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Locuste, da flagello ... a manna!

Le locuste rappresentano il cibo preferito per la maggior parte dei sauri insettivori Sono anni che rimuginavo il proposito di provare ad allevare questi insetti, le locuste infatti costituiscono indubbiamente il cibo preferito di molti sauri (non a caso è forse l'unico "cibo vivo" che non si rintani), mentre il loro acquisto è tutt'altro che economico. Tuttavia non mi ero mai deciso a provare, sapendo che un allevamento di questi "flagelli" comporta la disponibilità di spazio e foraggio notevoli.
Pur di soddisfare la mia curiosità ho infine deciso di mettere in piedi un micro-allevamento, a scopo puramente didattico, per raccogliere ogni possibile informazione e rendervela disponibile. Alla data odierna (30/12/05) infatti non mi risultano articoli on-line, in italiano, sull'argomento, ed anche quelli che ho trovato in inglese sono davvero scarsi nei contenuti.
Auguro fin d'ora "in bocca al lupo" a chi vorrà cimentarsi con un allevamento in piena regola e spero nel vostro "feed-back" per migliorare questo articolo!


Le due specie: appartenenti all'ordine degli Ortotteri, famiglia Acrididae, la Locusta migratoria e la Schistocerca gregaria rappresentano un interessante esempio di convergenza evolutiva (peraltro condivisa con poche altre specie di locuste quali: Nomadacris septemfasciata, Chortoicetes terminifera e Locustana pardalina), che le ha portate ad avere forme e comportamenti quasi sovrapponibili.

Locusta migratoria migratoides: rastrelliera con fieno Alla Locusta migratoria vengono attribuite circa 12 sottospecie di distribuzione quasi cosmopolita (fanno eccezione gli USA) tra cui la L. migratoria migratoria, presente anche in Italia, e la L. migratoria migratoides, la vera "piaga africana", utile per i nostri allevamenti. La Locusta ha taglie variabili tra i 4 ed i 7,2 cm, i maschi più piccoletti. Mentre la sottospecie L. m. migratoria -vivendo alle nostre latitudini- osserva una diapausa invernale e non muta mai nella forma gregaria, la sottospecie L. m. migratoides si trova a vivere in zone che subiscono stagioni piovose -che creano abbondante nutrimento- cui seguono periodi secchi caldissimi, in cui la cavalletta nominale avrebbe vita ben magra. Queste hanno quindi evoluto la capacità di aggregare in grossi sciami ed andare a colonizzare nuove aree... tipicamente i campi coltivati a graminacee!
La forma gregaria è poco dissimile da quella nominale, ma appare più "appiattita" lateralmente e con zampe saltatorie più sviluppate, oltre a presentare una pigmentazione più abbondante di colore nero.

La Schistocerca gregaria, nota come Locusta del deserto, si è ancor più adattata ad ambienti estremi: la taglia è di poco superiore alla specie precedente, ma si presenta più snella e slanciata e -nella forma migratoria- è dotata di ali molto più sviluppate (superano di cira 1/3 la lunghezza totale dell'insetto adulto). A differenza della Locusta nominale, quella del deserto presenta una minore specializzazione alimentare per cui può danneggiare indistintamente qualsiasi tipo di coltivazione che risulti di suo gusto (in libertà sono state registrate più di 160 specie vegetali mangiate spontaneamente da questo insetto, tra cui alcune specie tossiche). Questa specie è incapace di intraprendere una diapausa "invernale" e non tollera a lungo un abbassamento della temperatura.

