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Thomisidae

Articolo e Fotografie di Bruno

Camminano come granchi, si mimetizzano come camaleonti, tendono agguati come tigri, ma chi sono?


Thomisus onustus fase gialla (unica foto di Roberto)Invitta, la mia passione per gli aracnidi continua, nonostante gl'impedimenti casalinghi. Vista l'aracnofobia della mammina ero, come il solito, alla ricerca di qualche ragnetto carino, interessante e poco appariscente. Camminando in un prato verso maggio di quest'anno ho incontrato un vecchio amico che, nel mio tentato delirio di allevamento di grandi, avevo relegato in un cassetto della mente: il ragno granchio.
L'incontro ha ricalcato in modo impressionante il primo, con questa specie: stavo cercando cavallette per la mia Empusa appena catturata, e su un fiore giallo notai un'ape stranamente immobile, a zampe all'aria, incuriosito mi sono avvicinato ed ho notato una protuberanza sulla pianta, vicino alla testa del malcapitato esserino. Era un Thomisus onustus, un ragno granchio di piccole dimensioni e dello stesso identico colore del fiore. Sul momento, poco interessato tirai avanti. Dopo qualche tempo, in altro luogo, ma in giro per gli stessi motivi, ne trovai un altro, identico, ma di colore rosa, ce n'era abbastanza per "intervenire". Dopo un pomeriggio di ricerche ne trovai una decina, bianchi, rosa, bianchi e blu, ma non gialli. 'Piccato' il giorno seguente tornai nel primo prato, ma di gialli nada, neanche l'ombra.

T. onustus femmina poco prima della deposizione, fase bianca L'enigma: la domanda era: queste variazioni cromatiche, dipendevano dalla specie di fiore, quindi dal colore di fondo, oppure si trattava di sottospecie diverse? Su vari testi e in rete trovai solo qualche accenno al mimetismo, ma non indicazioni precise sull'origine di questo fenomeno. Decisi così di allevarne alcuni esemplari e di continuare l'osservazione sul campo. Grazie a questa ebbi alcune prime indicazioni, ne rinvenivo di colore uguale in certi periodi e solo su certe piante.
Mi spiego meglio: a maggio era facilissimo trovarne di gialli, ai primi di giugno i gialli erano rarissimi, come i bianchi, ma si trovavano sui papaveri i rosa, che sono spariti completamente alla fine del mese, da li in poi se ne trovavano solo bianchi con fasce blu o grigiastre.
AAAAAAAH! Non ci capivo nulla. Nel frattempo continuando l'allevamento ho raggranellato qualche altra indicazione. Per stimolare un eventuale cambiamento di colore ho sistemato i bianchi in terrari con fiori finti gialli e rossi, ed i rosa con fiori bianchi e gialli sempre finti. Ho atteso, ma invano, a parte qualche "scolorimento", nulla di clamoroso. A questo punto ho pensato che elementi fondamentali del processo avrebbero potuto essere il periodo ed il profumo dei fiori. Per il primo aspetto non potevo fare più nulla, per il secondo forse si. Così ho spostato gli ospiti dalla suite all'appartamento imperiale, un terrario con fiori veri di vari colori… niente! Non ne volevano sapere.
A questo punto la mia tesi è questa: la variazione cromatica non è un fatto "ottico", non deriva cioè dalla percezione dell'ambiente esterno, ma è frutto del periodo. Questi ragni occupano una particolare specie di pianta nel momento della fioritura, momento in cui questa secerne particolari sostanze atte ad attirare gli insetti per l'impollinazione e che probabilmente stimolano anche l'aracnide, passato questo periodo il ragno cambia specie ospite e colore. Per quanto riguarda le piante li ho osservati su sei specie diverse, ma conosco i nomi solo del papavero e della cicuta, per gli altri sto cercando.

