Elenco schede


Camaleonti

Ho ricevuto numerose sollecitazioni a scrivere una scheda sui camaleonti, in effetti devo però dirvi che la mia esperienza con questi sauri è sicuramente parziale e da "apprendista". Quindi ho pensato di scrivere una prima parte generale, derivata dalle mie letture, che possa servire a tutti, e poi una scheda più dettagliata su ogni specie che ho allevato, sto allevando ...o che avete allevato voi, sarò infatti grato a chiunque vorrà descrivere la sua esperienza in proposito.



Schede specifiche su:
Chamaeleo calyptratus (Camaleonte dello Yemen)
Chamaeleo (Trioceros) cristatus (Camaleonte montano crestato)
Chamaeleo (Trioceros) hoehnelii (Camaleonte montano dal casco alto)
Chamaeleo (Furcifer) pardalis (Camaleonte pantera)




Classificazione: "camaleonte" significa letteralmente "leone di terra"; se l'allevamento dei camaleonti è difficile la loro classificazione risulta ancor più complessa; infatti le loro caratteristiche li pongono a metà strada tra le due ben note famiglie degli agamidi e degli iguanidi, ed a turno i vari esperti hanno cercato di attribuirli ad una piuttosto che all'altra.
Benchè attualmente il "paradiso" dei camaleonti sia il Madagascar (con 120 specie di Chamaleoninae e 30 di Brookesiinae), la loro origine li lega alle regioni dell'est Africa da cui si sarebbero espansi in tutta l'area mediterranea e l'India. In effetti, trattandosi di un gruppo di sauri che è originato circa 100 milioni di anni fa, non possimo stupirci della difficoltà incontrate dagli zoologi nel tentare di correlare tra loro le specie attuali. Comunque per ora prevale la tendenza a riunire i camaleonti in una famiglia a sé (chamaeleonidae appunto).
La questione non è risolta neanche per generi infatti si contrappongono una classificazione europea ed una statunitense, che riassumo schematicamente:

Scuola europea riconosce due sottofamiglie:
Chamaeleoninae con i quattro generi: Calumma, Furcifer, Bradypodion e Chamaeleo (più il sott'ordine Trioceros)
Brookesiinae con i due generi: Brookesia e Rhampholeon.

Scuola statunitense nessuna sottofamiglia, riconosce solo quattro generi:
Chamaeleo (che di fatto raccoglie tutti i Chamaeleoninae), Bradypodion, Brookesia e Rhampholeon.

Mi obietterete che questa complicazione della sistematica non interessa noi terrariofili (concordo!), tuttavia ora non vi stupirete più se diverse fonti si riferiscono allo stesso camaleonte con nomi diversi.

Brookesia minima adulta! Descrizione: direi che l'idea sommaria di un camaleonte salta subito alla mente anche al più "profano" degli erpetofili, tuttavia la varietà di questi animali è davvero enorme ed ogni specie meriterebbe di un capitolo a sé. Nella sottofamiglia dei Chamaeleoninae troviamo i più noti, variopinti e funanbolici esemplari, con stazze medie di 40-50 cm e giganti che raggiungono gli 80 cm di lunghezza. Tra queste meraviglie, neanche a dirlo, si trovano anche i beniamini dei nostri terrari ed i famosissimi F. pardalis e C.calyptratus, i più resistenti agli "strapazzi" in assoluto. Tra le Brookesiinae si trovano i camaleonti nani terricoli: copie dimesse dei precedenti con colorazioni brune, code corte e, purtroppo, vite brevissime (molte specie sono annuali). In questo gruppo troviamo i più piccoli della famiglia, con la Brookesia minima che raggiunge una taglia massima di 34 mm!
I camaleonti variano livrea e forma degli ornamenti (casco occipitale, rostri paranasali, corna, plica cutanea sottogolare, cresta dorsale) non solo in base alla specie, ma anche in relazione al sesso e all'età, per cui riuscire classificare un piccolo di camaleonte, che non appartenga alle due specie arcinote, è una difficile impresa anche per molti terrariofili smaliziati. Molti di questi ornamenti hanno un significato sessuale e servono ai maschi nelle parate di minaccia e nei loro combattimenti ritualizzati. Di fatto in genere le femmine portano ornamenti meno "ingombranti" e si accontentano di raggiungere taglie minori rispetto ai loro focosi consorti.