Schistocerca gregaria: coppia adulta matura Ciclo vitale: come accennato poco sopra ambedue le specie presentano due forme vitali: una solitaria, che rappresenta quella nominale, ed una gregaria, indotta dal sovrappopolamento. La prima si sviluppa attraverso 6-7 stadi (di cui il primo -una larva vermiforme- dura il solo tempo necessario a "sbucare" dal terreno, ed è seguito dai veri stadi ninfali). A questi segue lo stadio immaginale (insetto adulto alato). La forma gregaria si sviluppa sempre attraverso 6 stadi. In natura ambedue le locuste compiono 4 cicli vitali completi all'anno; in cattività -se allevata in condizioni ottimali- la Locusta migratoria può arrivare a compierne 6, mentre la Schistocerca gregaria no.

Il fenomeno del gregarismo è stato oggetto di studi intensi in quanto solo la forma gregaria di questi insetti reca danni alle colture. Gli studi hanno dato risultati variabili e non sempre riproducibili, che vanno quindi considerati solo ipotesi in attesa di conferme. Di certo si è scoperto che la forma larvale ed i primi tre stadi ninfali sono assolutamente "non indirizzati" e quindi possono essere indotti a divenire normali, o gregari, a seconda delle condizioni di vita/allevamento successive.
A partire dal quarto stadio ninfale (quello in cui appaiono evidenti i primi abbozzi alari) e per tutto il quinto ed ultimo stadio, gli individui cominciano a rilasciare un feromone di segnale (detto locustolo) nelle feci, è proprio la concentrazione delle feci nell'ambiente, legata alla densità della popolazione stessa, che spingerà il dimorfismo verso uno dei due fenotipi. Il fenomeno non è del tipo "tutto o nulla", infatti all'interno della popolazione di locuste si svilupperanno -col tempo- individui nominali, intermedi (di vario grado) e gregari.
Un'altra certezza scientifica è stata l'identificazione dell'ormone endogeno che regola, nel singolo individuo, lo sviluppo nella forma gregaria: si tratta della melanina! Le ninfe esposte al locustolo, infatti, tendono ad aumentare progressivamente la pigmentazione nera e ceppi di locuste albine sono incapaci di sviluppare la forma gregaria.

Dimorfismo sessuale in Locusta migratoria Se l'aggregazione delle ninfe ed il loro differenziamento è un fenomeno interessante, non è altrettanto importante dal punto di vista agricolo, perchè queste, per quanto saltino, non potranno mai effettuare i Km di volo degli adulti. La cosa che tuttavia lascia perplessi è sapere che le feci di questi ultimi non contengono locustolo! Nuovi studi hanno così scoperto meccanismi più fini di sincronizzazione dello sciame.
Le locuste adulte non solo mantengono un fortissimo gregarismo (necessario più che mai durante il volo) tramite altri mediatori volatili (leggete l'articolo riportato in fondo per approfondimenti), ma addirittura mediano la metamorfosi quasi sincrona delle ninfe "ritardatarie" che si trovano ancora al quinto stadio (in modo da non lasciare indietro nessuno prima di partire!).
Dimorfismo sessuale in Schistocerca gregaria Le sole Schistocerca gregaria, infine, mostrano una specializzazione ancor più marcata: mentre nella Locusta migratoria gli adulti neometamorfosati maturano rapidamente, ma casualmente, nella forma sessualmente ricettiva, la Schistocerca può impiegarci più di un mese. Il "via" alla maturazione rapida e sincrona di tutti gli individui, sia maschi che femmine, viene dato -tramite appositi feromoni- dai primi maschi maturi (riconoscibili perchè giallastri invece che rosati). Questo accorgimento evita che le femmine sprechino le proprie risorse deponendo uova non fecondate. Se questo non bastasse le femmine tenderanno a deporre tutte nei medesimi siti.

Quanto detto fin'ora, anche se interessante, potrebbe apparire un esempio di puro accademismo, invece ha importanti implicazioni di allevamento. Vi basti sapere che le forme gregarie -dovendo usare molte delle loro energie per volare- mangiano molto di più, ma effettuano meno deposizioni producendo un minore numero di uova per covata (e non il contrario come ho letto affermare in alcuni siti!). Quindi, se a voi servissero soprattutto giovani ninfe, è meglio allevare uno sparuto gruppo di adulti solitari, piuttosto che uno sciame di gregari.

