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Topo (Mus musculus)

Con il topo passiamo ad un tipo di "cibo vivo" che desta numerose perplessità; se infatti pochi si sgomentano a sentire che fine fanno i miei grilli o le mie larve della farina, quando parlo dei topi i sentimenti sono contrastanti: chi li considera esseri repellenti (e di solito se n'è sempre tenuto alla larga) non fa una piega, ma chi si ferma a guardarli più da vicino e ne nota il musetto intelligente comincia a porsi delle domande...
Anche per me i topi sono rimasti un conflitto irrisolto e devo dire che, nonostante i topi io li abbia allevati come cibo vivo, in un certo senso li ho sempre considerati dei veri "pets" cui era stata imposta una "tassa".
D'altra parte, quando i topi cominciano a riprodursi lo fanno sul serio, che fare quindi del sovrappiù?

I miei topini: colorazione selvatica (agouti) a sinistra e 'grano' a destra Procurarseli: ormai trovare dei topi non è più un gran problema, il classico topo bianco albino, derivato dal ceppo Balb/c o Swiss è ormai in tutti i negozi di "animali insoliti", devo dire che a me i topi bianchi non piacciono molto così mi sono divertito ad incrociare un maschio di Balb/c con una femmina del ceppo beige, ottenendo alla prima generazione tutti topini di colorazione selvatica (agouti o "grigio topo", quello a sinistra nella foto), mentre dall'incrocio di questi ho ottenuto ben cinque varietà di colore diverso: bianco, beige, nero, grigio ed infine dei topini color grano, veramente magnifici, che ho scelto come mio colore preferito ed ho continuato a propagare (nella foto a destra).

Scusatemi la divagazione, sappiate però che alcuni serpenti catturati in natura hanno paura del topo bianco, che non hanno mai visto, mentre si nutrono prontamente di topi "colorati". Scelta la varietà acquistate quattro esemplari giovani (un maschio e tre femmine); che siano giovani è fondamentale soprattutto per le femmine infatti la loro produttività si riduce drasticamente passati i primi 4-5 mesi di vita.

Allevarli: usate solo le apposite gabbie, qualsiasi tentativo in altro senso vi complicherà solo la vita. La gabbia consiste in una vasca di plexiglass alta circa 15 cm, con imboccatura più larga del fondo, fornita di un coperchio costituito da robuste sbarre che formano un incavo verso il fondo, in questo incavo viene alloggiato il beverino ed il cibo in pellet (esistono cibi appositi a base di erba medica e cereali, ma volendo viziarli un po' si può variare con cibo per cani, uno spicchio di mela, una foglia di insalata ed un po' di semi di girasole di cui vanno pazzi).
Le gabbie sono state studiate appositamente per garantire la superficie necessaria per ogni topo ospitato, vi consiglio di eccedere, le nidiate sono numerose per cui calcolare il solo numero di adulti è errato. Invece di usare quella da quattro esemplari (base 22x15) usate quindi quella da dieci (base 38x22). Sarà bene che abbiate almeno una gabbietta supplementare, anche piccola, e tra poco vi spiegherò il perchè. Sul fondo invece della segatura, usata in laboratorio, vi consiglio di mettere della sabbia assorbente per gatti perchè (e questo è il principale neo dell'allevamento dei topi) le urine del maschio sono davvero pestilenziali, seconde solo all'odore acido delle deizioni dei topini neonati. Insomma se avete il naso fino o non potete dedicare ai topi un ambiente a sé lasciate perdere.
Va da sè che la pulizia deve essere quotidiana, fortunatamente i topi sono molto educati ed orinano sempre nello stesso angolo per cui è sufficiente rimuovere la sabbia solo in quello, e fare un cambio totale della lettiera una volta ogni 3-4 giorni. Il problema sorge quando ci sono i piccoli e bisogna rimandare la pulizia totale almeno a quando hanno compiuto i primi 15 giorni di vita, pena rischiare atti di cannibalismo da parte delle stesse madri. Per facilitare la costruzione del nido è bene fornire dei pezzi di cartone o di stoffa che le topine sminuzzeranno.

ma quanto è agile! Riproduzione: in presenza del maschio le topine vanno in calore ogni cinque giorni (se no mai) per cui è teoricamente possibile sincronizzarne la fecondazione lasciandole sole ed aggiungendo il maschio (tenuto nella gabbietta supplementare anzidetta) solo in seguito.
Inizialmente le donzelle lo maltratteranno un po' tenendolo alla larga, ma siccome "chi disprezza compra" in breve sboccerà l'amore. La sincronizzazione serve a rendere produttivo al massimo l'allevamento, infatti se i topini nascono con lo scarto di +/- un giorno non ci sarà competizione per l'allattamento (le femmine allattano tutti i neonati senza distinzione tra propri ed altrui), mentre uno scarto di cinque giorni metterà in netto svantaggio gli ultimi nati che possono giungere a morire di fame o al più restare piccoli esserini rachitici (ogni femmina ha infatti "solo" 8 mammelle, ma può scodellare fino a 12 e persino 15 piccoli).
L'utilità della seconda gabbia non si riduce però alla sincronizzazione delle covate: il tempo di gestazione è di tre settimane e subito dopo il parto la femmina va di nuovo in calore (non ci andrà più per tutto il periodo di allattamento). Poichè anche il tempo necessario allo svezzamento dei topini è di circa tre settimane, va da sé che le topine partorirebbero non appena la covata precedente è svezzata. Questo, se possibile, va evitato allontanando il maschio prima dei parti. Lo stress infatti di questo sforzo fisiologico genera spesso reazioni di cannibalismo da parte di una o più topine che uccideranno i piccoli propri ed altrui, inoltre ho notato che alcune topine, una volta assaggiati i piccoli, prendono la brutta abitudine di rosicchiarsene tre o quattro in tutte le covate successive e vanno quindi escluse dal gruppo dei riproduttori. Inoltre una covata così ravvicinata alla precedente risulta spesso inutile tenendo conto che in queste condizioni si sono già ottenuti più di trenta nuovi topi!

Ultime note: ricordatevi che le topine sono feconde al massimo per 4-5 covate successive e comunque nei primi 4-5 mesi di vita, dovrete quindi rinnovare frequentemente l'allevamento mettendo da parte (io lo facevo alla terza covata) tre nuove topine. Ogni tanto rinnovate anche il maschio (basta ogni sei mesi). La prima covata di solito avviene circa un mese dopo lo svezzamento ed è composta di pochi neonati. Se avete bisogno di una produzione intensiva la cosa migliore è di avere due gabbie grosse, ognuna con tre-quattro femmine, e di "palleggiare" il maschio da una all'altra in modo da evitare fecondazioni "post parto". Ogni tanto, per evitare l'insorgenza di improbabili tare genetiche dovute all'incrocio tra consanguinei, è bene acquistare un nuovo maschio.

E' tutto, mettetevi una pinza al naso, e... buon allevamento!



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