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Chamaeleo (Furcifer) pardalis

A differenza di quanto ho fatto per la scheda sul camaleonte caliptrato, ho deciso di metter mano a quella sul camaleonte pantera solo una volta giunto alla sospirata schiusa di qualche uovo. Così, a distanza di due anni dall'acquisto della mia prima coppia di questo camaleonte, ho finalmente visto spuntare il musetto dei primi baby dalle loro uova. Metto quindi mano alla tastiera ed agli appunti del mio block notes.

Distribuzione delle varietà geografiche di F. pardalis Cenni di sistematica, distribuzione... e luoghi comuni: il Furcifer pardalis è un camaleonte diffuso unicamente nell'area nord dell'isola malgascia (Madagascar, Oceano Indiano, a sud est del continente Africano), isole comprese, ed è rappresentato da un'unica specie. Questo camaleonte colonizza soprattutto le regioni costiere e, solo di rado, si spinge all'interno fino ad altitudini di 2000 metri.
Gli zoologi non riconoscono ufficialmente, almeno per ora, alcuna sottospecie ed i nomi con cui vengono distinte le singole varietà geografiche (che prendono i nomi di zone o città) sono spesso usati arbitrariamente per indicare delle particolari dominanze di colore.

In realtà, se guardate la cartina, potete capire che molte varietà si trovano in zone contigue e di fatto formano un "gradiente" continuo di quella che -in migliaia di anni- potrebbe divenire una vera speciazione. Infatti i F. pardalis colonizzano tutta la costa tra una località e l'altra (salvo qualche eccezione) e non solo i singoli centri abitati con cui -arbitrariamente- li definiamo!
Appaiono tuttavia divise dal continente malgascio le due varietà isolane e, guarda caso, la varietà di Nosy Bè è forse oggi una delle poche a poter vantare un buon numero di individui ancora puri tra gli allevatori, complice una colorazione ben distinta dalle altre forme e la localizzazione ben nota (e -una volta- richiestissima).

Cyrano baby 1 mese Se pensate che la faccenda sia complicata sappiate che questo è solo l'inizio, infatti molte località hanno dei sinonimi e camaleonti identici rischiano di essere trattati da varietà diverse solo per le loro variazioni di livrea: ad es. Nosy Boraha e l' Isola di St. Marie sono la medesima isola, Toamasina e Tamatave la stessa città, così come Diego Suarez e Antsiranana. Per peggiorare le cose alcuni definiscono i F. pardalis di Diego Suarez "Rainbow" (= arcobaleno) identificandone in realtà solo una particolare varietà cromatica.
Il nome Ambanja, una volta, identificava camaleonti con una dominante rossa, in realtà questa varietà è limitata ad un'area a nord della città di Ambanja (Sambirano), mentre la varietà blu, ed ancor più la varietà nominale verdastra sono quelle più rappresentate presso il centro abitato.

Cyrano 3 mesi Fatto questo preambolo vengo al dunque: benchè il tentativo di preservare la colorazione originale delle singole varietà in cattività sia concettualmente giusto, nella pratica l'unica garanzia di avere un F. pardalis Ambanja piuttosto che un Sambava è data da un animale di cattura per il quale sia stato seguito un iter burocratico corretto in fase cattura-stoccaggio-esportazione-distribuzione, cosa per nulla scontata.
Infine, se già è difficile identificare la localizzazione di un maschio adulto dalla sola livrea, per una femmina, o un giovane immaturo, il discorso diviene impraticabile.
Morale, se volete esemplari di una varietà definita, comprate solo esemplari adulti (almeno 10 mesi perchè prima la livrea è instabile), da allevatori più che seri e, nel caso di femmine, pretendete di verificare la livrea dei fratelli per aver conferma della loro appartenenza alla varietà che vi interessa. Ogni altra via potrà darvi delle sorprese -colorate quanto inaspettate- e non speriate che le gallerie fotografiche on-line possano esservi d'aiuto nell'identificazione. Provare per credere!

Cyrano 5 mesi Descrizione: il F. pardalis è, di fatto, il più amato di tutti i camaleonti. Il suo primato, incontrastato fino all'avvento del C. calyptratus (che è entrato nella terraristica molto più tardi), è dovuto alla relativa semplicità di allevamento e riproduzione, ed al carattere più curioso e domestico del suo "antagonista col casco" dello Yemen.
I maschi di F. pardalis sono piuttosto grandi, con taglie medie tra i 38 ed i 42 cm, potendo raggiungere però i 45-50 cm nel caso di alcune varietà (gli esemplari di Ambanja sono ritenuti i più grandi in assoluto); mostrano, in natura, una colorazione piuttosto uniforme e costante, beffa del nostro sistema di "etichettamento". Questa è solitamente a base verde, o bruna, con una stria biancastra longitudinale che parte sfumata dalla base delle anche, estendendosi ed intensificandosi verso il collo dell'animale (e talvolta proseguendo lungo la bocca fino al muso). A completamento della livrea possono essere più o meno evidenti delle bande scure (nerastre o brune) trasversali che "inanellano" tronco e coda.
Da buon "Furcifer" (= portatore di forca) il muso del pardalis si prolunga a formare un corto rostro biforcuto, usato dai maschi, come veri rinoceronti, per buttare giù dal ramo il proprio avversario.
Le femmine, decisamente nane (si fermano intorno ai 30 cm), hanno una colorazione che spazia quasi esclusivamente sui toni bruni, ma che può arrivare dal rosa salmone al nero.

Cyrano 6 mesi Mi direte: ma... il rosso?... il turchese?... il giallo? Beh, quei colori compaiono solo ed unicamente nel corso del corteggiamento e degli scontri territoriali, e non in tutti gli esemplari allo stesso modo. Chi ha occasione di portare all'età adulta qualche maschio di una stessa covata, anche "pura", noterà l'incredibile varietà di intensità di colorazione ottenibile. Comunque in cattività non li vedrete praticamente mai vestiti a festa, ma, da buoni camaleonti, resteranno furtivi e mimetici.

Notevole eccezione cromatica viene proprio dagli "ibridi", che spesso mostrano livree mozzafiato a tempo pieno, oltre a raggiungere in media taglie maggiori. Questo avviene non tanto per il frutto di lunghe e macchinose selezioni, bensì per un semplice meccanismo di "smascheramento" del colore.
Mi spiego con un esempio molto semplificato: un maschio di Nosy-Bè sa di avere il corpo verde e di poter colorare di azzurro le bande trasversali (normalmente invisibili o nerastre), un maschio Ambanja rosso sa di poter colorare le bande di un colore bluastro-nero ed il resto del corpo di giallo-arancio con la testa ed il ventre rosso fuoco (mentre di solito è verde). Una coppia riproduttrice Nosy-Bè + Ambanja potrà produrre maschi che, ad esempio, prendendo dal Nosy-Bè eserciteranno uno scarso controllo dei cromatofori gialli e rossi, pur presenti, e quindi li lasceranno invariabilmente più o meno "accesi". D'altra parte, nella stessa covata, i maschi che crederanno di essere Ambanja rossi tenderanno -normalmente- a mascherare le colorazioni rosse e gialle, magari già poco espresse, dando un vantaggio netto al colore azzurro... ed ecco i camaleonti con accesi toni turchesi e blu.
Proprio tra gli "ibridi", guarda caso, troviamo le vecchie fiamme della terrariofilia: i mitici Nosy-Bè tutti blu (che non esistono in natura), gli ambanja con forte e costitutiva dominante rossa (idem) ecc...
Notate bene che definire questi soggetti degli "ibridi" è comunque improprio, perchè gli "ibridi" si formano dall'accoppiamento di specie, o almeno sottospecie, diverse, mentre in questo caso accade qualcosa di simile alla razza umana, dove un italiano può sposare una giapponese, o un'africana, senza generare dei figli "ibridi"... si tratta sempre e solo di Homo sapiens... razzismo permettendo!

