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Pyralis farinalis e Ephestia kuehniella

Tignole della farina: un cibo vivo ... che si fa da solo!


la protagonista Non so se accada anche a voi, ma tutte le estati, al ritorno dalle ferie, troviamo sempre decine di farfalline che svolazzano indisturbate in cucina ed in dispensa! Per quanto si faccia attenzione e si eviti di lasciare loro del potenziale substrato nutritivo qualcosa ci sfugge sempre e così ogni anno le piccole tignole della farina riescono a compiere il loro ciclo.
Se per l'uomo medio tutto ciò rappresenta una piccola seccatura, per gli appassionati di amici insoliti questi piccoli insetti, e soprattutto le loro larve, possono rivelarsi preziosi alimenti integrativi.
Anzi, con un minimo di buona volontà e famiglia permettendo (a me ad esempio non è permesso!), è possibile avviare un allevamento stabile di questi bruchetti, ottimo surrogato "micro" delle camole del miele.

questi bruchi al massimo sviluppo non superano il cm Chi sono: le due specie di farfalline qui descritte appartengono alla famiglia delle piralidi (Pyralidae) ed hanno un apparenza simile: microlepidotteri con la tipica forma di una piccolissima farfalla notturna. Di solito il corpo e le ali sono brune e coperte da lunghe setole (chetae), le ali inoltre sono attraversate trasversalmente da una stria più chiara quasi argentata.
Se prima di schiacciarle/utilizzarle vi siete soffermati a osservarle da vicino avrete notato che gli esemplari più piccoli sono leggermente più chiari e snelli (sono maschi), mentre i più grandi e scuri, che stanno tipicamente con l'addome che punta verso l'alto, al di sopra delle ali, sono femmine. La curiosa postura di queste ultime è legata al rilascio di feromoni, con cui le femmine cercano di attirare i partner. Non è raro sorprendere infatti più maschi che girano freneticamente intorno ad una femmina nel tentativo di ottenere i suoi favori. Il fortunato prescelto avrà il diritto di accoppiarsi e perpetrare così i propri geni.

Di maggiore interesse, per noi appassionati di terraristica, sono i bruchi di questa specie. Si tratta di miniature simili alle camole del miele (Galleria mellonella, guarda caso anch'essa una piralide), che tuttavia non superano 1 cm di lunghezza. Quindi un cibo ideale per piccoli sauri ed anfibi: dotato di un elevato potere nutritivo, minori grassi e poco tegumento. Se poi il bruchetto viene impiegato nella fase di "furia", ovvero quando sta ricercando un posto dove imbozzolarsi, otterrete la più irressitibile delle prede: un insettuccio grassoccio che si muove rapidamente ed incessantemente... non c'è rettile o anfibio che resista ad un simile richiamo!

Da dove vengono: le tignole della farina non fanno parte della nostra fauna, ma rappresentano degli infiltrati clandestini: originari dell'Asia furono trasportate involontariamente via mare dall'India fino negli USA e da lì, una volta ben insediate ed espanse, presero nuovamente il mare per raggiungere l'Europa.
Da noi si sono trovate bene: il calore delle nostre case permette loro di superare i rigori invernali per potersi poi riespandere all'aperto durante la bella stagione successiva. Non so se vi è mai capitato di entrare in un granaio verso settembre: è impressionante il numero di queste piccole opportuniste che cercano di fare man bassa prima che il freddo ne decimi pesantemente la popolazione.