I camaleonti si sono evoluti come maestri dell'arrampicata e del mimetismo: perfettamente adattati alla vita arboricola sono dotati di zampe a "pinza" in cui le dita sono fuse in due "ganasce" da un'unica copertura cutanea (per i più curiosi le zampe anteriori portano due dita esterne e tre interne mentre nelle zampe posteriori accade il contrario). Inoltre la coda è prensile (e non è capace di autotomia). Per non rischiare di perdere la presa, e quindi cadere nel vuoto, i camaleonti in genere si spostano attaccando le zampe posteriori là dove quelle anteriori hanno già trovato un appoggio.
Anche gli occhi dei camaleonti mostrano un notevole stato di evoluzione: la loro forma globulare permette la visione in tutte le direzioni senza che sia necessario ruotare la testa (avrete notato come i vostri esemplari possano guardarvi perfettamente anche mentre vi danno le spalle e si stanno allontanando). Ogni globo oculare è avvolto dalle palpebre, fuse tra loro, che lasciano libera solo una piccola apertura in corrispondenza dell'iride (e questa è un'altra caratteristica in comune con alcuni Anolis). In posizione di riposo, oltre a chiudere l'orfizio della palpebra, i camaleonti ruotano l'iride in basso fino alla base dell'inserzione nella scatola cranica (mentre le palpebre rimangono ferme) in modo da proteggere la parte più delicata del loro organo di senso fondamentale (olfatto ed udito sono infatti quasi inesistenti). Anche durante il "recupero" della ligua con relativa preda gli occhi assumono questa posizione per evitare danni. Ogni occhio ha una visione indipendente dall'altro per cui il cervello dei camaleonti è in grado di elaborare contemporaneamente due immagini, in questo modo riescono ad avere una panoramica a 360° di ciò che gli accade intorno. I due occhi però sono costretti a sincronizzarsi quando devono calcolare la distanza della preda al fine di calibrare con precisione il lancio della loro lunghissima lingua che è in grado di raggiungere distanze pari a circa la lunghezza totale dell'animale. La lingua, il cui termine ha una forma clavata ricca in ghiandole dal secreto colloso, è attaccata all'osso ioide e viene lanciata da una serie di muscoli longitudinali e circolari ad una velocità che varia tra 0,04 e 0,5 secondi; il tempo di ritrazione dipende invece dal peso della preda.