T. onustus Carta d'identità: i nostri amici, come la maggior parte degli aracnidi, presentano otto occhi che gli permettono un campo visivo di trecentosessanta gradi: due sono posti sulla parte anteriore del cefalotorace, due immediatamente sopra gli danno la possibilità di guardare in alto e altri quattro, posti a due a due su delle "corna", poste ai lati della testa completano l'elenco e gli danno la possibilità di vedere a destra, a sinistra e indietro. Li chiamano ragni granchio, per chi li abbia visti il perché è chiaro, quelle lunghe zampe anteriori sembrano chele, e poi camminano lateralmente (per lo più). Passano il loro tempo sui fiori, aggrappati con le zampe posteriori corte e robuste a dei "cuscinetti" di tela tessuti a bella posta. Il loro metodo di caccia, come detto è l'agguato, non appena un insetto si posa sul suo terreno di caccia cominciano a ruotare e ad avvicinarsi, molto molto lentamente, fino ad avere la preda all'interno dell'arco formato dalle lunghe zampe anteriori, a questo punto si avventano sullo sventurato. A riguardo ho notato delle cose: l'attacco arriva sempre dal davanti con un morso all'attaccatura della testa, diciamo sul collo, e le zampe vanno a "chiudere" le ali per evitare un'eventuale fuga, questa deve essere la funzione di quegli arti così lunghi.
Una particolarità di questa specie è l'incredibile quantità di attacchi andati a segno, in natura ho assistito per lo più a pasti in cui l'attacco era già avvenuto, mentre in cattività ho potuto vederne parecchi in corso ed ho constatato che non sbagliano un colpo. Questa specie in particolare preda per lo più api, vespe, bombi, sirfidi e qualunque altro essere alato passi il suo tempo sui fiori, solo nei piccoli ho notato spesso la tendenza ad attaccare anche piccoli coleotteri.
In natura non ho mai visto un Thomiside attaccare cavallette, mentre in cattività non si fanno pregare. Possiamo quindi concludere che lo spettro alimentare di questi ragni comprende un po' tutto quello che gli passa sotto il naso, con preferenza per quello che passa più spesso… Altro fatto notevole sono le dimensioni delle prede cacciate, la normalità è trovarli con api e sirfidi grossi un paio di volte loro tra i cheliceri, ma non di rado ne ho rinvenuti che si cibavano di Xilocopa (quelle grosse api nere con ali blu iridescenti che scavano i loro nidi nel legno) lunghi almeno quattro centimetri. Il cannibalismo non è una caratteristica di questa specie, ho provato a tenerne un certo numero di esemplari insieme, e solo in un paio di casi si sono verificate sparizioni, inoltre in natura mi è capitato di rinvenirne più esemplari sullo stesso fiore, sempre su piante di Cicuta, forse per le ampie dimensioni delle infiorescenze. Quando si trovano faccia a faccia con un esemplare della stessa specie questi aracnidi si comportano come due persone che s'incrocino nel corridoio di un treno, si passano davanti a "braccia" alzate cercando di non toccarsi, poi ognuno per la sua strada.

femmina a guardia dell'ooteca All'inizio si parlava di dimensioni, beh, il nostro amico non supera i due centimetri di "apertura zampale" per le femmine, i maschi tanto per cambiare sono più piccoli e tendono a fare una 'finaccia' ogni volta che per ottemperare gli obblighi coniugali, passano nei paraggi delle giunoniche signore. Nonostante ciò le coppie si formano tra fine maggio e inizio di luglio, ed i piccoli nascono circa venti giorni dopo la deposizione delle uova. Le femmine gravide sembrano delle palline con le zampe, il ventre che solitamente è rugoso, con due protuberanze sulla parte posteriore si gonfia, immaginate una "piramide grassa" con una piccola testa. Le due protuberanze spariscono, per diventare puntini gialli o viola. Terminata la "gravidanza" la femmina depone un centinaio di uova in una sacca realizzata con le sue secrezioni seriche dove i "feti" terminano lo sviluppo. Le mamme rimangono per tutto il tempo vicino al nido, continuando a fare la solita vita, nutrendosi, ma senza allontanarsi mai. Alla nascita i piccoli misurano poco più di un paio di millimetri, completamente bianchi, traslucidi, con una mascherina nera attorno agli occhi. Di questi v'è poco da dire, per i primi giorni non si nutrono e rimangono nei pressi del nido se non sopra di esso, mentre la madre si allontana immediatamente dopo la schiusa. i piccoli Poi cominciano ad attaccare insetti di dimensioni adeguate alle loro. Nel caso un insetto più grande passi in quei paraggi viene attaccato in massa e divorato da tutto il gruppo, comportamento questo che non avevo mai notato in nessun altra specie di aracnide e che ho osservato solo in cattività; non so se si è trattato di un caso o meno, sta di fatto che nella parte di pianta in cui era deposto il nido avevano secreto una quantità tale di tela, che un moscone, nato da un bigattino lasciato in giro per trasformarsi e fungere da pasto alla genitrice, è finito per sfamare loro.
La cosa più sorprendente è il modo con cui si allontanano dal nido, dopo un certo tempo dalla nascita, poco dopo la prima muta, i ragnetti si portano, nelle ore più calde della giornata, sulla parte più alta della pianta, secernono un sottilissimo filo (detto aeronautico) che lasciano sventolare ed aspettano che questo venga catturato da qualche corrente, quando questo accade si librano in volo e veleggiano verso la loro ignota destinazione. Questo metodo viene solitamente usato anche da altre specie di ragni per abbandonare territori sovraffollati.

