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Eucratoscelus pachypus

(Schmidt - von Wirth, 1990)

Articolo di Diego Nannuzzi, fotografie di Richard Gallon


Sottofamiglia: "Harpactirinae"
Nomi comuni: "Tanzanian Stoutlegged Baboon spider"

Specie correlate: ad oggi le due uniche specie facenti parte di questo, enigmatico genere sono: "Eucratoscelus pachypus" (Schmidt & von Wirth,1990) ed "Eucratoscelus constrictus" (Gerstacker, 1873). Quest'ultimo è il terafoside noto un tempo come "Harpactira constricta". L'origine di quest'ultima specie, come appartenente al genere "Eucratoscelus", è materia dell'anno che si sta concludendo!
Infatti, Richard Gallon ha scoperto come, in realtà, "Eucratoscelus longiceps" e "Pterinochilus spinifer", siano esattamente la stessa specie. Ma non solo! Questi due (anche se sarebbe bene parlare al singolare), corrispondono al ragno noto un tempo come "Harpactira constricta".
Per sintetizzare, sotto il nome "Eucratoscelus constrictus", sono stati accorpati: "Eucratoscelus longiceps", "Pterinochilus spinifer" ed "Harpactira constricta".
In più consultando il sito di Rick C. West, mi sono imbattuto in tale "Pterinochilus constrictus". Si potrebbe pensare che tale "dicitura", sia un "junior synonimus" di "Harpactira constricta" ("Eucratoscelus constrictus"); in realtà la dicitura "Pterinochilus constrictum", fu una fase "intermedia" tra "Harpactira constricta" ed "Eucratoscelus constrictus".
Tempo fa, mi arrivò, per giunta, all'orecchio, una voce che parlava di tale "Eucratoscelus tenuitibialis". In realtà, tale specie, ha fatto parte del genere "Eucratoscelus", per un breve periodo; dopodiché ci si è resi conto che non era altri se non "Pterinochilus lugardi". Per cui la specie ha assunto il nome con cui è stata classificata per prima: "Pterinochilus lugardi"; appunto!

In realtà, alla base di questi "sconvolgimenti", c'è il lavoro di Richard Gallon, il quale, si è reso conto della vera caratteristica che diversifica indissolubilmente il genere "Eucratoscelus" dal genere "Pterinochilus". Ovverossia, la presenza nei maschi, di una "protuberanza" alla base dei "metatarsi" del primo paio di zampe. Tale caratteristica è presente anche nel genere "Harpactira", ma MAI nel genere "Pterinochilus".
Per cui, un appartenente al genere "Eucratoscelus", non potrà mai far parte del genere "Pterinochilus", né viceversa, ovviamente. Sarebbe più semplice che possano verificarsi delle "confusioni" tra il genere "Eucratoscelus" ed il genere "Harpactira"; come, in realtà, è gia successo.

Diffusione: l'areale di distribuzione di questa specie prevede le savane al confine tra Kenya e Tanzania. Sembra che la specie "pachypus", sia localizzata, principalmente, nella zona compresa tra le città di "Arusha" e "Moshi" in Tanzania e di "Magadi" in Kenya.

Habitat: questa specie è localizzabile, soprattutto nelle radure erbose che punteggiano la savana. In particolar modo alla base di "Acacie" e "Baobab". I motivi per i quali, numerose specie africane dalle abitudini prettamente fossorie, tendano a cercare rifugio in tali siti, sono molteplici: Chiaramente da questo genere di osservazioni, devono derivare numerose "indicazioni", sul loro corretto mantenimento in cattività.

Abitudini: i più sanno che "Eucratoscelus pachypus", al pari di tutti i terafosidi costituenti la sottofamiglia delle "Harpactirinae" ("Pterinochilus", "Ceratogyrus", "Harpactira"...) è noto per essere un animale dalle eccellenti doti ed abitudini "fossorie".
Questa specie, in natura, ama scavare nella soffice terra rossa del suo ambiente di origine. Sembra che sia in grado di scavare fino a profondità che possono superare ampiamente il metro! Al contrario di altri "scavatori" africani; come il "Citharischius crawshayi", questa specie sembra che tenda, però, a costruire un unico cunicolo, sfociante in un "camera", anziché intricati intrecci di corridoi.