Sta a voi quindi decidere che cosa preferite e scegliere l'esemplare che fa al caso vostro, avrete comunque un amico interessante ed interattivo.

Cyrano 9 mesi Scegliere un pardalis: prima di acquistare uno o più F. pardalis sarà bene che vi chiariate cosa intendete farci, se infatti cercate solo un "pet" dovrete necessariamente scegliere un maschio che vi garantisce una vita più lunga, una "presenza" più visibile ed, indubbiamente, una maggiore resistenza agli "strapazzi".
Per quella che è stata la mia esperienza continuo a pensare che il C. calyptratus sia di gran lunga più robusto, grazie al suo adattamento a climi ben poco ospitali che lo rendono meno sensibile alla disidratazione. Vi inviterei quindi a pensare al F. pardalis solo dopo esservi fatti le "ossa" col camaleonte dello Yemen, ancor di più se il camaleonte rappresenta il vostro primo passo in ambito terraristico.

Se avete già una buona esperienza alle spalle, vi resta da decidere se volete un esemplare "geograficamente" puro, un esemplare "colorato", o vi va bene qualsiasi cosa, e se siete disposti a crescervi un piccolo col rischio che sia una femmina.
Infatti, l'acquisto di un esemplare baby (che costa indubbiamente di meno) porterà con sè tutto il mistero del futuro sesso e colorazione del piccoletto. Partendo da esemplari di oltre 3 mesi, invece, si riuscirà a discriminare il sesso con buona approssimazione, tuttavia, per avere un'idea del colore, sarà necessario aspettare molto di più. In pratica i maschi cominciano a "indossare" la colorazione adulta intorno ai 5-6 mesi e non hanno livrea stabile prima di 8-10 mesi (per gli "ibridi" si possono osservare variazioni inattese anche fino a 12-14 mesi!).

Cyrano 15 mesi Se poi avete velleità riproduttive la mia esperienza mi ha insegnato che è meglio partire da almeno 4 esemplari per sperare di avere una coppia che "funzioni". Certo vi può andare bene alla prima e con solo due semplari, ma calcolate che -in caso contrario- tra il tempo necessario a crescerli e la lunga incubazione delle uova, potreste scoprire di aver fatto fiasco solo dopo circa 18 mesi di allevamento!
Quindi consiglio, a chi desidera tentare una riproduzione, di acquistare più esemplari giovani, coetanei, meglio se non consanguinei (ma anche su questo si potrebbe discutere) in modo da poter scegliere i due migliori riproduttori ottenuti, ovvero fare un piccolo investimento in due esemplari adulti scelti ad hoc.

I criteri fondamentali per la scelta naturalmente sono anche basati sulla salute dell'animale: sarà sempre utile verificare sulla propria pelle la presa delle zampe (se non vi stringono come morse e le unghie non pungono, qualcosa non va), controllare la brillantezza degli occhi (che devono essere sempre aperti), se possibile ispezionare il palato, o almeno il contorno della bocca, alla ricerca di ascessi. Se inoltre potete verificare l'appetito dell'esemplare tanto meglio.
Viceversa i tipici segni di stress/disidratazione quali occhi incavati e casco concavo (invece che convesso) sono indicativi solo se state osservando l'animale nel terrario dove vive da mesi, e non presso lo stand improvvisato di una mostra-mercato, dove -di sicuro- il camaleonte sta vivendo il peggior incubo della sua vita.

Cyrano 21 mesi, giuro che è sempre lui! Precauzioni: non desidero fare l'uccello del malaugurio, ma di fatto il 90% dei camaleonti, nonostante vivano da generazioni in cattività, è facilmente attaccato da vari parassiti intestinali, coccidi in primis. Se normalmente una bassa carica infettiva non da alcun problema all'animale, in condizioni di stress i micro-aguzzini possono prendere il sopravvento minando seriamente la salute di nostri amici. Quando acquistiamo il nostro camaleonte di sicuro prendiamo un animale stressato e che resterà tale ancora per il tempo necessario all'acclimatazione nel nuovo ambiente, quindi prevenire è meglio che curare.
Alla prima occasione raccogliete un campione di feci (fresco mi raccomando!) e fatele analizzare da un veterinario (costa 10-15 euro al massimo e eviterà spese ben più elevate). Se siete fortunati la carica infettiva sarà bassa e limitata ai soli coccidi, nel qual caso, se avete preso un esemplare di almeno 3-4 mesi, di solito si può evitare di intervenire.
In alcuni casi invece troverete una carica elevata di coccidi accompagnati da vari tipi di nematodi intestinali, sarà il veterinario a trattare queste infezioni, solitamente partendo dai nematodi per i quali si usa un farmaco più blando e quindi sicuro per il camaleonte.

Nel giro di circa 15-30 giorni il camaleonte sarà comunque guarito (o quasi, perchè i coccidi -prima o poi- tornano sempre) e potrà crescere senza più problemi. Alla luce di quanto ho appena detto sarebbe sempre buona norma far fare al nuovo camaleonte una vera quarantena se lo si deve inserire in un programma d'allevamento/riproduzione dove il contagio di altri esemplari sarebbe un guaio serio.

Cyrano beve dalla spruzzetta mentre annaffio il terrario Terrario: i F. pardalis crescono in fretta, tuttavia le richieste di un baby, di una femmina, o di un maschio adulto differiscono notevolmente.
Per i baby è sempre meglio circoscrivere l'ambiente così da rendere più facile la nutrizione dell'esemplare e la manutenzione della teca: un terrario di circa 30x30x50 cm può andar benissimo fino ai 3-4 mesi di vita, poi si dovrà pensare alla dimora definitiva. Per una femmina, più piccola e decisamente meno mobile del maschio, un terrario di 50x40x80 cm andrà a meraviglia; mentre il "reuccio" preferirà teche considerevolmente più grandi: più spazio gli darete più sarà attivo e felice (ma minimo calcolate 70x60x100 cm).
Alcuni lasciano liberi i loro pardalis per casa: questa scelta, graditissima ai camaleonti, è tuttavia indicata solo per case in cui non transitino altri animali, bambini e soprattutto persone distratte... che ci metterebbero un istante a trasformare il vostro camaleonte in una frittata!

