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Fenbendazolo

Origini, indicazioni e posologia del vermifugo più usato in terraristica


NOTA: questo articolo ha unicamente scopo divulgativo, l'uso di questo principio attivo deve essere prescritto e monitorato da un veterinario.

Il fenbendazolo rappresenta uno dei vermifughi più usati in zootecnia congiuntamente all'ivermectina. Tuttavia mentre il primo ha dato ottimi risultati anche sui nostri amici a sangue freddo, la seconda si è rivelata una temibile killer, tanto che oggi viene utilizzata solo per i casi disperati e su famiglie ben definite di rettili.

Cos'è? Il fenbendazolo costituisce il principio attivo di alcuni farmaci, tra i quali il più noto è senz'altro il Panacur (prodotto dalla Hoechst Roussel Vet), tanto che ormai sono considerati praticamente sinonimi.
Si tratta di una molecola di sintesi che ha una lunga storia alle spalle, infatti i suoi predecessori (tiabendazolo, oxfendazolo) mostravano una elevata tossicità sul bestiame ed uno scarso spettro d'azione sui parassiti. Il fenbendazolo invece ha un'elevatissima attività, essendo efficace -nel trattamento del bestiame- a dosaggi cinquemila volte inferiori a quelli tossici per l'animale.

Per ovvie ragioni di mercato nessuno è interessato a studiare medicinali specifici per rettili (non parliamo di anfibi e artropodi!), per questa ragione i veterinari specializzati in animali esotici hanno sperimentato (e la ricerca è ancora in atto) i vari composti per zootecnia allo scopo di individuare dosaggi, effetti collaterali ed efficacia dei composti.
Il fenbendazolo ha passato la maggior parte degli esami ed è stato quindi promosso quale vermifugo più tollerato, e di conseguenza prescritto. Tuttavia la tolleranza di questo principio attivo nei rettili è ben inferiore alle 5000 volte del bestiame, dosi solo 10 volte superiori a quelle consigliate possono essere fatali, mentre dosaggi inferiori a quelli stabiliti possono far fallire la cura. E' quindi necessario ricorrere ad un veterinario esperto che escluda ogni errore e monitori lo stato di salute del vostro amico insolito durante e dopo la terapia.

Indicazioni: benchè venga spesso venduto come una panacea (o forse è lo stesso nome "panacur" a trarre in inganno?) il fenbendazolo è attivo in modo soddisfacente solo contro i Nematodi. Con ciò non dobbiamo assolutamente "sminuirlo", infatti questo gruppo di vermi rappresenta l'80% dei parassiti intestinali che possono affliggere i nostri beniamini (strongiloidi, ascaridi, ossiuri, ancilostomi ecc...). La sua efficacia contro i cestodi (vermi piatti e lunghi come la Tenia) è invece dubbia.
L'attività del fenbendazolo nei rettili è comunque limitata ai vermi intestinali, infatti qui troviamo un'altra sostanziale differenza d'azione rispetto al bestiame: i rettili assorbono poco principio attivo per via intestinale! Questo rappresenta allo stesso tempo un bene ed un limite: Questo fatto rende conto della lunga durata del trattamento con questo farmaco (tre dosi in 45 giorni), necessario per colpire tutte le forme che maturano da altri organi andando infine a colonizzare l'intestino.

Naturalmente queste considerazioni partono dal presupposto che il fenbendazolo sia somministrato per bocca (in gergo si dice per OS), il che è la regola. Mi chiedo che accadrebbe usandolo intramuscolo o per via endovenosa: risulterebbe letale quanto l'ivermectina o sarebbe possibile stabilire un dosaggio efficace che eradichi tutte le forme circolanti, epatiche e/o polmonari del parassita?
Spero che un giorno qualche veterinario o ricercatore possa risponderci, perchè, nel frattempo, ho perso un fantastico maschio di Chamaeleo hoenelii (di cattura) a causa di vermi polmonari a cui il panacur preso per bocca faceva "fresco" ... sigh!