Ninfa neonata di Locusta migratoria Il terrario: avendo a che fare con animali che -in fatto di salti- sono dei campioni, è impossibile immaginare di allevare le locuste in un contenitore che si apra dall'alto, come facciamo per blatte e grilli. La soluzione migliore consiste nel costruirsi un terrario ad hoc, o adattarne uno che ci avanza. Essendo la mia un'esperienza a termine ho optato per la seconda scelta (con vari problemi che non riporterò), ma ritengo più utile descrivervi come fare "sul serio".

Lo spazio da destinare sarà in funzione del numero di insetti che volete ottenere a regime. Per stabulare un centinaio di individui adulti più svariate centinaia di ninfe di diverso stadio considerate misure minime di circa 60x60x70 cm.
Ninfa neonata di Schistocerca gregaria Il terrario dovrà essere realizzato preferibilmente in legno (o altro materiale che isoli il calore) con spessore di almeno 1 cm e provvisto di pochi fori d'areazione (Ø circa 2 cm) coperti con una zanzariera. Per non creare inutili dispersioni di calore è meglio posizionarne 4 da un solo lato (molto in basso per permettere il reflusso dell'anidride carbonica, che è un gas "pesante"), mentre dall'altra parte -a metà parete- si praticherà un unico grosso foro da cui dovremo poter far passare la nostra mano per le operazioni di manutenzione (consiglio di cartavetrarlo bene per evitare le schegge). Al foro, con l'ausilio di un collante a presa rapida, incolleremo una manica di tessuto robusto che chiuderemo con un elastico.
Il vetro frontale è meglio che sia fisso, infatti le classiche antine scorrevoli dei terrari permetterebbero (provato sulla mia pelle!) la fuga di qualche esemplare ogni volta che dovessimo usarle per le operazioni di manutenzione (per non parlare delle fughe di ninfe se non fossero perfettamente serrate). In realtà sprecare un vetro per questa teca è forse eccessivo: basterà incollare frontalmente uno dei tanti laminati plastici, o in PVC, trasparenti, che si trovano nei negozi di bricolage.
Locusta migratoria: uova in schiusa Il fondo dovrà preferibilmente essere doppio: costituito superiormente da una griglia plastica, o metallica, con diametro di circa 5mm, per il drenaggio delle feci ed inferiormente da un cassettino estraibile per asportare il tutto. Questo tipo di fondo ha la pecca di permettere agevolmente il passaggio delle ninfe del primo e secondo stadio, che tuttavia si troveranno raramente in questo scomparto poco illuminato e riscaldato, e comunque si potranno recuperare senza grossi problemi. Se optate per il fondo solidale al terrario avrete qualche problema in più nell'effettuare le pulizie... ma con l'olio di gomito si rimedia a tutto!