Qualunque scelta facciate, dovrete comunque rispettare le necessità basilari dei pardalis: ottima ventilazione, elevata umidità/idratazione, radiazione luminosa intensa, diritto alla privacy.
Analizziamo questi punti in dettaglio: Coppia giovanissimi Ambanja puri, notare il lungo musetto del maschio, a destra Come tutti i camaleonti i pardalis amano un'oscillazione della temperatura giorno-notte con uno scarto di almeno 5°C, tuttavia non risentono particolarmente della "stasi" estiva. In terrario idealmente, le temperature medie dovrebbero aggirarsi intorno ai 27-28°C diurni e 18-22°C notturni, ma con un punto caldo (tipicamente sotto lo spot) che tocchi i 32-34°C, spesso usato in fase di digestione, o all'accensione delle lampade per recuperare calore.
Di fatto, allevando questi animali all'aperto da maggio fino a settembre (raccomandatissimo), scoprirete che sono assai più tolleranti ed adattabili, potendo vivere all'aperto fintanto che la minima notturna non vada sotto i 15°C (sopporterebbero anche temperature inferiori, ma ne risentirebbe il loro appetito). State invece attenti a non esporli a mezzogiorno in piena estate senza offrire loro la possibilità di trovare un punto d'ombra dove star freschi, temperature protratte sopra i 40°C possono rivelarsi letali.

Maschio adulto Ambanja red, colorazione normale Alimentazione e crescita: decisamente più insettivori dei caliptrati, li vedrete accettare qualche pezzetto di frutta ben matura raramente, mangeranno invece ogni sorta di insetto di taglia adeguata. Per i baby si ricorre solitamente alle drosofile, nutrendoli ad libitum per favorirne la crescita; dopo il mese di vita si potranno usare già grillini al secondo stadio ninfale, anche se noterete che le drosofile, col loro sapore dolciastro, restano le preferite. Volendo, i camaleontini mangiano grilli neonati fin dall'inizio, ma in questo stadio il valore nutrizionale del grillino -che non si è mai nutrito, o lo ha fatto per poco tempo- è decisamente inferiore alla drosofila.
La dieta di accrescimento, dal secondo al quinto mese di vita, può anche consistere in soli grilli di taglia adeguata, che saranno consumati praticamente in continuazione causando un vero miracolo di crescita sotto i vostri occhi. Ad esempio un baby, nel primo mese, passa da circa 5 a ben 8 cm. (proprio oggi ho constatato che il maschietto più grande della mia prima covata ha raggiunto i 12 cm in 50 giorni esatti).

Esemplare Ambanja red eccitato Come esempio esemplificativo ho misurato lunghezza e peso dei miei tre esemplari di F. pardalis ambanja rossi a partire dalla fine del primo mese in cui li avevo acquisiti per tre mesi (ogni 15 gg) ed il grafico ottenuto dà interessanti indicazioni. Prima di tutto si nota immediatamente che il peso (destra) aumenta molto più rapidamente della lunghezza (sinistra), inoltre, se ci fate caso, a partire dalla fine di maggio le lunghezze delle due femmine si sono come bloccate, questo fenomeno è coinciso col loro sviluppo sessuale!
Resta il fatto che nei tre mesi di osservazione c'è stato un incremento di circa il 30% della lunghezza (nel maschio quasi il 50%), mentre il peso è aumentato del 300-700%! Non stupisce quindi che la maturità sessuale sia raggiunta normalmente entro i sei mesi di vita.
Alcuni autori sconsigliano un programma di alimentazione intensiva, come quello appena descritto, definendolo innaturale; tuttavia molte specie di Furcifer, anche in libertà, approfittano delle condizioni climatiche ed alimentari favorevoli, trovate alla nascita, per accrescersi il più rapidamente possibile, prima che giunga la stagione secca in cui digiuneranno. Inoltre, il forte rallentamento della crescita che interviene con lo sviluppo sessuale (che comunque di rado ritarda oltre i 6 mesi), potrebbe determinare un leggero nanismo negli esemplari alimentati in modo sub-ottimale.

Ambanja red (sempre lo stesso esemplare) rabbioso per la vista di Cyrano Per gli esemplari adulti sarà fondamentale variare la dieta quanto possibile. Accade infatti, piuttosto di frequente, che un esemplare (specie se maschio) decida di non gradire più i grilli e attraversi lunghi periodi di digiuno volontario, più o meno assoluti. Per evitare un simile comportamento è quindi necessario variare la dieta: alla base di grilli si aggiungeranno locuste (di solito è l'insetto più gradito), camole del miele (non temete le voci che danno loro addosso: sono ottime sia come larve che come crisalidi e farfalle, basta non costituiscano il cibo principale), camole della farina e/o Kaimani, mosconi (fatti schiudere dai bigattini). D'estate poi potrete aggiungere ragni, cimici, cavallette e quant'altro, comprese piccole chiocciole che sono graditissime e costituiscono un ottimo apporto di calcio (le masticano ed inghiottono col guscio!). Di fatto sarebbero gradite anche integrazioni a base di vertebrati come topini neonati o di primo pelo (se avete un maschio adulto che sta all'aperto vedrete anche sparire qualche lucertola), tuttavia non sono necessarie.

L'apporto di calcio è fondamentale ad ogni stadio di vita: lo si somministrerà spolverando gli insetti con appositi integratori in polvere (che contengono carbonato di calcio). Se non fate uso di lampade UV ed il camaleonte non ha possibilità di prendere direttamente il sole dovrete usare calcio addizionato con vit D3, in caso contrario basterà solo il calcio. I neonati ed i giovani riceveranno l'integratore a giorni alterni, mentre per gli adulti basterà 1-2 volte alla settimana, la dose maggiore per le femmine che stanno preparandosi a deporre le uova. Integrazioni con altre vitamine sono assolutamente inutili, se non dannose, al limite se ne potranno fornire un po' alle femmine ovigere nel periodo riproduttivo. Le vitamine del complesso B possono essere usate come coadiutrici negli eventuali periodi di inappetenza.

Il contenitore per il cibo rappresenta sempre un'incognita, infatti alcuni camaleonti si rifiuteranno di mangiare le prede in esso contenute "pretendendo" di cacciarle libere per il terrario (cosa facile se parliamo di locuste o mosconi, ben difficile per le camole della farina), mentre altri lo useranno in maniera abitudinaria fino a renderlo un vero punto di riferimento per l'attività trofica. I miei esemplari hanno anche dimostrato una certa preferenza per contenitori appesi in alto, piuttosto che posati per terra, e per colori naturali. E' sempre poco indicato l'uso di contenitori trasparenti perchè il camaleonte può accanirsi a lanciare la lingua sulla preda lateralmente, incontrando i bordi del recipiente anzichè l'insetto desiderato.

Tipica colorazione a reticolo arancione indossato dalle femmine che stanno sviluppandosi sessualmente: la vedrete solo per un paio di giorni in tutta la loro vita. Il gocciolatoio: strumento necessario per garantire l'idratazione dei camaleonti giovani ed adulti, consiste in varie soluzioni più o meno geniali. Il principio di partenza, tuttavia, è sempre il medesimo: creare una pioggerella goccia a goccia che attiri l'attenzione del camaleonte e lo induca a bere (infatti sono solitamente incapaci di individuare acqua "ferma").
Si può quindi partire da un oggetto semplice quale una bottiglietta di plastica posta sul terrario (ipotizzando che sopra sia in rete) cui farete un piccolo foro sul tappo (per permettere l'ingresso dell'aria) ed uno sul fondo (per l'uscita delle gocce). Questo sistema è semplicissimo, ma ha alcuni problemi logistici: le gocce cadono alla rinfusa e, se nella parte sottostante non sono presenti foglie concave che fermino l'acqua, il camaleonte potrebbe aver difficoltà a dissetarsi. Se poi avete il terrario in salotto e non è "stagno" le pozzanghere sul pavimento, formate dalle gocce che scorrono contro le pareti, saranno sicuramente poco gradite!