Cugini: contemporaneamente a questa specie ne ho allevate altre due, Xysticus erraticus e Sinaema globosum che, essendo ragni granchio anch'essi, presentano più o meno le stesse caratteristiche fisiche dei Thomisus, ma con abitudini differenti.

Xysticus erraticus... primo piano di una 'lei' Xysticus è molto più aggressivo, attacca qualunque cosa si muova e possa sopraffare, si sposta da un posto all'altro alla ricerca di cibo, appena avvista una preda s'immobilizza e comincia ad avvicinarsi molto lentamente. Mi è capitato di vederne un esemplare che ha impiegato dieci minuti per coprire la distanza, una decina di centimetri, che separava i suoi cheliceri da un piccolo coleottero che sostava su una spiga. Quando lo ha attaccato, il piccoletto, ben difeso e per niente scosso, si è dato alla fuga ed il nostro, per nulla rassegnato si è lanciato all'inseguimento continuando a mordere senza tregua il fuggitivo. Anche lo spettro alimentare di questo ragno, oltre il suo stile di vita, è dunque differente dal primo, preda per lo più coleotteri, cavallette e bruchi, e solo quando capita, api et similia. In cattività, si "accontenta"… di tutto, preda anche le camole della farina. Ho tentato di tenerne più esemplari insieme, ma inevitabilmente ne ho ritrovato uno solo, nonostante l'abbondanza di prede. Il tentativo di farli convivere con le altre specie è stato ugualmente fallimentare, nonostante sia più piccolo dei Thomisus non esita ad attaccarli, e non lo ho mai visto avere la peggio. Se per Thomisus e Synaema l'accoppiamento ed il corteggiamento sono potenzialmente pericolosi e ci si può salvare con una certa dose di attenzione, per i maschietti di questa specie, ovviamente più piccoli, la morte è praticamente una certezza. Ne ho ottenuto per due volte l'accoppiamento in cattività, ed invariabilmente il maschio ha dato il suo contributo alla buona salute della signora. Anche il metodo della deposizione delle uova è differente, mentre quelle di Thomisus vengono deposte su un piano e "coperte" dal sacco serico, questa specie appronta un sacco attorno ad un bastoncino e non rimane nei paraggi, ma si allontana immediatamente dopo la deposizione. Purtroppo non posso dire nulla sui piccoli giacché nonostante l'avvenuta deposizione, le uova, non si sono schiuse.

Synaema globosum, piccolo gioiello Synaema globosum, più piccolo degli altri due, non supera i sette otto millimetri di diametro, è "caratterialmente" più simile a Thomisus piuttosto che a Xysticus, passa il suo tempo in agguato su fiori e foglie e dimostra, verso i suoi simili e gli altri aracnidi, una signorile indifferenza. Differentemente dagli altri si accontenta di piccole prede, siano essi coleotteri, cavallette o mosche, che hanno una caratteristica in comune, non sono mai più grandi dell'assalitore. La caratteristica saliente di questa specie è la colorazione, gli esemplari sono neri con l'addome rosso o giallo ornato da uno splendido disegno, anch'esso nero. Anche qui ci sarebbe da discutere sull'eventuale esistenza di sottospecie, data la diversa colorazione dell'addome, ma non me ne sono ancora interessato, come non ho mai provato la riproduzione.