Raccoglierle: per una volta procurarsele non sarà un problema, tuttavia l'estate rappresenterà indubbiamente il momento migliore per raccogliere un numero sufficiente di esemplari adulti con cui partire con "sprint". Se poi avete accesso ad un granaio potete lasciar perdere l'allevamento ed andare a raccogliere tutti i bruchetti che vi servono quotidianamente.
Per partire vi serve minimo una coppia di farfalline, ma impiegherete due cicli riproduttivi prima di avere un allevamento a regime, meglio quindi cominciare con almeno 5-10 femmine ed un numero congruo di maschi, ovvero un bel pacco di farina che presenti le caratteristiche "tele": qui le farfalle avranno già fatto il loro dovere ed a voi non resta che "coltivare" i bruchetti fino alla taglia voluta.

clicca per ingrandire la foto dell'allevamento Allevarle: come dicevo a me non è concesso... tuttavia per puro amore di scienza ho allevato di nascosto ed una sola volta questi insetti per il loro intero ciclo vitale!
Il contenitore può essere piccolo, anzi ritengo sia meglio usare più scatole piccole piuttosto che una grande: io ho sfruttato una scatola da gelato di quelle da 500gr, trasparenti. Nessun foro per l'areazione può prevenire la fuga delle larve neonate per cui conviene tagliare un pezzetto di coperchio (circa 3-4 cm di diametro) e chiuderlo con della stoffa, un batuffolo di cotone, o garza a più strati.
Come cibo può essere usata semplice farina di grano, grano integrale (il cibo più naturale), o -se volete rendere nutrizionalmente più ricchi questi insetti- della farina lattea per neonati.
In realtà, se li avete scovati per casa avrete notato che si accontentano di molti altri surrogati quali farine di qualsiasi altra origine (ceci, farro, mais, castagne, avena...), pane secco, riso, frutta secca (mandorle, noci, nocciole), pasta, o anche semplice crusca. Questi substrati tuttavia rendono le colture meno produttive, quindi, potendo usare della semplice farina, perchè complicarsi la vita?

accoppiamento: la femmina è quella sopra, che copre il maschio con le ali Il substrato nutritivo dovrà formare uno strato di circa 2 cm sul fondo del contenitore, qui si svilupperanno le minicamole scavandoci e tessendo lunghi fili di seta fino a formare dei veri e propri tessuti. Verso fine coltura il fenomeno è così accentuato che aprendo il coperchio della scatola rimarrà al suo posto un vero e proprio velo solido di seta. La raccolta del velo di seta con le relative larve che ci scorazzano sopra e sotto rappresenta il sistema più facile per poterle trasferire al terrario, dove i nostri beniamini le accoglieranno a bocca aperta... non certo per ammirazione della loro maestria di tessitori!
Quando i bruchetti entrano nella fase di furia muovendosi rapidi e nervosi è giunto il momento di raccoglierne una parte da porre nella nuova scatola di coltura (almeno una trentina, privilegiando gli esemplari più grandi): in questo modo eviterete di dover tentare di trasferire in seguito le piccole e mobilissime farfalline, impestandovi la casa.
Il resto della scatola brulicante dovrà essere usata piuttosto rapidamente (il che è semplice se avete un bel gruppetto di Dendrobates famelici o di camaleontini baby), o conservata in frigo. In questo secondo caso comunque non contate troppo sulla resistenza di questi bruchetti al freddo per lunghi periodi e non usateli per riavviare in seguito una nuova colonia rischiando il fallimento.
I bruchi comunque possono essere raccolti ed utilizzati a tutti gli stadi sfamando così anche le bocche più minute. Naturalmente anche le farfalline sono prede apprezzatissime, anzi più dei bruchi, ma gestirle senza fughe è praticamente impossibile, quindi per non vedervi revocare il "permesso d'allevamento" dai famigliari rinunciateci!
Stabulando le tignole a temperature elevate (28-30°C) è possibile avere un ciclo vitale completo in meno di due mesi. State attenti all'umidità: se è troppo secco avrete una resa scarsa (tenetele quindi lontane dal calorifero), mentre se è troppo umido le muffe vi rovineranno il substrato e quindi l'intero allevamento.

Fatemi sapere come ve la cavate e se trovate un sistema per escludere la fuga delle farfalline (magari ottenendo per caso un forma immaginale con ali inadatte al volo) avvertitemi. Si tratta di un cibo vivo davvero semplice da stabulare ed economico, è un peccato non poterlo allevare intensivamente!



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