Il termine "camaleonte" viene comunemente usato come sinonimo di mimetismo. Sappiamo bene che questa fama è ben meritata, la sottofamiglia dei Chamaeleoninae dispone infatti di un complesso sistema di cellule dermiche (della pelle) che permette loro di assumere varie gradazioni e trame di colore (ogni specie tuttavia ha un suo "repertorio" per cui può assumere solo alcuni colori). In pratica esistono cellule che portano pigmenti gialli e/o rossi, altre che portano cristalli di guanina (usati per creare, tramite diffrazione, il blu e quindi il verde) e i melanofori che determinano la colorazione scura. Queste ultime cellule sono molto particolari infatti, mentre le altre cellule pigmentate formano uno strato sottocutaneo uniforme, i melanofori hanno una forma a imbuto/clessidra che li localizza sia sopra che sotto lo strato delle altre cellule pigmentate. I melanofori quindi possono convogliare la melanina che contengono sopra le altre cellule pigmentate conferendo colorazione scura all'animale, ovvero riunirla nello spazio sottostante permettendo ai colori chiari e brillanti di emergere. Sono proprio i melanofori ad essere regolati dal sistema nervoso e quindi risentire più direttamente dell'umore dell'animale: se una variazione dal verde al marrone potrà essere legata alla colorazione dell'ambiente circostante, una variazione chiaro->scuro o viceversa dipenderà direttamente dalle "emozioni" del nostro camaleonte e potrà essere utilizzata per individuare e curare stati di stress. Ad esempio in genere il colore chiaro è quello della paura, ma potrebbe anche indicare un eccessiva temperatura: un animale sempre chiaro ha comunque dei seri problemi ed è necessario intervenire per non rischiarne il decesso. Allo stesso modo colorazioni molto scure indicano un esemplare arrabbiato (non per niente questo colore viene assunto dalle femmine gravide per scorraggiare eventuali pretendenti).
cucu...sette! Limitare tuttavia il mimetismo dei camaleonti al solo cambio di colore sarebbe fuorviante: un Anolis carolinensis riesce quasi altrettanto bene a passare dal verde smeraldo al marrone ed il folto gruppo dei piccoli camaleonti terricoli (Brookesiiane) in realtà ha limitatissime capacità di regolare il colore (si e no quanto un nostro geco). In realtà i camaleonti hanno ben altre "armi" a disposizione, prima fra tutte l'estrema plasticità del corpo: nella gabbia toracica le costole sono infatti dotate di legamenti elastici che consentono al camaleonte di assumere in pochi istanti una forma piatta e alta (a foglia) ovvero cilindrica e sottile (a ramo). Non so se vi sia capitato (la mia piccola femmina di calyptratus lo fa spesso, vedi foto qui a fianco) di vedere come i camaleonti aiutano il loro mimetismo appiattendosi e ponendo tra voi ed il loro corpo il ramo su cui si trovano, cosicchè vi riesce di vedere poco più che un ramo con due occhi che vi spiano!
Un altro fattore mimetico viene dal loro incedere dondolante (avanti ed indietro) con cui cercano di assomigliare ad una foglia mossa dal vento, questa capacità, presente tra i piccoli dei Chamaeleoninae, è particolarmente sviluppata tra i Brookesiinae del Madagascar che hanno fatto della somiglianza ad una foglia morta la chiave della loro sopravvivenza. Questi "nanetti", quando in pericolo, utilizzano anche una altro trucco, ovvero si immobilizzano rattrapendo le zampe, appiattendo il corpo e chiudendo gli occhi, e non reagiscono più a nessuno stimolo: nelle Brookesia le ossa scheletriche sono addirittura adattate a proteggere tutti gli organi vitali in modo da poter sopportare anche l'assaggio di un eventuale predatore non troppo energico senza riportare danni!

Chamaeleon dilepis Regolazione della temperatura: si tratta di un parametro importantissimo, infatti le condizioni climatiche sono il primo e fondamentale parametro che consente -o meno- di far sopravvivere un camaleonte in cattività. In passato fu possibile stabilire i primi stock di Chamaeleo (Triocerus) jacksonii in cattività tenendo presente che questa specie vive sulle montagne della Tanzania, e che pertanto era necessario far scendere la temperatura notturna a valori intorno ai 12-15°C. I tedeschi, che hanno l'indubbio pregio di essere tipi precisi, furono i primi a riporre gli animali per la notte in apposite "celle frigorifere" riuscendo quindi a far superare ai loro esemplari i fatidici 2-3 mesi di vita in cattività cui erano precedentemente condannati.
Da questo breve racconto sui "pionieri dei camaleonti" potete ben capire quanto sia fondamentale conoscere in dettaglio l'area di provenienza della specie ospitata; per capirci è inutile sapere il nome di uno stato quando il nostro camaleonte occupa una nicchia ecologica ben precisa che potrebbe essere deserto, foresta pluviale, o alta montagna! In genere, comunque, la maggior parte delle specie sono problematiche perchè provengono da regioni con escursione termica forte o nulla: nel primo caso hanno bisogno di aria calda di giorno e fredda di notte, ovvero sempre fredda (relativamente si intende!), ma con una forte irradiazione solare. Inutile dire che per questi esemplari sarebbe ottimale un allevamento all'esterno nel periodo primaverile ed autunnale, quando il nostro clima assomiglia di più al loro. Nel secondo caso dei piccoli Brookesiinae della foresta pluviale è invece necessaria un'irradiazione solare scarsissima e temperature praticamente costanti (che male si addicono alle nostre estati afose). Di qui le difficoltà, le delusioni ed infine la rinuncia di molti dilettanti che si erano lasciati affascinare dai camaleonti, ma hanno cominciato con la specie sbagliata. Non voglio qui già entrare nel merito, ma il C. calyptratus è stato sicuramente la risposta del buon Dio alle preghiere di tanti terrariofili!!!
Venendo ai nostri beniamini, ed esulando dalle questioni climatiche, i camaleonti impiegano varie strategie per regolare con precisione la loro temperatura corporea: al sorgere del sole esibiscono colori scuri per "catturare" tutta le radiazione possibile, nello stesso tempo appiattiscono il corpo al massimo per esibire, al calore, la massima superficie corporea. Una volta termoregolati "vestono" colori più chiari e cominciano l'attività esplorativa. In caso di calura eccessiva divengono chiarissimi, si nascondono all'ombra ed eventualmente traspirano attraverso la bocca che viene tenuta aperta.