Vi suggerisco quindi un gocciolatoio un po' più elaborato, che ho ideato e testato per la sua efficienza: vi servirà comunque una bottiglia, un tubicino di silicone (tipo quello da flebo), del filo di nylon da pesca (minimo diametro 0.30) ed un piccolo sottovaso (meglio se verde) che sarà usato per raccogliere l'acqua.
La bottiglia andrà forata solo sul tappo con un foro che permetta a stento il passaggio del tubicino siliconico, questo sarà spinto all'interno fino a toccare il fondo (abbondate leggermente perchè tenderà a flettere) e poi siliconato sul tappo per evitare perdite. Col filo di nylon dovrete creare una treccia ben serrata (se siete pescatori non sarà un problema), che sarà fissata all'estremità libera del tubicino con una micro-goccia di colla atossica.
La treccia dovrà estendersi, quasi perpendicolarmente al terreno, fino al primo ramo/tronco libero in linea più o meno retta (inclinazioni fino a 15° di solito non creano problemi). Al suo termine si fisserà il piccolo recipiente di contenimento (io uso un pezzetto di fil di ferro incollato sul fondo del recipiente per fissarlo al ramo prescelto, potendolo così rimuovere facilmente). L'acqua, uscendo dal tubicino, invece di cadere scorrerà sulla treccina di nylon fino al recipiente, la velocità del flusso sarà facilmente regolata svitando il tappo della bottiglia (se chiusa andrà "sotto vuoto" e si fermerà).
I vantaggi di un simile sistema sono molteplici, ma la cosa più importante è che i camaleonti imparano in pochi giorni ad usare il contenitore di contenimento come fonte d'acqua, al punto che li troverete intenti ad abbeverarsi anche quando il gocciolatoio non è in funzione! Proprio per questo risulta fondamentale che il contenitore dell'acqua sia pulito e disinfettato regolarmente, e quindi sia facilmente rimovibile.

Femmina ricettiva pronta all'accoppiamento Carattere e ... convivenza: quello che sto per riferirvi si basa unicamente sulle osservazioni effettuate con i miei 4 adulti e quindi non è regola ferrea, tuttavia può dare indicazioni utili... ed un po' originali.

I maschi sessualmente ricettivi di F. pardalis sono davvero dei rettili "disinvolti" pare quasi che abbiano perso qualsiasi timidezza, invece evidente in giovani e femmine. Oltre ad esplorare il terrario quasi in continuazione, non si faranno il minimo problema se andate ad armeggiare nella loro teca, anzi, spesso vi saliranno spontaneamente addosso per curiosare sulle vostre attività... o evadere. Allo stesso modo prenderanno prontamente il cibo dalle vostre mani e, se li viziate, gradiranno mettersi direttamente sotto la spruzzetta che usate per vaporizzare il loro terrario per bere acqua fresca o farsi una doccia (ma attenti a non bagnare loro gli occhi, cosa ben poco gradita!). In poche parole si tratta di uno dei sauri più tranquilli e spontaneamente fiduciosi che io conosca.
La controparte per un carattere così magnifico è l'assoluta intransigenza nei confronti di un altro maschio: mai potrete far convivere due maschi nella stessa stanza (chiaramente in terrari separati!) se possono entrare in contatto visuale; passerebbero il loro tempo ad esibirsi in parate, sempre più eccitati, fino a perdere l'appetito ed a ferirsi il muso nel tentativo di forzare la rete per andare contro l'avversario.
Non so se avete mai avuto occasione di assistere al documentario del Nat. Geogr. in cui erano stati filmati due pardalis in combattimento: oltre a mostrare un magnifico dispiego di colori (ottenibile anche a casa vostra con uno specchio), i due avversari si erano inizialmente fronteggiati a colpi di "furca" come rinoceronti, per poi passare a veri e propri morsi, finchè il più debole, già in ritirata e con colori spenti, era stato buttato giù dal ramo.

Femmina non ricettiva Per le femmine adulte la storia è ben diversa, prova ne è il netto dimorfismo sessuale: si tratta di animali schivi e poco mobili che restano preferibilmente tra le foglie delle piante, questo comportamento si accentua nella femmmine fecondate che stanno preparando le uova. Tuttavia l'apparente timidezza non impedisce loro di farsi adescare da un buon spuntino fuori orario, che viene solitamente accettato anche dalle vostre mani.
Non sperate comunque che vi salgano disinvoltamente su di una spalla: un tentativo di approccio da parte vostra si concluderà, quasi invariabilmente, in una parata di minaccia a bocca spalancata.
Anche se ospitare le femmine singolarmente è sempre la scelta più semplice e raccomandabile, usando un terrario adeguatamente ampio queste possono convivere pacificamente (e lo sottolineo: assolutamente in modo pacifico!). Mi rendo ben conto che questa affermazione è piuttosto rara, tuttavia non sono il solo ad aver fatto una simile esperienza e quindi la ritengo abbastanza credibile e ripetibile.
Devo dire che io ho cresciuto insieme due camaleontine sorelle, fin da giovani, e questo può aver aiutato il processo, tuttavia le osservazioni effettuate in natura su questa ed altre specie (es il T. jacksonii, guarda caso un'altro camaleonte in cui il dimorfismo sessuale è evidentissimo) confermano l'interazione territoriale scarsa o nulla delle femmine di alcune specie, che non occupano territori ben definiti.
In confronto, ai tempi in cui allevavo gli Anolis carolinensis, le femmine di Anolis erano delle vere arpie! Le mie due F. pardalis hanno convissuto, senza mai minacciarsi, perfino nel periodo riproduttivo, mantenendo una colorazione normale sul rosa-marroncino. Nel terrario occupavano casualmente posizioni distanti, o vicinissime, senza batter ciglio (spesso nel basking pomeridiano stando a pochi cm l'una dall'altra!). La vista del maschio invece provocava una reazione immediata con parate di minaccia e la caratteristica colorazione nera e rosa delle femmine non ricettive, prova del fatto che uno stimolo adeguato era in grado di "attivarle".

Vaso da deposizione, non sottovalutate questo metodo! A scanso di equivoci sottolineo comunque che nel tentare questo tipo di convivenza bisogna essere molto cauti per evitare stress, o danni, agli esemplari. Non posso affatto garantire un epilogo altrettanto idilliaco per due femmine adulte vissute sempre in solitudine e improvvisamente "unite"... magari in uno spazio non adeguato, o al termine di una gravidanza.