Al contrario di quello che viene riportato da qualche vocepoco informata, se non addirittura criminosamente faziosa, non si tratta affatto di una specie lenta e facilmente gestibile. Al contrario! Un esemplare adulto, quando in buona salute ovviamente, tende ad essere molto attivo.
Spessissimo è possibile vederlo fuori dalla propria tana anche in orario diurno. Sono animali piuttosto veloci, reattivi e discretamente aggressivi! Ciò che mi stupisce maggiormente, in questo periodo, è notare una certa aggressività anche negli "spiderlings", come anche livelli di attività veramente sorprendenti in questi ultimi.

Rapidità di crescita ed aspettativa di vita: La "rapidità di crescita" di questi animali, già nella fase di "spiderling", risulta essere molto bassa. Sto allevando uno "spiderling" di 1 cm di "leg-span" di questa specie; per cui, spero di poter fornire informazioni più dettagliate tra circa un anno. Detto ciò, è ovvio che anche il "growth rate" degli esemplari adulti, sia molto basso. A fronte di ciò, si presume che l'aspettativa di vita di un esemplare femmina possa raggiungereanche i 15 anni. Come è logico, il maschio è decisamente meno longevo, ritengo che la sua "life-span", si aggiri intorno ai due anni di vita. Ma non ne sono affatto sicuro.
Secondo Richard Gallon, i maschi sembrano "maturare" nel periodo tra Maggio e Giugno. Le femmine invece, tendono a costruire il sacco ovigero all'inizio della primavera, quindi a temperature non eccessivamente elevate.

Esemplare femmina, notare le setole delle tibie e metatarsi posteriori Descrizione: sicuramente l'aspetto che caratterizza maggiormente questa specie è l'ultimo paio di zampe posteriori. Queste sono ricoperte da un fitto strato di peli lunghi. Questa caratteristica conferisce a questi ragni l'aspetto "fuzzy" che li caratterizza (termine preso a prestito da un vecchio libro che li descrive). Tale caratteristica è presente anche in "Eucratoscelus constrictus".
In realtà tale "pittoresca" peculiarità, non è mai stata utilizzata come carattere sistematico per inserire un qualche terafoside, all'interno del genere "Eucratoscelus".
Si è parlato infatti di tale "Pterinochilus lugardi", noto per un periodo come "Eucratoscelus tenuitibialis". Tale specie non presenta la caratteristica dei peli chitinosi più lunghi, ad "ornare" il quarto paio di zampe. Ritengo infatti, che la "dicitura" "tenuitibialis", derivi proprio da ciò.
Osservando un esemplare adulto, si può rilevare, come il suo aspetto ricordi moltissimo quello dei più famosi "cugini" del genere "Pterinochilus" o "Harpactira". Infatti, questo è evidente, principalmente, dalla tipica forma del cefalotorace; ornato dall'altrettanto "tipico" "pattern" a sottili righe partenti dalla "fovea"; il cosiddetto "starburst".

Altra nota comune con le altre specie della sottofamiglia delle "Harpctirinae"; è l'eccezionale lunghezza dei cheliceri, in proporzione al "cefalotorace". In realtà, questa, è una caratteristica piuttosto diffusa tra numerosissime specie terricole africane ed asiatiche. Altra nota interessante è la colorazione chiara della sottile zona di "confine" tra regione oculare e la base dei cheliceri. Come anche piuttosto chiari tendono ad essere i "trocanteri" (base d'attacco delle zampe) e l'"anello" tra "femore" e "patella".
Per quanto concerne gli "spiderlings", tendono ad essere molto scuri, con riflessi blu. Sicuramente, quando piccoli, non sono evidenti le lunghe "setae" delle zampe posteriori, per cui è facilissimo scambiarli con numerosi altri "spiderling" della sottofamiglia delle "Harpactirinae".

esemplare maschio: smilzo e con zampe sottili "Eucratoscelus pachypus", è una specie relativamente "minuta", dal momento che la femmina, non supera i 14 cm di "leg-span" e i 5 cm di lunghezza totale del "corpo" (dalla curvatura dei cheliceri alla punta delle filiere principali).
Discorso totalmente differente, invece, nel caso dei maschi. Questi infatti si diversificano moltissimo, nell'aspetto, dalle femmine. La prima cosa che si nota, osservandone uno, è l'ultimo paio di zampe. Queste infatti, a contrario di quelle delle femmine, sono estremamente sottili e prive delle tipiche, lunghe, setole. Per di più, il maschio, è più piccolo della femmina e ornato da colori più tenui. Purtroppo questi sono i motivi, per i quali esemplari maschi di questa specie, vengono così raramente importati.
Non si tratta assolutamente un ragno vistoso; ciò fa di lui una "merce remunerativamente poco proficua", per gli importatori, nonchè "poco interessante" agli occhi degli "appassionati". Non voglio divagare però. Il punto essenziale nell'individuazione del maschio di questa specie; oltre alla, ormai ovvia, presenza di quei rigonfiamenti alla base dei "metatarsi", è la spessa linea di peli scuri, che ne percorre longitudinalmente, per intero, l' opistosoma (il segmento addominale).