Furcifer lateralis: femmina incinta Modalità riproduttive: da quando quasi tutti i camaleonti (fanno eccezione i Rampholeon) sono stati inseriti in blocco nella lista delle specie protette dalla convenzione di Washington (allegato B), e l'Europa ha chiuso i battenti alle importazioni dal Madagascar, la riproduzione in cattività è diventata l'unico modo legale per propagare alcune delle specie più amate tra gli affezionati erpetofili (F. pardalis in primis). Così alcune specie sono ora più o meno disponibili grazie agli appassionati allevatori, mentre altre sono retaggio di pochi e denarosi esperti o provengono da catture africane(il Senegal, la Tanzania ed il Kenya sono ancora forti esportatori di animali di cattura).

I camaleonti adottano tre diverse modalità riproduttive a seconda della specie, che è bene conoscere se si vuole tentarne la riproduzione. Esistono infatti specie ovipare, ovovivipare e partenogenetiche (più rare).
Le specie ovipare sono le più diffuse, in questo caso la femmina è in grado di trattenere le uova fintanto che non le riesca di trovare un adatto sito di deposizione. Proprio a causa di questa capacità si osserva in cattività una frequente tendenza alla distocia (ritenzione indefinita delle uova) che porta al decesso degli animali. Una prima importante indicazione è quindi quella di fornire un ampio recipiente con terriccio umido alle gestanti (profondo circa 30 cm) dentro il quale la femmina possa scavare una buca soddisfacente in cui deporre. Un altro dato spesso sottovalutato è che le femmine possono mantenere lo sperma vitale a lungo per cui, accoppiatesi una volta, possono deporre più covate fertili in tempi successivi.
Anche lo sviluppo delle uova non è sempre una faccenda ovvia: indicativamente la temperatura di incubazione varia in un range tra i 20° e i 28°C, quindi 24°C potrebbero essere un buon compromesso, tuttavia in alcune specie (es F. lateralis) le uova necessitano di un periodo di "riposo" a bassa temperatura (che mima la stagione sfavorevole) prima di essere incubate a temperature permissive per lo sviluppo. In genere poche ora prima della schiusa le uova collassano e perdono liquido quindi non buttatele!!! Come accade per gli altri sauri la temperatura d'incubazione utilizzata per le prime tre settimane condizionerà lo sviluppo sessuale dei neonati dando preponderanza di femmine (bassa) o maschi (alta) (nelle testudo, per inciso, avviene esattamente il contrario).
Allevando ovovivipari (es Triocerus jacksonii, Bradypodion pumilum) risolverete in un sol colpo tutti questi dubbi infatti la femmina darà alla luce i neonati dopo 3-6 mesi di gestazione, non fatevi però ingannare dalle apparenze: il fatto che queste specie operino l'ovoviviparità è dettata dalle difficili condizioni ambientali dei loro luoghi d'origine, per cui si tratta di specie di difficile acclimatazione che richiedono di particolari condizioni d'allevamento (ergo NON iniziate con queste!).
La modalità riproduttiva più particolare viene attuata dal Rhampholeon boulengeri, infatti in questa specie è partenogenetica (come avviene tra i fasmidi) e la femmina depone uova feconde senza accoppiarsi; dubito comunque che possiate trovare questa piccola meraviglia sulle liste di qualche commerciante.

La prima condizione per ottenere la riproduzione resta comunque l'identificazione di una coppia. Tra i camaleonti adulti questo non è un problema infatti in genere i maschi presentano taglie e ornamenti più sviluppati, oltre ad un paio di rigonfiamenti (le tasche che contengono gli emipeni) alla base della coda; queste sono visibili persino nei piccoli Brookesiinae, in cui i sessi sono più simili, utilizzando una lente d'ingrandimento. Se acquisterete esemplari neonati (e di solito è così visti i prezzi) non avrete altrettanta fortuna, comunque il nostro amato C. calyptratus ci viene incontro anche da questo punto di vista: il maschio ha infatti, fin da appena nato, un paio di piccoli speroni che spuntano dalla pinza delle zampe posteriori per cui sbagliare è veramente impossibile!