Nei giovani di sesso misto la convivenza è sicuramente possibile per i primi mesi, ma non se avete acquistato una singola coppia, che andrà mantenuta separata. In questi casi la numerosità del "branco" ha infatti un peso importante: se saranno troppo pochi si correrà il rischio di osservare una lottizzazione del territorio che, se insufficiente, precluderà la sopravvivenza degli individui più gracili. Se invece si alleveranno gruppetti di almeno 10-12 esemplari, si riuscirà quasi sempre a mantenere la promiscuità necessaria a permettere lo spostamento di tutti i camaleontini in ogni punto fruibile della teca, facilitando le attività trofiche e di idratazione.
Nel momento in cui i sessi cominceranno a rendersi identificabili in maniera chiara (intorno al 3° mese) sarà utile procedere alla divisione delle femmine dai maschi, perchè queste appaiono molto più stressabili se costrette a convivere con l'altro sesso, anche quando immature.
Allo stesso tempo si dovrà procedere ad una sistematica divisione dei maschi man mano che manifestano istinti di dominanza. Da questo momento in poi dovranno avere la propria, indefettibile privacy.

Ancora una volta esistono delle eccezioni a queste regole, con gruppi di riproduttori formati da un maschio e 2-3 femmine che convivono in ampi spazi; tuttavia si tratta di casi aneddotici e difficilmente riproducibili tra le pareti domestiche, a meno che si possa offrire ai F. pardalis spazi davvero adeguati.

Uova: a destra nuove a sinistra di 5 mesi Muta: questo fenomeno di rinnovo della pelle è molto frequente negli esemplari subadulti e può ripetersi anche mensilmente. I F. pardalis non mostrano particolari colorazioni che possano indicarcela in anticipo, l'unico sintomo di una muta imminente sarà la tendenza del camaleonte a mantenersi molto vicino alla fonte di calore più potente, in questa fase infatti il camaleonte cerca di "seccare" bene lo strato esterno della pelle in modo che si stacchi quasi contemporaneamente da tutto il corpo. Se la cosa gli riesce la muta avverrà rapidissima e si concluderà in meno di mezz'ora, se invece la temperatura è bassa, o siete troppo zelanti nell'idratazione del terrario, la muta potrà impiegare anche 24 ore prima di essere completata.
Talvolta gli esemplari più giovani divorano la vecchia pelle non lasciandovi indizi, mentre non ho mai visto un simile comportamento negli adulti. In questi anzi la muta diviene un fenomeno raro, specialmente nei maschi, e non sempre coinvolge l'intero corpo potendosi spesso limitare alle zampe, o alla coda, o alla testa/tronco. In effetti, non dovendo più accrescersi, gli adulti possono economizzare la cheratina necessaria per creare una nuova pelle.
Nelle femmine mature si osserva quasi invariabilmente una muta come preludio di un periodo fertile (circa 7-10 giorni prima dell'estro), quindi nella bella stagione le mute del "gentil sesso" sono piuttosto frequenti.

Nel caso un vostro esemplare presentasse frammenti di una vecchia muta che non sono venuti via spontaneamente, questi possono essere asportati nebulizzando a lungo il soggetto con acqua tiepida -a cui aggiungerete un po' di glicerina- per poi procedere ad un moderato attrito con l'ausilio di una spugnetta, o un batuffolo di ovatta. Questo procedimento spesso è opzionale, ma si rende necessario se la pelle dovesse permanere intorno alle zampe o alla coda di un esemplare giovane, in questi casi infatti la costrizione di aree così delicate può causare un rallentamento della circolazione sanguigna con possibile necrosi.

Embrione ad un mese dalla schiusa: spesso alcune uova non riescono ad arrivare alla fine dello sviluppo Riproduzione: facile e difficile al tempo stesso, se avete la fortuna di imbroccare al primo tentativo due esemplari di sesso opposto che scoppiano di salute e si piacciono il gioco è fatto. In caso alternativo (tuttaltro che infrequente) potranno verificarsi vari fatti incresciosi:
  1. incompatibilità di carattere per cui il maschio non si interessa della femmina
  2. ovvero la femmina rifiuta sistematicamente il maschio anche in pieno periodo di estro
  3. maschio e femmina sarebbero "consenzienti", ma l'accoppiamento non riesce a causa di taglie troppo dissimili (tipicamente maschio troppo grande)
  4. la femmina non va mai in estro
  5. la femmina soffre di distocia e trattiene le uova fino a morirne
  6. la femmina riesce a deporre, ma fa uova troppo piccole, o deformi, che non si svilupperanno mai... e magari muore dopo qualche giorno
Badate che non sto facendo il menagramo, vi riporto solo alcune esperienze dirette mie ed altrui! Quindi, se per voi la riproduzione è un imperativo, consiglio di partire da almeno due coppie di esemplari, ospitando ogni soggetto singolarmente.

Posizione fetale mantenuta dal neonato per le prime 24 ore dalla schiusa C'è un punto davvero importante in cui devo dare un'opinione decisamente controcorrente rispetto all'idea dei più: una femmina sessualmente matura di F. pardalis non vive affatto di più e meglio se non viene fatta accoppiare.
Questi camaleonti sono delle vere macchine riproduttive e nella bella stagione possono avere un'ovulazione ogni circa 40 giorni, ad ogni ovulazione l'esemplare prende peso, ma non deporrà covate infertili se è "vergine".
Per paura di stressare animali apparentemente troppo piccoli molti allevatori consigliano di attendere almeno l'anno di età, ma nella mia esperienza questo può fare più male che bene: le mie due femmine hanno sofferto in crescendo dei medesimi sintomi perchè non le ho fatte accoppiare per tre ovulazioni successive: progressivo e rapido aumento di peso, gonfiore della gola e collo, difficoltà digestive (chiaramente legate al loro stato pietoso di "palle") fino alla perdita completa dell'appetito! La cura, giunta in extremis, è stata semplice quanto efficace... l'incontro con un maschietto! Una volta liberate dalle uova infatti sono tornate snelle, attive e fameliche!
Ripeto che questa è solo la mia esperienza ed altri potranno darvi indicazioni opposte, se la vostra femmina soffrisse di simili sintomi tuttavia può valer la pena di provare! Di fatto una femmina giovane ed inesperta tenderà a deporre piccole covate perfettamente proporzionate alle sue capacità fisiologiche.

L'uscita dalla membrana ovulare può essere postposta di 24-30 ore, siate pazienti e non aiutateli! Fatte queste necessarie premesse, se tutto va liscio, le fasi riproduttive del F. pardalis sono piuttosto regolari. Prima di tutto si osserverà lo sviluppo sessuale degli esemplari, più progressivo ed impercettibile nel maschio, evidente nella femmina.
Lui acquisirà progressivamente una colorazione più accesa e comincerà a deporre piccole spermatofore biancastre in giro per il terrario, spesso espellendole in concomitanza delle feci.
Lei passerà di punto in bianco da una colorazione di base marroncina con macchie color latte posizionate longitudinalmente (corrispondono alla vera linea bianca del maschio), ad una colorazione a reticolo arancione su sfondo grigio cenere (si osserva solo allo sviluppo e poi mai più), che in pochi giorni lascerà il posto a quella definitiva da femmina matura con base marrone/salmonata/albicocca e macchie longitudinali leggermente più chiare, ma degli stessi toni. In pieno estro la femmina avrà una colorazione molto uniforme e salmonata in cui le macchie longitudinali quasi non si notano a questa seguirà una intermedia con le macchie longitudinali circondate da una colorazione a "quadri" nerastri ed infine quella da femmina non ricettiva o già accoppiata (mostrata solo in presenza del maschio o se voi la rendete nervosa) che consiste in una base nerastra con macchie longitudinali rosa.