In cattività: come già scritto lungamente in precedenza, purtroppo questa specie si contraddistingue per essere piuttosto difficoltosa da allevare a lungo in terrario. Questo problema è causato da molteplici fattori. Principalmente il problema va ricercato nel fatto che nessuno, sembra, che sia riuscito ancora ad ottenerne la riproduzione in cattività di tale specie.
Il punto è che difficilmente vengono importati i maschi per i motivi riportati sopra. Ne consegue, a sua volta, che gli esemplari in vendita sono prelevati dai luoghi d'origine e quindi indeboliti dalle varie fasi di cattura e trasporto, ed irrimediabilmente infestati da numerose parassitosi interne ed esterne.
Fortunatamente, in qualche rara occasione, è possibile reperire degli "spiderlings", originati da femmine selvatiche già gravide. Ritengo che il possibile "rilancio" di tale specie sia indissolubilmente legato a tali animali, visto che i tentativi effettuati con adulti di cattura sono sempre falliti.

Tecnica di allevamento. Ritengo che, per un esemplare adulto, una vasca cubica di 30cm i lato, sia più che sufficiente; anche per tentare un'accoppiamento.
Tale vasca dovrebbe essere riempita almeno per 20/22 cm con del substrato nel quale il ragno possa scavare. Per quanto concerne il substrato consiglio l'esclusivo utilizzo di "torba neutra". Sarebbe meglio cercare di "sgranare" la torba il più possibile e magari passarla al setaccio, per eliminare le parti più grandi; che, per giunta, sono quelle più soggette ad "ammuffire". Questo, al fine di rendere la torba ben più simile al "soffice substrato" nel quale questa specie scava in natura. La torba va senz'altro sterilizzata in forno a microonde, per almeno due minuti. Se non avete il forno a microonde, va bene anche quello elettrico, però, ovviamente, i tempi saranno sensibilmente maggiori. Per intenderci almeno mezz'ora ad una temperatura di 200°C.
Fatto questo si può disporre il substrato all'interno del terrario. Suggerisco di non livellare la superficie, ma di disporla a "scalare". Ovverossia, riempiendo la vasca fin quasi all'orlo lungo la parete posteriore, per poi scendere gradualmente fino alla anteriore. Così facendo, ho potuto rilevare numerosi vantaggi (con altre specie). Il primo dei quali si ottiene in fase di accoppiamento. Infatti lungo la parte "alta", si "favorirà" il rifugio della femmina e nella parte inferiore quello del maschio.
"Si, ma come"? Molti di voi si chiederanno. In realtà, nel caso di "Eucratoscelus pachypus", si parla di un terafoside "fossorio", per cui un abile scavatore. Lungi da noi volergli impedire di scavarsi una tana in maniera autonoma. Ovviamente però, cercando di favorire l'osservazione dell'animale da parte dell'allevatore!
Per fare questo il ragno andrà "guidato", se non addirittura "imbrogliato". Lungo la parete posteriore, all'incrocio tra questa e la parete laterale, andremo ad inserire, all'interno del "substrato", (li dove è più alto), una corteccia di sughero non eccessivamente grande. Cercando di posizionarla in maniera più verticale possibile; ovverosia in modo che non tocchi assolutamente nessuna delle due pareti di vetro. La corteccia fungerà da "corridoio" per la costruzione, ad opera esclusiva del ragno, della sua tana.
Infatti lo scopo dell'allevatore dovrebbe essere quello di "indirizzare" l'animale, non fare il lavoro per lui! A questo punto, la corteccia avrà costituito una sorta di "conca", piena al proprio interno di substrato. Ma come fare in modo che il ragno decida di scavare a partire proprio dallo spazio individuato dall'intercapedine (sepolta sotto il substrato) creatasi tra corteccia, parete laterale e parete posteriore?
Qui viene fuori l'inganno "tattico", di machiavelliana memoria, cui facevo menzione in precedenza. Con la mano,rimuoveremo da quell'intercapedine sepolta, del substrato, disseppellendola, per non più di 3/4 cm. Qualcuno si chiederà: "per quale motivo il ragno, tra tanto spazio, deciderà di inserirsi proprio in quel misero avvallamento preconfigurato"?
In realtà un ragno "fossorio" (come anche un "opportunista" o "occasionale") tende per istinto a cercare rifugi già esistenti su cui "lavorare" piuttosto che iniziare da zero! In realtà il punto è: "perché il ragno decide di salire lungo il pendio per scavare in alto, invece che rimanere in basso"? La risposta è molto semplice quanto curiosa: poiché un ragno, posto alla base di una qualsivoglia superficie inclinata, istintivamente tenderà sempre a salire.
Questo, per giunta, è uno dei tanti "trucchetti", adoperati per far "recitare" i ragni nei films. Questo genere di "espediente", favorisce molto la riproduzione, soprattutto nel caso in cui il maschio sia un pò "lento". A tal proposito, lungo la parte bassa del substrato è meglio scavare un rifugio in cui il maschio possa "riparare" in caso di pericolo. Tale soluzione, nel disporre il "substrato", favorisce anche l'estetica, conferendo piena "profondità" al tutto.
Il terrario, va poi completato con un basso recipiente per l'acqua (ad esempio sono ottime le "capsule di Petri"), con un paio di termometri(uno posto in alto a sinistra e uno in basso a destra) e un igrometro.
Importanti, in fase di progettazione, i classici fori a livelli sfalsati lungo due pareti speculari. Consiglio di effettuarli lungo le laterali, in modo da non rovinare l'estetica.
Per quanto concerne il riscaldamento, sono ottime le "piastre riscaldanti" o i "cavetti", posti sempre esternamente, e, ovviamente,da abbinare ad un termostato!
In più, "Eucratoscelus pachypus" tende a preferire una temperatura maggiore in superficie ed un ambiente più "fresco" ed umido, in profondità. Per accontentarlo consiglio di disporre la "serpentina" o il "tappetino" lungo la parete laterale, non interessata dalla costruzione del cunicolo (vedi poche righe sopra).