Rampholeon brevicaudatum Incubare le uova correttamente: si tratta senz'altro di una situazione "spinosa" perchè, come ho detto, ogni specie fa storia a sé. In origine le prime riproduzioni furono ottenute da esemplari allevati in grosse serre (dove quindi le femmine avevano la possibilità di scegliere veramente il luogo ottimale in cui deporre), solo per alcune specie di Brookesia, legate a temperature piuttosto basse, si è talvolta osservato il completo ciclo vitale nel terrario d'allevamento con nascita delle nuove generazioni a sostituire le vecchie direttamente nella teca (certo non arredata con giornale o moquette sintetica!). In alcune specie (F. lateralis, C. campani) è possibile vedere in trasparenza il disco embrionale direttamente attaccato alla sperficie superiore dell'uovo, in questi casi si può quindi essere certi della fecondità della covata. In tutti gli altri casi dovremo affidarci alla buona sorte ed alla solita vermiculite, ovvero a torba (che funziona altrettanto bene) mantenendo le uova seppellite solo per la metà inferiore e nella stessa posizione in cui sono state deposte. Alcune uova saranno incubate artificialmente (intorno ai 24-25°C), mentre altre potranno essere mantenute a temperatura ambiente di casa (per i piccoli camaleonti terricoli che amano temperature costanti di 20-22°C), ovvero mantenute all'aperto nella bella stagione, infatti alcune specie (es C. dilepis) apprezzano un'escursione termica giorno/notte. Poche ore prima della schiusa le uova si sgonfiano, quindi il piccolo pratica un'apertura laterale ed emerge con la testa. L'uscita per intero dall'uovo richiederà alcune ore supplementari. Nel caso di alcune specie una corretta alimentazione della madre sarà condizione essenziale perchè le uova giungano alla schiusa ed i piccoli crescano senza problemi.

Allevare i neonati: come accade per gli adulti anche i baby camaleonti sono estremamente territoriali, per questa ragione gli allevatori usano due strategie opposte per crescerli durante i primi mesi di vita. Alcuni tengono ogni esemplare in un singolo mini-recipiente schermato in modo da impedire che possa vedere qualche conspecifico. Questo sistema deve presupporre, nel caso di specie prolifiche, uno spazio notevole ed una pazienza certosina nell'accudire ogni piccoletto, ma permette di annullare lo stress degli animali e controllare che tutti si alimentino. I più sbrigativi si limitano ad alloggiare tutti i piccoli in grossi terrari comunitari: la numerosità fa infatti sì che difficilmente qualche esemplare riesca a delimitare un suo territorio o che si accanisca contro qualche fratellino più gracile. In questo caso vige quindi la legge del "mal comune mezzo gaudio" un po' di stress per tutti ma nulla di pericoloso. E' invece sconsigliabile allevare pochi esemplari in un unico terrario poichè i più grandicelli sarebbero in grado di delimitare dei territori a scapito degli esemplari più piccoli e deboli (che guarda a caso spesso sono le femmine). In ogni caso nessuno alleva camaleonti in terrari comunitari dopo i tre mesi di vita, sarebbe come costringere un eremita a vita comunitaria!
I mini camaleonti vanno nutriti e soprattutto dissetati quotidianamente. Soprattutto quando la scelta cade sull'allevamento in piccoli recipienti capita che all'interno non sia possibile creare più zone a temperatura diversa per cui i piccoli rimangono in balìa delle fonti di calore che li irradiano in continuazione a rischio di una rapida disidratazione. Spruzzare quindi mattina e sera le pareti e le foglie della teca (evitate di spruzzare gli animali che non lo gradiscono per nulla e può essere pericoloso in caso di esemplari in muta). Come cibo di solito vengono usate drosofile e grillini spolverati con preparati di calcio vitaminizzato. Essendo i camaleonti dei veri "trogoli" sfamare un manipolo dei loro "cuccioli" è davvero un impresa, e se mai in futuro riuscirò a riprodurre i miei esemplari temo già quel momento!