All'interno della teca sono necessarie poche cose: una lampadina/spot ad incandescenza di wattaggio adeguato da fissare sotto al coperchio (occhio a non dare fuoco al legno!), una vaschetta piena di sabbia (o mix di sabbia e terra) appena umida, alta almeno 10 cm, un paio di termometri a bulbo (di cui uno fissato alla parete e l'altro immerso nella sabbia) ed infine quanti più rametti secchi potete inserirci (sono il punto preferito in cui sosteranno le locuste e assolutamente necessari per la muta, che viene fatta a testa in giù e necessita di una altezza circa doppia rispetto alla lunghezza totale della locusta). A questa dotazione standard si aggiungerà una piccola ciotola bassa per la crusca, un eventuale cilindro di rete a maglia ampia (2 cm) per il fieno ed un barattolino in vetro con acqua in cui si porranno le erbette fresche, per non farle avvizzire.
Confronto adulto v.s baby di Schistocerca gregaria Fate in modo che nessun rametto arrivi a toccare la lampada, non solo per evitare incendi, ma anche per evitare di fare arrosto qualche locusta. La temperatura necessaria a far vivere bene questi insetti è molto elevata ragion per cui posizionare la lampada all'esterno sarebbe uno spreco e sareste costretti ad incrementare la temperatura del terrario con cavetti o piastre riscaldanti.
Ho effettuato varie prove di stabulazione potendo ora affermare che la produttività ottimale -con ambedue le specie- si ottiene con una temperatura media della teca tra i 30° ed i 34°C, avendo però un ampio punto di "basking" che non sia inferiore ai 48°C. E' stata davvero una sorpresa constatare che locuste postesi spontaneamente a 3 cm da una lampada da 40 watt non cadessero incenerite, ma invece si godessero il "teporino" per alcuni minuti!
Schiusa di Locusta migratoria: notare l'exuvia della forma larvale Per quanto riguarda le temperature minime devo dire che -di notte- non ho mai provvisto alcuna forma di riscaldamento (ma in casa mia non si va mai sotto i 18°C).
Se proverete a stabulare le locuste a temperature diurne inferiori noterete che la Locusta migratoria riesce a reggere delle medie di 23-25°C con basking minimo di 30-32°C, mentre a queste stesse temperature le Schistocerca gregaria faranno -lentamente- una brutta fine. Comunque sia a basse temperature si osserverà un vistoso rallentamento dello sviluppo ed una quasi assenza di schiuse, quindi non vedo alcuna utilità nel "raffreddarle" a meno di avere un esubero di produzione.

L'acqua "fresca" alle locuste non serve: ho letto vari articoli in cui si consigliava di lasciare acqua a disposizione (straccio imbevuto o ghiaino impregnato): all'inizio ho provato anch'io, ma -constatato che nessun esemplare era interessato- ho smesso. Di fatto le locuste sono abituate a sopravvivere in luoghi secchi ed a raccogliere l'acqua loro necessaria direttamente dalla verdura ingerita. Una perenne fonte di umidità -viceversa- potrebbe risultare molto gradita agli acari, che in breve possono infestare il vostro allevamento.

Deposizione di Schistocerca gregaria: la femmina infossa profondamente l'addome, che si allunga a telescopio, potendo quasi raddoppiare lunghezza. Alimentazione. Veniamo alla vera ed unica dolente nota: se non abitate in campagna, o avete soldi da buttare, allevare un grosso numero di locuste risulta veramente antieconomico (e spiega il perchè del loro prezzo elevato). E' incredibile quanto foraggio possano consumare questi insetti in un solo giorno, specie se allevate a temperature ottimali. Devo dire che, per semplificarmi la vita, ho tentato ogni genere di integrazione per non dipendere interamente dai vegetali freschi, ma svincolarsi del tutto dalla verdura è impossibile (i mangimi artificiali usati nelle ricerche costano ancora di più)... beato che ha un giardino pieno di "erbacce"!

Quindi se potete attingere incessantemente da una raccolta di erba cui non arrivino pesticidi avete già risolto il problema: ogni giorno raccoglierete un bel mazzo di erba in "filo" per le Locusta, o un mix con prevalenza di foglie per le Schistocerca, mettendole nel vasetto di vetro per mantenerle idratate. A questo aggiungerete solo un po' di crusca nell'apposita ciotola: verrà consumata, per lo più dalle Locusta, come fonte addizionale di carboidrati.
Noterete che, se le temperature lo consentono, l'attività trofica continua anche durante la notte, quindi non sottovalutate mai le vostre ospiti tenendole a stecchetto!

