La testa ha la classica forma triangolare con grandi occhi dello stesso colore del corpo, sull'apice però presenta una escrescenza che termina con due punte arrotondate. Le antenne non sono filiformi, ma piatte, molto spesse, simili a quelle delle falene, ma non a pettine. Il ventre si presenta frastagliato da tre file di escrescenze. I quattro arti non raptatori presentano delle protuberanze arrotondate tra il primo ed il secondo articolo, il pronoto è sottile e lungo la metà dell'intero corpo.

sempre all'erta Cosa mangia? Per quanto riguarda l'alimentazione il mio esemplare non si è mai fatto pregare, l'ho nutrito per lo più con mosche, anche di grosse dimensioni, solo per comodità. In effetti ho fatto qualche esperimento "culinario" ed ho scoperto che l'amica oltre che ingorda è anche di bocca buona, ha predato senza scomporsi una specie di piccole blatte che vivono di giorno rintanate sotto le pietre nei prati, grilli, cavallette, piccole api scavatrici, zanzare, coleotteri e ragni. Ignora completamente i bruchi di qualunque genere, comprese le camole del miele. L'unica notazione a riguardo è che le uniche prede insidiate senza limiti di dimensioni sono le mosche, se le si presentano una cavalletta di un centimetro e un moscone di due e mezzo, aggredisce il secondo ignorando completamente la prima.

Miscellanea. La muta presenta meno problemi che con gli altri insetti del genere, in quanto proprio per le caratteristiche igrometriche delle zone in cui vive, riesce a portarla a termine anche con un basso tasso di umidità. Quando l'ho catturata qui non pioveva da parecchio tempo, ha comunque mutato il giorno dopo essere arrivata a casa mia senza che avessi ancora vaporizzato il suo alloggio, non avevo infatti ancora finito di preparare la teca che avrebbe dovuto accoglierla.
Gli accoppiamenti avvengono all'inizio dell'estate, i piccoli nascono sul finire della stessa stagione e svernano come ninfe, contrariamente alla mantis ordinaria.

Allevamento: l'ho sistemata in un contenitore in plexiglass, di quelli comunemente in commercio, largo 40 centimetri, profondo 30 e alto 35. Ho sistemato all'interno un buon numero di rami secchi uguali a quelli su cui l'ho trovata (finocchio selvatico) e, sul fondo, un sottile strato di terriccio. Le somministro le prede un giorno si e un giorno no, credo che sia la giusta frequenza perché non ha mai saltato un pasto. Non ho utilizzato lampade, ma tengo la teca davanti ad una finestra esposta a sud per mantenere il più possibile vicino alla realtà il suo ciclo giorno notte e le variazioni termiche. Per l'umidità bagno solo il terriccio una volta alla settimana, mentre le do da bere con una siringa ogni due giorni.
Questo è tutto, man mano che andrò avanti aggiungerò eventuali fatti degni di rilievo e qualcosa sulla riproduzione qualora riesca a trovare un compagno per "alien".



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