Parametri ambientali:
UMIDITA': 70% diurna, 80% notturna.
TEMPERATURE ESTIVE: 27/28°C diurna, 29/30°C tra mezzodì e le 14:00, 26°C durante l'arco del pomeriggio, 23/24°C notturna.
TEMPERATURE INVERNALI: 25°C diurna, 27°C nel primo pomeriggio, 23/24°C nel tardo pomeriggio, 20°C notturna.

Per quanto concerne la nebulizzazione, consiglio di effettuarla solo la sera. La mattina, secondo me, sarebbe meglio lasciar "colare" un pò d'acqua verso gli strati più bassi del substrato, ovviamente senza allagare niente, soprattutto la tana dell'animale. Si può fare ciò utilizzando una siringa collegata ad una porzione di tubicino per acquari (quello siliconico trasparente da 5 mm di diametro), da inserire all'interno del substrato.

Riproduzione: purtroppo, non credo che siano molte le persone in grado di dire qualcosa che vada oltre le solite "dottrine bibliografiche". Personalmente, per il momento, decisamente non faccio parte di quelle poche persone. E' prevedibile pensare che la dinamica dell'accoppiamento, non sia dissimile da quella degli altri appartenenti alla sottofamiglia. Però, questa è solo una mera supposizione, che personalmente non posso confermare in nessunissima maniera con dei dati reali.

Conclusioni: l'Eucratoscelus pachypus, sicuramente rappresenta una grande "incognita" per numerosi allevatori e una grande "sfida" per altri. Si tratta di ragni dall'indubbio fascino. La speranza, a questo punto, è che qualcuno riesca a fare qualcosa di concreto anche per la salvaguardia di questo terafoside! Infatti l'impossibilità, ad oggi, di ottenere la sua riproduzione in cattività, ne sta minando la sopravvivenza in natura. Per questo rinnovo la mia speranza: che, chi voglia comperare un Eucratoscelus pachypus, preferisca spendere un pò di soldi in più ed acquisire un raro "spiderling", piuttosto che acquistare un esemplare già adulto, anche se a buon mercato. Anche perché i "conti" si faranno tutti alla fine.

Ringraziamenti: vorrei ringraziare di cuore Richard Gallon e Rick C. West, per le impagabili informazioni fornitemi e, soprattutto, per la loro enorme competenza accompagnata da un'altrettanto enorme educazione, pazienza e, soprattutto, umiltà, caratteristiche queste proprie solo dei grandi uomini, esattamente quali loro sono.
Un ringraziamento speciale a Richard Gallon, per la pubblicazione sui Pterinochilus celermente inviatami!



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