Broccoli lessi, che passione! Gruppo di Locusta migratoria a banchetto. Se, come me, non avete un giardino a disposizione, o comunque è piccolo (d'inverno l'erba cresce poco o nulla, ma le locuste continuano a mangiare tanto!), potrete usare varie fonti di cibo integrativo.
La prima scelta consiste nell'acquistare del fieno per conigli/cincillà, mettendolo a disposizione nella rastrelliera di rete (evitando così che finisca sul fondo calpestato e mischiato alle feci): noterete che entrambe le specie lo consumano, anche se le Locusta lo apprezzeranno di più, essendo costituito prevalentemente da graminacee. Nella scelta fidatevi del vostro olfatto ed osservate il fieno: quello migliore ha un profumo dolciastro, piacevole, ed è costituito da una maggioranza di fili sottili e verdi, piuttosto che da "paglia".
Come fonte supplementare d'acqua è possibile offrire qualche pezzetto di mela fresca: tenete però conto del fatto che le mandibole delle locuste sono ben diverse da quelle di un grillo, infatti fanno ben presa solo su parti sottili e non funzionano invece "di piatto". Quindi dare una mezza mela è un pessimo modo di offrirla, mentre funzionerà bene se fatta letteralmente a pezzetti.
L'arancia, per quanto decantata nelle schede brevi, mi è parso il frutto meno appetito da ambedue le specie: chi la somministra con successo deve avere esemplari davvero "disperati" dal punto di vista idrico!
La carota è consumata con un certo interesse da ambedue le specie ed è un'ottima fonte d'acqua e di beta-carotene (il precursore della vitamina A e del retinolo), però va prima lavata bene per eliminare qualsiasi traccia di terra (pena vedersela rifiutata) e grattugiata finemente perchè possano nutrirsene: finchè la somministravo a pezzetti restava quasi tutta lì. Spesso la carota grattugiata è appetita alcune ore dopo averla immessa nel terrario, in pratica le locuste la preferiscono una volta che si è leggermente asciugata.
Ultima muta di Schistocerca gregaria: nel terrario sono sempre necessari abbondanti rametti per favorirla, in caso contrario si osserveranno esemplari deformi. L'insalata è appetita da ambedue le specie, anche se la Locusta migratoria la accetta solo se "messa alle strette" e di solito viene ignorata dalle sue ninfe del primo stadio. Va comunque privilegiato l'uso di quella a fogliame scuro (radicchio in primis) ed usata con parsimonia perchè induce facilmente dissenteria.
Un'ottima fonte di energia aggiuntiva è costituita invece dai fiocchi d'avena: molto apprezzati dalla Locusta migratoria, che, guarda caso, ama molto anche i semi dell'erba, divorandone le spighe fresche. Questi fiocchi purtroppo sono un po' duri per le mandibole delle locuste e questo ne limita il consumo ai soli esemplari più grandi. Ho d'altra parte constatato che bagnandoli (il che li renderebbe morbidi) non sono più apprezzati. Talvolta ho visto alcuni adulti sgranocchiare anche i corn flakes, ma solo sporadicamente, quindi non costituiscono un cibo utile.
Broccoli lessi: questa è stata la scoperta più importante che ho effettuato, usando un avanzo di cucina! Ambedue le specie mangiano infatti volentieri questa verdura lessata (che da cruda viene invece consumata più difficilmente e solo nella parte "fiorifera"). Ultimamente tengo sempre in freeezer una confezione di broccoli e li uso ogni volta che non faccio in tempo a comprare o raccogliere delle verdure fresche. Questi, grazie alla loro ricchezza d'acqua e di sostanze nutrienti e saline, costituiscono il miglior rimpiazzo che abbia fin'ora trovato... un minuto di microonde a mezza potenza ed il piatto è servito! Certo non potranno mai sostituire del tutto le verdure fresche, ma mi hanno eliminato l'ansia da "raccolta continua". Con le stesse modalità possono essere serviti gli zucchini, ma in questo caso bisogna usare parsimonia, perchè, se abbondanti, inducono dissenteria.
Le carote lessate sono apprezzate, ma ritengo più utile somministrarle crude -come descritto sopra- per non inattivarne le vitamine.