neonato: questo esemplare è schiuso dopo 5 mesi e 25 giorni di incubazione Va da sè che farete incontrare la coppia nel periodo di estro della femmina, inserendola nel terrario del maschio e non viceversa (il maschio fuori dal proprio territorio può intimidirsi e non degnarla di uno sguardo!). Gli accoppiamenti si susseguono e la coppia può convivere per alcuni giorni, tuttavia io preferisco sempre limitare lo stress della femmina -molto più piccola del maschio- limitando l'incontro ad un solo accoppiamento. Infatti, sebbene il maschio di questa specie sia un "damerino rispettoso" rispetto ad un caliptrato, nell'approccio tenderà comunque ad afferrare la femmina per la pelle della schiena provocandole piccole abrasioni, accoppiamenti protratti possono creare quindi qualche problema in più alla cute della femmina.
L'accoppiamento segue fasi rituali prevedibili: il maschio si avvicina muovendo la testa con scatti alto/basso, se la femmina è ricettiva starà tranquilla e si limiterà a deambulare per i fatti suoi (se invece si appiattisce, diviene scura e soffia è meglio allontanarla subito). In un lento inseguimento il maschio si porta sopra la femmina e cerca di trattenerla afferrandole la schiena con una zampa anteriore, a quel punto se le stazze dei due lo consentono tenterà un avvicinamento delle cloache ed estrofletterà uno dei due emipeni per accoppiarsi. In questa posizione la coppia può permanere anche per 15-30 minuti, veri funanboli dell'amore. Al termine i due si separano e per un po' si ignoreranno, per poi ripetere tutto il rituale altre volte. In questo periodo la femmina continua ad alimentarsi, mentre il maschio ha altri fini e digiunerà per qualche giorno.

Il periodo d'estro dura circa 7-10 giorni, naturalmente si accorcia se permettete l'accoppiamento dal suo inizio. Una volta fecondata la femmina non vorrà più vedere il maschio e sarà bene assecondarla. Nei giorni che seguiranno sarà più nervosa e guardinga, nutrendosi comunque abbondantemente, questo è il solo periodo della sua vita in cui un blando supplemento vitaminico può risultare utile (che sia blando!) mentre il calcio sarà assolutamente necessario.
LO stesso esemplare ad un mese, si tratta quasi sicuramente di una femmina A distanza di circa 4 settimane comincerà il periodo degli scavi: questo sarà tanto più anticipato e lungo quanto più la femmina è inesperta. Poichè la prima condizione per evitare una ritenzione delle uova è quella di fornire un contenitore adeguato vi consiglierei di fare come me dedicando un grosso vaso in plastica a questo scopo (diametro 40 cm, con terriccio sterile o torba ben pessati alti 40 cm). I bordi esterni del vaso saranno resi anti-fuga arrotolando una lamina di PVC trasparente verde opaco. Nella terra è utilissimo piantare dei pezzi di corteccia di sughero diagonalmente perchè in natura questi camaleonti preferiscono deporre contro le radici/tronco di un albero... inoltre preverranno crolli delle gallerie.
La camaleontina, se inesperta, inizierà ed abbandonerà molti scavi, protraendo le sue fatiche anche per una settimana; dopo alcune covate invece intraprenderà un unico ed efficientissimo scavo solo poco prima di deporre. La buca è profonda e le uova spesso saranno ritrovate "incastonate" nella corteccia di sughero. Lasciate che la femmina, al termine della deposizione, ricopra completamente la buca fatta e riprenda la sua normale attività di "gironzolamento" prima di allontanarla dal vaso, in caso conrario sarà super stressata ed aggressiva, e cercherà di coprire le presunte uova mimando le operazioni di scavo al contrario... anche in assenza di terra!
Nel periodo dello scavo si dovrà comunque dotare il vaso di uno spot che permetta alla femmina di scaldarsi, e badare a mantenere un'elevatissima idratazione. Alcune femmine accetteranno comunque qualche preda, mentre le più preferiranno digiunare.

A fine deposizione la femmina andrà un po' "coccolata" per qualche giorno, fornendole da bere acqua arricchita in sali minerali (es una miscela 1:1 con gatorade, o analogo integratore), cibo abbondante, vario e nutriente, e pace assoluta. Dopo circa una settimana sarà a tutti gli effetti fuori pericolo e potrà tornare alla vita di sempre. Probabilmente vi deporrà più covate successive anche se non la farete più accoppiare col maschio (per ritenzione spermatica), tuttavia, col sopraggiungere dell'autunno cercate di farle sentire la stagione "fredda" in modo che si "fermi" e non muoia per le troppe riproduzioni! A me è riuscito limitando al minimo le spruzzate e non incrementando l'irradiazione del terrario in concomitanza col raffreddamento autunnale che precede l'accensione dei caloriferi di casa.

baby di circa 40 giorni: probabile maschio sotto Incubazione delle uova e nascite: le uova andranno cercate con molta delicatezza nel vaso di deposizione, spostando poca terra per volta in modo da recuperarle possibilmente nella stessa posizione in cui sono state deposte. Questo accorgimento si rende necessario se il vostro scavo non avviene immediatamente dopo la deposizione, ma a distanza di svariati giorni, così da non capovolgere la membrana corioallantoidea che l'embrione usa per respirare e che deve restare orientata verso l'alto.
Uova appena deposte invece possono essere maneggiate più disinvoltamente, ma occhio a non eliminare quella sottile sostanza unticcia che le avvolge ed ha il compito di proteggerle da attacchi batterici e fungini.
L'incubazione delle uova può seguire varie procedure, ma la più accreditata è quella che le mantiene a temperature più basse (17-22°C) per un mese, simulando l'inverno malgascio, per poi dare il vero avvio con temperature diurne di 27-28°C e notturne di 21-23°C. In questo modo la schiusa avviene in circa 6 mesi, mentre incubando le uova direttamente alle temperature alte può impiegarne fino a 8-10! La mancanza di un gradiente termico giorno-notte provoca una blanda accelerazione dello sviluppo, ma spesso compromette gran parte della covata (occhio quindi ai mesi estivi).

Malattie: nel testo di questo articolo si è già accennato ai principali guai che possono colpire questo camaleonte (spesso generalizzabile a quasi tutti i camaleonti), li riassumo brevemente in questo paragrafo aggiungendo indicazioni utili e qualche "novità".
  1. Parassitosi: portate da numerosi patogeni quali protozoi e "vermi".