Azione ed effetti collaterali: il fenbendazolo agisce bloccando il metabolismo dei carboidrati all'origine, impedendo l'assorbimento del glucosio. Questo fa sì che il nematode, per quanto mangi, muoia comunque di fame!
Per fortuna le vie metaboliche dei nematodi e quelle dei vertebrati sono costituite da enzimi strutturalmente diversi, così l'azione contro l'assorbimento del glucosio non ha effetto (ai dosaggi opportuni) sui nostri amici animali.
La morte del parassita non è quindi istantanea, ma dipenderà dalla velocità di digestione del "paziente" (in media un sauro compie una digestione completa in 2-4 giorni) e dalla localizzazione del parassita (se si trova nello stomaco sarà colpito molto prima che se vive nel tratto finale dell'intestino). Comunque sia risulta normale che un'analisi delle feci effettuata pochi giorni dopo il trattamento rinvenga un elevato numero di vermi: sono i nostri nemici che agonizzano!

Questo principio attivo è ben tollerato e praticamente esente da rischio, almeno per le specie animali su cui è già stato testato. Per i rettili che hanno mostrato un effettivo assorbimento del composto a livello intestinale è stato necessario aggiustare la dose a circa 1/2 o 1/4 di quella usuale, va da sè che in queste specie il composto è attivo anche sui nematodi presenti fuori dal sistema digerente.
Se il dosaggio di fenbendazolo che avete impiegato è superiore a quello tollerato dal vostro rettile, potranno insorgere effetti collaterali più o meno seri. Di solito gli effetti più comuni e blandi sono a carico dell'apparato digerente con possibile nausea ed inappetenza, o emissione di feci liquide. I sintomi di questo genere scompaiono solitamente da soli entro una settimana, soprattutto aiutando il nostro rettile con bevande elettrolitiche (non spaventatevi vuole solo dire ricche di sali, ovvero usate del gatorade diluito 1:2 con acqua; in alternativa anche il polase per uso umano può aiutare).
Solo in casi seri il povero "paziente" può risultare veramente in pericolo, mostrandosi indolente o addirittura letargico, ma simili eventualità sono davvero rare. Le cause di queste reazioni non sono necessariamente legate in maniera diretta alla tossicità del fenbendazolo: talvolta sono in relazione a specie animali particolari, altre volte alla debilitazione cui l'organismo malato è già stato esposto. Infine, anche l'accumulo di numerosi parassiti uccisi dalla terapia in vari distretti dell'organismo può causare seri problemi indiretti (fino allo shock tossico) poichè il sistema immune fa fatica a "ripulire" tutto. Quest'ultima eventualità è comunque rara perchè, come ho detto, il fenbendazolo non agisce normalmente al di fuori dell'apparato digerente ed in questo distretto la peristalsi è più che sufficiente a eliminare tutti i parassiti morti.

Come si utilizza: la dose standard del fenbendazolo è di 50-100 mg per Kg di peso corporeo, di solito la dose minore è più che sufficiente ed è quella raccomandata per le tartarughe. Specie più sensibili (probabilmente quelle che assorbono il composto a livello intestinale) necessitano di dosaggi di 25 mg per Kg (es Python regius).
Il composto si dà per bocca e la somministrazione va ripetuta ogni due settimane per un totale di tre dosi. Ad un mese dalla fine della terapia sarebbe bene effettuare un'analisi delle feci per assicurarsi che non siano avvenute delle ricadute. E' utile ricordarvi (anche perchè solitamente viene dato per scontato) che il terrario in cui curate il rettile dovrà essere mantenuto sterile e spartano pulendolo quotidianamente o comunque ogni volta che il "paziente" emette feci. Allo stesso tempo si rende necessario rinnovare completamente l'allestimento della teca in cui il vostro amico vive di norma: basta un solo ovetto di nematode sfuggito alla vostra opera disinfestatrice per dover ricominciare tutto da capo. A me una volta è successo e vi garantisco che snerva!

NOTA: alcuni siti riportano l'uso del Panacur, nei rettili, per via orale, nel trattamento di nematodi polmonari o epatici. Non mi risulta la reale efficacia di una simile applicazione, salvo che i dosaggi non vengano incrementati fino ad ottenere l'assorbimento intestinale del composto, ovvero nel caso di determinate specie in cui si assita ad un effettivo assorbimento (ad esempio il pitone reale citato poco sopra). Sarebbero auspicabili studi di cinetica metabolica del fenbendazolo sulle principali famiglie di rettili per chiarirci un po' le idee ed aggiustare i dosaggi in maniera consona al "paziente".

Potete trovare altre interessanti notizie sul fenbendazolo leggendo l'articolo "PANACUR" del Dr. Dimitry Vassiliev D.V.M.



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