Devo ora fare un paio di importanti "distinguo" riguardo l'alimentazione, per non crearvi guai: il primo si riferisce alle ninfe neonate, queste infatti mangiano quasi esclusivamente erba fresca e qualsiasi surrogato vi farà subire perdite notevoli. Solo a distanza di 7-10 giorni, tempo necessario per osservare la prima muta, le neanidi saranno capaci di cominciare ad apprezzare tutti i cibi "accessori".
Il secondo distinguo tratta delle Schistocerca gragaria: questa cavalletta necessita di un input proteico molto maggiore, che le porta -talvolta- al cannibalismo (specialmente nella ninfa del quarto e quinto stadio), mentre sono meno propense a mangiare i sostituti che ho riportato sopra. Se allevate questa specie pensate seriamente ad integrarne la dieta con legumi germogliati (es soia, lenticchie ecc...) e comunque variate molto la loro dieta usando diverse specie di vegetali: l'uso continuativo ed esclusivo di insalata crea fenomeni di dissenteria cui segue un feroce cannibalismo.

Ninfe al terzo e quarto stadio di Locusta migratoria Ciclo produttivo: come anticipato nella parte descrittiva, a meno di allevare pochissime cavallette ed asportarne quotidianamente le feci, nel vostro allevamento otterrete una netta prevalenza di esemplari gregari. Alle temperature ottimali indicate le uova schiudono dopo 2-3 settimane di incubazione, solitamente in seguito ad una "annaffiata" della sabbia in cui sono state deposte (siate sempre parchi con l'acqua o "affogherete" tutto).
Io ho sempre lasciato che i piccoli si schiudessero nello stesso contenitore degli adulti perchè non avevo la necessità di produrre molti insetti, tuttavia se avete "idee in grande" sarà meglio sostituire la vaschetta di deposizione ogni 15 giorni, per fare nascere i piccoli in un contenitore a parte, evitando così la competizione alimentare con gli adulti.

Alla schiusa noterete spuntare dalla sabbia delle minuscole cavallettine che lasciano la piccola exuvia bianca del loro stadio "larvale". Una volta asciutte misureranno 5-8 mm (la lunghezza dipende dall'effettiva stazza della minilocusta e dal suo stato di nutrizione, infatti sanno espandere molto l'addome, per riempirlo di pappa). Il colore delle baby Locusta migratoria è solitamente marrone o grigio, con occhi neri o metallici, e due sottili strie parallele scure che percorrono longitudinalmente tutto il dorso, circondando una stria mediana bianco-giallognola. I piccoli della Schistocera gregaria sono quasi totalmente neri (fatta eccezione per minuscoli puntini gialli sulle zampe "saltatorie" e sul torace) e posseggono occhi rosso scuri. In ambedue le specie questo primo stadio è delicatissimo ed è tra questi esemplari che si subiranno le perdite maggiori, ovviabili solo con una presenza incessante di erbette fresche e tenere.

In seguito ogni stadio muterà nel successivo in circa 7-9 giorni (le Schistocerca ci metteranno sempre 1-2 giorni in più). Bisogna tuttavia ricordare che, col sopraggiungere del quarto stadio ninfale, inizieranno le interazioni ormonali di sincronizzazione, che potranno portare ad anticipi (ottenenedo esemplari adulti più piccoli), o ritardi (con adulti più grandi) della maturazione.
La colorazione delle ninfe e degli adulti della Locusta migratoria risulta davvero mutevole: escludendo la pigmentazione nera più o meno abbondante che marca ali e torace, corrispondente al segnale ormonale endogeno della melanina, noterete esemplari che vanno dal grigio cenere, al marrone, al nero, al giallastro con diversi disegni e trame. Se allevaste le locuste in presenza di un'umidità elevata osservereste anche cavallette verdi.
Viceversa la Schistocerca gregaria -nella fase gregaria- mostra colorazioni omogenee, ma molto ornamentali (secondo me sarebbe da considerare un insetto da terrario, alla stregua di mantidi e fasmidi). In pratica si osserva una base nera e gialla molto accesa, evidente in quarto e quinto stadio ninfale, mentre gli adulti immaturi sono grigio-rosa!