tipica posizione di caccia di Xysticus erraticus Se volete cercarli: rinvenire Thomisus onustus non è difficile, sono molto comuni, li ho trovati in quasi tutte le regioni dell'Italia del sud, in Friuli, nelle isole Ioniche ed in Croazia, insulare e continentale, basta avere la pazienza di guardare molto attentamente i fiori, ma molto attentamente, perché da fermi sono quasi invisibili. Bisogna fare poi molta attenzione a guardare le piante prima di muoverle perché una prerogativa di questi aracnidi è che, al minimo accenno di disturbo si gettano verso il terreno a corpo morto, appesi ad un filo e poi fuggono nell'intrico della vegetazione. Il periodo migliore per cercarli è sempre, dalla primavera all'inizio dell'autunno, recatevi in un prato fiorito, guardate su quali specie di fiori si posano le api per raccogliere in nettare e cominciate a cercare su questi, presto v'imbatterete in qualche esemplare.
Stesso discorso vale per Synaema Globosum, consiglio di cercare questa specie sui fiori dei roveti di more, dove non è raro rinvenirne tre o quattro esemplari sullo stesso ciuffetto di fiori. Per questa specie non c'è il problema della fuga, quando si sentono minacciati si limitano a nascondersi sulla faccia inferiore della foglia, o fiore su cui sostano.
Rinvenire Xysticus erraticus può invece creare più problemi, perché come indica il nome, non è solito rimanere in agguato in un posto, ma si sposta alla ricerca di prede; è comunque abbastanza facile da trovare, nei prati, sugli arbusti secchi dell'anno precedente, per lo più nelle giunzioni tra il tronco principale ed i rami. Un'altra specie del genere Xysticus, il cristatus, molto simile, frequenta i muri nei pressi delle abitazioni.

fase rosa di Thomisus e tenerli: una volta risolto il problema di procurarsene un esemplare potete passare alla fase due, allestire il terrario, anche se sarebbe meglio farlo prima. Come contenitore vi consiglio di utilizzare quei grossi barattoli cilindrici che vengono usati per contenere la pasta, ve ne sono (quelli che uso io per Epeire e Argiopi) di alti trentacinque centimetri per venticinque di diametro; si possono acquistare nei negozi "tutto a 1000 lire" alla modica cifra di 90 centesimi. Come substrato utilizzo terriccio dilavato dai bordi degli sterrati, se invece volete acquistarlo, evitate quelli con concimi di vario genere, io non mi fido. Acquistate o prelevate in natura delle piante con fiori, ma potete usare anche quelli in plastica, che sistemerete in un vasetto all'interno, se volete allevare Thomisus o Synaema, rametti secchi per Xysticus.
femmina adulta di Thomisus Solitamente non utilizzo il tappo, per avere una migliore aerazione copro la parte superiore con della garza fissandola con un elastico, e pratico dei fori ad un paio di centimetri dal fondo. Questo modo di procedere è particolarmente indicato nel caso dell'utilizzo di piante vere, altrimenti avreste delle pareti sempre appannate e si creerebbero, durante la notte, pericolosi aumenti dell'anidride carbonica. Per evitare ristagni d'acqua, che potrebbero dar luogo alla proliferazione di muffe e funghi pericolosi per i nostri amici, forate il fondo, e sistemate sul buco una pallina di argilla espansa sul buco, poi mettete sotto la struttura un sottovaso di dimensioni appropriate. A questo punto la nuova casa del vostro inquilino è pronta. Vaporizzate una volta ogni due o tre giorni con acqua tiepida, anche più raramente se la pianta da voi scelta richiede frequenti annaffiature.
Per il cibo sbizzarritevi, ma evitate di somministrare insetti catturati nei pressi di orti o qualunque altro luogo in cui sospettate possano aver ingerito o essere venuti a contatto con sostanze pericolose. Nei periodi di magra potete comperare dei bigattini, sistemarli in provette in numero tale da soddisfare le necessità di un pasto e poneteli in frigorifero, dopodiché tiratele fuori una alla volta, la metamorfosi avviene in circa una settimana a venti gradi, avrete così le vostre prede.
Facciamo un esempio, allevo quattro Thomisidi, quindi compro le mie larve della mosca carnaria e ne sistemo in scatolette nel frigorifero sette gruppi da sei (melius abundare quam deficere). Diciamo che voglio nutrire i miei amici ogni quattro giorni, Dopo questo lasso di tempo tiro fuori dal frigo la prima "infornata" (che parlando di frigoriferi fa un po' ridere), ne aspetto altri quattro e faccio lo stesso e così via, in questo modo avrò sempre prede fresche a disposizione. Ho detto sette gruppi perché se ne usassi di più le larve, restando in frigo per un tempo più lungo morirebbero, quindi una settimana prima di somministrare il penultimo gruppo, ricominciate da capo con nuovi esemplari; tenete presente che io tengo solitamente il frigo a media intensità, se lo tenete al massimo i tempi si accorciano di circa un quarto, ma molto dipende dal tipo di elettrodomestico, quindi fate prima una "prova di sopravvivenza" con una decina di esemplari per non trovarvi sprovvisti di cibo al momento meno opportuno.
Un'ultima cosa, nutrite le mosche con zucchero e altro prima di "metterle in tavola", altrimenti sarebbero totalmente inutili.
Buon divertimento.



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