    Tra i primi si trovano -quasi inevitabilmente- i coccidi, piccoli protozoi che compiono il loro sviluppo a livello intestinale danneggiando il sistema digerente del camaleonte e portando, in casi gravi, a malnutrizione e emorragia. Spesso nei camaleonti adulti ben stabulati l'infezione rimane latente ed asintomatica. Il primo sintomo di un'esplosione infettiva è dato dalla presenza di feci semiliquide, molto puzzolenti, espulse con frequenza, e da una crescente sete del camaleonte. Per evitare guai in questi casi è meglio effettuare un'analisi delle feci e cominciare un'eventuale terapia.
    Altri protozoi meno frequenti sono delle amebe -pure a localizzazione intestinale- e, per camaleonti di cattura, protozoi flagellati parassiti del sangue (il cui trattamento è complesso).
    Tra i vermi troviamo tre gruppi ben distinti: i Nematodi o vermi rotondi, i Trematodi o vermi a fiocco ed i Cestodi, o vermi piatti (questi ultimi due in realtà più affini alle planarie).
    I Nematodi costituiscono il parassita più frequente con le forme intestinali portate da Ossiuroidei, Strongiloidei ed altri gruppi, di solito trattabili facilmente, ma altrettanto facilmente ri-infettivi; viceversa le forme polmonari -di difficile trattamento- (Rabditoidei) sono più frequenti negli esemplari di cattura e non li auguro a nessuno, potendo facilmente portare alla morte del vostro camaleonte (se non ci pensano loro direttamente ci penserà la terapia a base di antiblastici).
    I Trematodi sono forme di planaria parassita che possono attaccare vari organi interni, sarebbero gravissimi, ma fortunatamente colpiscono solo esemplari di cattura. Tra i Cestodi troviamo i parenti del "verme solitario", che -opportunamente trattati- vengono debellati senza rischio di ricadute (anche questi sono assai più frequenti tra i camaleonti di cattura).


  2. Malattia metabolica ossea: forma simile al nostro rachitismo, legata ad un apporto insufficiente di calcio.

    Negli esemplari giovani, assai più sensibili al problema, si osserva la deformazione delle ossa craniche (muso corto) e delle zampe con facilità di fratture. Tipicamente l'animale subadulto, o adulto, sopporta meglio la patologia, che si manifesterà solo in stadio più avanzato con mancanza di mira nel lanciare la lingua (che però può talvolta insorgere -come unico sintomo- anche nella carenza di potassio), incapacità di "presa" nella deambulazione, più accentuata per le zampe anteriori, ed una generica debolezza.
    Inutile dirvi che la prevenzione è la migliore cura. Un apporto regolare di calcio carbonato in polvere e l'irradiazione UV (o l'uso di calcio vitaminizzato con vit. D) eviterà qualsiasi sintomatologia... ma questo non sempre basta!
    Ciò che infatti viene spesso sottovalutato, è che la presenza di parassiti intestinali è in realtà la prima causa di malattia metabolica ossea. Infatti la tipica sintomatologia di malassorbimento che questi comportano, porterà come diretta conseguenza un ridotto assorbimento di calcio, anche se il vostro camaleonte vive al sole e mangia quotidianamente alimenti ricchi in questo minerale. Quindi, se individuate dei segni di carenza di calcio, e sapete di stabulare il vostro rettile in modo ottimale, verificate con un'analisi delle feci che il problema non risieda altrove.


  3. Infezioni batteriche: benchè poco frequenti, se il vostro camaleonte producesse feci semiliquide e l'analisi delle stesse non individuasse parassiti, sarà il caso di far effettuare una vera coprocoltura (espansione in vitro ed analisi dei batteri presenti nelle feci).

    Benchè accada di rado i camaleonti possono portare nel loro intestino alcuni ceppi di Salmonella, spesso "presi" nel corso di una pessima stabulazione, se stabulati con altri rettili presso i grossisti e gli esportatori (di nuovo un rettile nato in cattività sarà difficilmente infetto). Altre infezioni batteriche possono manifestarsi all'apparato respiratorio, indice di una ventilazione non adeguata della teca; queste risultano difficile risoluzione a causa dell'apparato respiratorio del camaleonte, dotato di sacchi aerei come gli uccelli, per cui spesso si osserva una cronicizzazione della patologia.


  4. Infezioni fungine: rarissime possono colpire soprattutto cute e mucose (nel secondo caso sono solitamente incurabili).

    Se presenti sulla cute si osservano alterazioni della colorazione ed in seguito ulcerazioni. L'intervento tempestivo di un veterinario è assolutamente necessario.


  5. Ustioni: fate sempre in modo che il camaleonte non possa toccare o avvicinarsi troppo ad una fonte di calore, perchè, prima di rendersi conto di un'ustione in atto, si sarà fatto un danno notevole.

    L'ustione si presenta come una macchia molto scura sulla pelle: se è superficiale e lieve probabilmente osserverete un lento recupero della normalità, se invece è grave in pochi giorni si ulcererà a causa della morte del foglietto cellulare epidermico con produzione di pus e possibile sovrainfezione batterica e fungina... se accade correte a un veterinario!


  6. Ascessi: si manifestano a livello boccale, potendo spesso non essere evidenti all'esterno, ovvero apparendo come veri bubboni a livello oculare, mascellare ecc...

    Quasi sempre la prima causa dell'ascesso è traumatica (piccola ferita), su cui si impianta un'infezione batterica sempre più grave. Se non trattato di solito l'ascesso porta alla morte dell'esemplare per setticemia.
    In cattività apparentemente le cause iniziali sono due: cadute, o "punture" da zampa di grillo/cavalletta. Questa non è una mia osservazione personale, ma quella di un veterinario dell'acquario di Genova che segue svariate decine di esemplari. Quindi il miglior sistema per non rischiare consiste nell'usare sempre prede piuttosto piccole (le cui "spine" sono corte e tenere), ovvero provvedere all'eliminazione diretta dell'ultimo paio di zampe del grillo/locusta.
    Di certo la maggior parte degli allevatori non attua simili accorgimenti e riesce ugualmente ad avere animali sani, complice il fatto che per un pardalis maschio adulto un grillo adulto è di fatto una preda "piccola". Tuttavia, se state crescendo giovani o avete delle femmine, cercate di non eccedere con la taglia dei grilli e eliminate almeno le zampe posteriori delle locuste... meglio prevenire che curare.


  7. Distocia: ovvero ritenzione delle uova. Un vero incubo per tutti gli allevatori di camaleonti... mi chiedo quanto sia vera, o quanto la provochiamo noi con le nostre paranoie.

    Non ho infatti mai osservato questa patologia nè nei caliptrati nè nei pardalis. La realtà dei fatti è che se mettete a disposizione della camaleontina gravida un bel po' di terra alta e compatta in cui scavare (magari arricchendola con qualche corteccia come ho descritto), garantendo umidità e temperatura adeguati e SOPRATTUTTO lasciandola in pace, non correrete rischi neanche voi.
    Invece accade spesso che gli allevatori alle prime armi non vedendo deporre la loro femmina comincino a "starle addosso", peggio ancora intervenendo di continuo o addirittura maneggiandola: questa è la prima causa di distocia per un animale, che già in condizioni normali ama essere ignorato, figuratevi in procinto della sua prima deposizione!
    Come ho scritto sopra le camaleontine devono imparare il "lavoro di madri" e lo fanno progressivamente di deposizione in deposizione. L'attività di scavo molto protratta delle prime deposizioni ne è un esempio emblematico (ho osservato anche 8-9 giorni di scavo in assenza di nutrizione!). Quindi il mio consiglio è di ignorare la camaleontina limitandovi a darle un'occhiata rapida solo mattina e sera, giusto il tempo di inumidire bene il vaso di deposizione. Quando la rivedrete nel punto più alto del terrario ben sgonfia potrete tirare il fatidico sospiro di sollievo.
    Nel caso capiti una vera distocia di solito è preferibile far intervenire il veterinario, che tratterà la camaleontina inoculandola con calcio e ossitocina (l'ormone del parto). In casi disperati di camaleontine troppo deboli per riuscire a partorire, il veterinario potrà intervenire con una vera operazione chirurgica per asportare le uova. In questo caso, se le uova sono fertili, vale comunque la pena di provare ad incubarle.