Ninfe al quinto stadio di Schistocerca gregaria Con la maturazione degli adulti, tuttavia, le due specie tornano ad assomigliarsi: i maschi esibiranno tinte giallastre su testa e torace, mentre le femmine opteranno per colorazioni mimetiche grigio-marroni-rossicce. In particolare potrete notare che l'addome delle femmine, inizialmente beige chiaro, diverrà sempre più scuro e pigmentato con la maturazione.
Per distinguere gli adulti delle due specie il sistema più rapido consiste nell'osservare il dorso del loro torace: quello delle Locusta si presenta liscio, di colorazione omogenea, e con due linee parallele scure più o meno evidenti (vedere ultima foto); nelle Schistocerca invece il torace appare ruvido e ricoperto di piccoli puntini molto fitti.

Si osserveranno finalmente i primi accoppiamenti, trovando in pratica maschi in perenne accoppiamento sul dorso delle femmine. In ambedue le specie i maschi sono -a dir poco- insistenti, per questa ragione è sempre meglio sacrificare per primi parte di questi, per evitare che "perseguitino" le femmine.
Mentre il maschio di Locusta migratoria non mostra corteggiamento, ma si limita a saltare sul dorso della prima femmina che passa (emettendo brevi "cicalecci" solo se un altro maschio tenta l'approccio), quello della Schistocerca gregaria, pur assaltando la coniuge con approccio simile, tenta poi di comunicare con lei usando particolari movimenti delle zampe e delle antenne, ma -quando la femmina risponde "picche" tramite un rapido movimento delle zampe "saltatorie"- spesso rinunciano.
Dopo circa una settimana dai primi accoppiamenti (sono numerosi e durano ore) le femmine cominciano a cercare un sito di deposizione: la ricerca è lunga, anche giorni, e le vedrete intente a sondare con l'addome ogni superficie disponibile... infine la maggior parte di loro si accontenterà della vaschetta con la sabbia umida, ma non stupitevi di trovare alcune ovature appoggiate a casaccio sul substrato, o sulle pareti. Se le raccoglierete subito, mettendole nel substrato, salverete ugualmente la covata.

Le ovature sono composte da alcune decine di uova gialle traslucide oblunghe (sembrano una copia gigante di quelle di grillo, lunghe inizialmente 6-7 mm), impastate con una ooteca schiumosa marroncina di forma cilindrica. In pratica la femmina depone le uova alla massima profondità consentitagli dall'addome (che si allunga a telescopio, fino a quasi raddoppiare la taglia normale) e riempie tutto lo spazio sovrastante di schiuma, coprendo poi il foro in superficie con la sabbia, servendosi delle zampe anteriori. Durante la maturazione l'uovo si accresce e diviene simile ad un chicco di riso.
Ogni covata può consistere di un numero variabile di uova (funzione della taglia e dello stato nutrizionale del soggetto), con massimi di 50 uova deposte e medie di resa intorno alle 20-40 ninfe effettivamente schiuse. Le forme solitarie sono molto più produttive arrivando a covate di 70 uova. Ogni femmina può deporre fino a 3 covate. La Locusta migratoria, nella mia esperienza, è risultata di gran lunga più produttiva della Schistocerca gregaria, che spesso muore dopo 1-2 deposizioni.

Distinguere le Locusta dalle Schistocerca


Che locusta allevare? Da quanto vi ho esposto le due specie, pur presentando un certo grado di convergenza, hanno caratteristiche diverse che possono farle preferire una all'altra. Per semplificarvi la scelta ho pensato di riassumere nella tabella successiva le loro caratteristiche più peculiari.

Caratteristiche: Locusta m. migratoides Schistocerca gregaria
Massa corporea adulto: 263 ± 11 mg 331 ± 14 mg
Contenuto proteico adulto (azoto): 31,2 ± 1,5 mg 36,6 ± 1,8 mg
Alimentazione preferita: graminacee, cereali verdura in foglia
Produttività della colonia: infestante buona
Durata media del 5° stadio ninfale: 9,8 ± 0,3 giorni 11,5 ± 0,4 giorni
Nervosismo (facilità fuga): medio-elevato (t° dipendente) molto elevato
Capacità di arrampicarsi su vetri: no (fanno eccezione ninfe baby) sì (possiedono l'arolio)
Necessità termiche: elevate, ma tollera abbassamenti elevate, a basse t° protratte si osservano decessi
Maturazione degli esemplari adulti: rapida lenta, ma quasi sincrona
Colorazione fase gregaria: mimetica variabile molto ornamentale (IV e V stadio, adulti immaturi)
Emissioni sonore: rare e deboli praticamente assenti
Gradimento come cibo vivo: elevatissimo elevato, talvolta è inizialmente ridotto per timore dei colori accesi


Se la tabella che vi ho proposto ha solo accresciuto i vosti dubbi, potete anche decidere di provare ad allevarle insieme. Tenete comunque conto del fatto che, a parità di risorse, la Locusta migratoria tenderà a prendere il sopravvento numerico, mentre la Schistocerca gregaria non disdegnerà -di tanto in tanto- di pasteggiare a spese dell'altra specie, divorando alcuni soggetti in muta che non hanno la possibilità di scappare.

Io ho provato questa convivenza, che ha risvolti interessanti, quali constatare che l'abbondanza di individui di una specie induce lo sviluppo in forma gregaria anche dei pochi individui dell'altra. Alla fine però la Locusta ha avuto la meglio per numero di individui e rapidità di individuazione e consumo del cibo... ed ora osservo, impassibile, l'ineluttabile estinzione della F2 delle mie Schistocerca.
Questo è un buon esempio di dinamica delle popolazioni in terrario: la specie con fitness più elevata ha sempre la meglio... d'altra parte furono le Locusta, e non le Schistocerca, a costituire la biblica piaga d'Egitto. Piaga che, per noi terrariofili, si è trasformata in manna!

P.S. dimenticavo una questione importante: prima di somministrare locuste adulte, o subadulte, ai vostri sauri è sempre meglio privarle delle zampe posteriori. Queste sono infatti dotate di numerose spine aguzze e possono rappresentare una fonte di lesioni in fase di ingestione. Su queste piccolissime ferite non è raro che si instaurino infezioni batteriche, che possono degenerare in ascessi boccali, palatali, o faringei... quindi... perchè rischiare?

Letture consigliate: sulle Locuste, data la loro importanza in agricoltura, sono stati spesi fiumi di carta stampata; ai nostri fini vi raccomando solo due lavori:
  1. D. Raubenheimer, and S. J. Simpson: Nutrient balancing in grasshoppers: behavioural and physiological correlates of dietary breadth. The Journal of Experimental Biology 206, 1669-1681; 2003.
  2. Byers, J.A.: Pheromones and chemical ecology of locusts. Biological Reviews. 66, 347-378; 1991.
Il primo parla delle preferenze alimentari e del valore nutritivo delle Locuste (da cui ho attinto alcuni dati riportati in tabella), mentre il secondo è un'ottima review che fornisce tutte le basi conoscitive sulle due specie ed in particolare sui feromoni che regolano il gregarismo... usando google dovrebbero saltar fuori.

NOTA: in questo articolo tutte le foto di sinistra ritraggono Locusta migratoria, mentre quelle di destra ritraggono Schistocerca gregaria. Passando col cursore sopra le foto, ne potrete leggere le didascalie (solo con Internet Explorer).



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