    NOTA: se la vostra camaleontina è vergine probabilmente potrà gonfiarsi notevolmente senza peraltro deporre, questo nella mia esperienza è fisiologico. Prendete come indice di una vera deposizione imminente solo l'inizio di serie attività di scavo.
Curiosità: concludo questa lunga scheda con alcune osservazioni supplementari alla spicciolata, non incluse nei paragrafi precedenti.

La forma degli Ambanja: avendo allevato anche degli individui puri di Ambanja, varietà rossa, posso descrivervi quella che è una possibile eccezione alla difficoltà nel riconoscere camaleonti di una varietà geografica. Infatti gli "Ambanja" maschio hanno una caratteristica forma del cranio (che poi si applica a tutto il corpo) per cui appaiono come se qualcono li avesse presi per la punta del "naso" e la coda e poi li avesse "tirati". Tutto il camaleontino appare snello e "stirato", mandibola e mascella anteriormente tendono ad essere ad angolo acuto e la furca è evidente già a partire dal secondo mese di vita, permettendoci una distinzione sufficiente dei sessi. Spesso anche le zampe appaiono più lunghe. Visto dall'alto poi non può dare adito a dubbi: la regione posteriore del casco è a punta acuta invece di essere arrotondata. Queste caratteristiche danno quindi qualche aiuto a chi volesse acquistare degli Ambanja giovani con qualche speranza che siano tali. Tuttavia devo segnalarvi che in una covata che abbia un solo genitore Ambanja questo carattere può permanere in alcuni individui della F1, traendo in inganno.

Le "spermatofore": ne ho sentite di tutti i colori, anche da veterinari, ma qualcuno si è mai preso la briga di osservarle al microscopio? Beh io sì!
Raggiunta la maturità sessuale i F. pardalis producono regolarmente delle "pallette cerose", spesso eliminate in concomitanza con le feci. Le stesse pallette sono prodotte poco prima dell'accoppiamento ed usate nel corso dello stesso (questo è un dato di fatto). Però queste non sono spermatofore "cerose", bensì una vera e propria muta della pelle degli emipeni.
Per quanto mi sia impegnato, stemperando una di queste masserelle prelevata fresca e conservata in formlina, non sono riuscito a evidenziare neanche uno spermatozoo e lo stativo-microscopio che ho sul posto di lavoro garantisco che è un apparecchio d'avanguardia e permette di ingrandire ottimalmente cellule piccole come i linfociti.
Con questa affermazione apro quindi un interrogativo per il quale non ho risposta: a cosa serve, in sede d'accoppiamento, questa masserella? Che sia una sorta di lubrificante? (Viste le dimensioni decisamente minori della femmina e le dimensioni sproporzionatamente grandi degli emipeni del maschio non mi stupirei). Comunque sia gli spermatozoi arrivano dopo e sono ben visibili come liquido "acquoso" passato dal maschio alla femmina nel corso del lungo accoppiamento.
Di norma in natura si osserva che le vere spermatofore sono usate al posto della fecondazione interna e spesso per velocizzare il trasferimento dei gameti, ambedue cose che non si applicano ai camaleonti.
Alla luce di queste osservazioni proporrei di smettere di definire impropriamente spermatofore questi ammassi di tessuto epiteliale, cercando invece di chiarirne la funzione.

Baby: esiste un luogo comune per cui nei F. pardalis baby sarebbe possibile riconoscere il sesso dell'esemplare fin dall'inizio essendo i maschi grigi e le femmine marroni-rossicce. Chi ha provato ad applicare questa regola ha spesso avuto delle sorprese, tuttavia in essa c'è della verità. Infatti osservando gli animali a lungo in condizioni di normalità (quindi nel loro terrario e non nella scatola di un mercatino) molti maschi di fatto portano in prevalenza colorazioni grige. Quindi potete usare questo criterio per indovinare un maschio quasi certo, ma non è vero il contrario: tra i "marroni" troverete ugualmente maschi, o femmine (specie se si tratta di varietà o ibridi di varietà a colorazione dominante rossa, in cui i giovani maschi sono marroni proprio come le femmine). In aggiunta alla colorazione normale può aiutarci anche quella esibita dalla gola nelle parate di minaccia: infatti al dispiegamento della plica di pelle i baby maschi solitamente sono bianchi o grigi, mentre le femmine sono rosse.
A questi criteri è comunque meglio unire la dimensione degli esemplari: di fatto i maschi, a parità di età, sono sempre notevolmente più grandi.

Frutta: dei miei 4 pardalis solo il mio "maschio preferito", Cyrano, mangia a cicli della frutta. Di solito comincia a manifestare questo interesse all'inizio dell'estate gradendo piccoli pezzi di mela, pesca, banana, che vengono staccati a morsi. Dopo circa un mesetto di dieta mista, solitamente smette improvvisamente di mangiare frutta, accettandone nuovamente in autunno.

Chi è il preferito? Avrete notato come ho cercato di rendere organica questa scheda limitando fortemente la mia componente "emozionale" che spesso traspariva in altri articoli, concedetemi quindi questa piccola divagazione finale.
Nella mia breve ed ancora incompleta esperienza con questo camaleonte ho potuto notare una notevole variabilità caratteriale dei singoli esemplari, specie nei maschi. Devo dire che il mio Cyrano, probabile frutto dell'incontro tra un Ambanja ed un Nosy-Bè, è indubbiamente il migliore in assoluto: oltre ad essere molto massiccio (pesa circa 240 gr!) una volta superati i 16 mesi (!) di vita ha "indossato" stabilmente una bella colorazione ricca di toni rossi, prima parziale. Se questo non bastasse è sempre stato estremamente domestico e disinvolto, salendo volentieri (talvolta a tradimento) sulla mia spalla per farsi scarrozzare per casa, non mi ha dato mai problemi di acclimatazione in caso di spostamenti ed ha sempre "gradito" la compagnia dell'altro sesso facendo il suo dovere con perizia e delicatezza (altrettanto non posso dire di alcuni costosissimi esemplari geografici puri con la "puzza" sotto il rostro!).
Quindi, nonostante fossi partito con l'intenzione di allevare e riprodurre razze geografiche ancestrali, mi vedo "convertito" ai coloratissimi e robustissimi esemplari "fantasia", anzi mi piacerebbe selezionare nuove generazioni con una crescente dominante rossa nel colore... e l'ottimo carattere del "papà", a cui dedico la prima serie di foto di questo articolo (ottima occasione per darvi prova dell'estrema variabilità cromatica legata all'età del soggetto).



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