Trioceros jacksonii Carattere, anzi... caratteraccio: ed eccoci giunti al nocciolo della questione, tutti i camaleonti sono individualisti convinti!
Anche se questa affermazione sembrerà lapalissiana non posso fare a meno di riportarla affinchè qualche incauto lettore non si arrischi a provare ad allevare una coppia di camaleonti nello stesso terrario. La tentazione è forte, infondo non c'è altro sauro che non possa essere allevato a coppie! Beh, non fatelo o perderete la femmina in breve tempo. Sono davvero poche le eccezioni a questa regola.
In natura infatti la giornata media di un camaleonte si svolge in quest'ordine: sveglia all'alba, bagno di sole per prendere energie, giro del proprio albero/cespuglio/ciuffo d'erba/fazzoletto di foglie secche con annessa colazione, pennichella durante le ore più calde, nuovo giro di perlustrazione con cena ed infine a nanna nel punto più folto e buio del proprio possedimento, aquattato contro un ramo con occhi chiusi e coda arrotolata. Tutto questo non contempla alcuna attività sociale e guai quando due camaleonti entrano in contatto visivo: allora sono minacce mute, ma coloratissime, vere parolacce con cui si mandano cordialmente a quel paese senza emettere suono. Alla fine, nella maggior parte dei casi, uno dei contendenti decide di cedere e si allontana nella macchia augurandosi di non incontrare mai più un suo simile! Il vincitore invece... pensa esattamente la stessa cosa! Insomma non solo i vostri esemplari non potranno convivere nella stessa teca, ma dovrete pure fare in modo che non possano neanche vedersi. Soddisfatto questo loro bisogno primario allevare i vostri camaleonti sarà senz'altro più facile.

Ma allora come si riproducono? In effetti da quanto detto poco sopra pensare ad una riproduzione parrebbe cosa ardua. In natura quando due maschi di taglie simili si incontrano assumono il medesimo comportamento contrastando i colori, appiattendo il corpo facendo movimenti su/giù con la testa e aprendo la bocca, se uno dei due non cede il passo segue un rapido attacco a testa bassa con cui i rivali tentano di mordersi e buttarsi giù dal ramo (le specie con corna o rostri naturalmente ne fanno buon uso).
Quando invece un maschio incontra una femmina esprime subito il suo primo pensiero (che è poi il chiodo fisso di tutti i maschietti), la "pollastrella" potrà a questo punto adottare due comportamenti opposti: nel caso che non sia ricettiva si limiterà a scappare a gambe levate (e badate che alcune specie sono veloci quanto un ramarro, vedi F. lateralis). Se il maschio si trova troppo vicino la femmina potrà in alternativa caricarlo con la massima aggressività che le riesce di esprimere, cercando subito dopo di darsi alla macchia. Le femmine ricettive invece, secondo la migliore tradizione, si allontaneranno mooolto lentamente, in modo da dare il tempo al loro bellimbusto di corteggiarle e raggiungerle. Segue l'accoppiamento, finito il quale i due amanti guardandosi un'ultima volta negli occhi si separano senza alcun rimpianto. Poichè le femmine possono conservare lo sperma del primo accoppiamento per più deposizioni successive e talvolta muoiono a fine stagione riproduttiva, per loro questo potrebbe essere il primo ed unico incontro con l'altro sesso.

Quanto detto vale per la maggior parte dei Chamaeleoninae, mentre per le Brookesiinae si han meno notizie anche se più interessanti. Osservazioni effettuate sul genere Rhampholeon indicano infatti che i rappresentati di queste specie sanno comunicare meglio e sono più educati: innanzitutto se una femmina segnala al maschio di non essere interessata (guarda a caso scuotendo la testa) questo smette subito di corteggiarla. Se invece la piccoletta è ricettiva i due camminano fianco a fianco fino a sera (insomma fanno conoscenza) e solo all'imbrunire si dedicano ad attività meno platoniche. Nel caso della Brookesia minima poi avviene una cosa ancora più buffa infatti il maschio sale sul dorso della femmina e si fa "scarrozzare" in giro per uno o più giorni finchè, nuovamente all'imbrunire, passa all'azione. Questo comportamento non è dettato dalla mancanza di mezzi di trasporto, ma dalla difficoltà di incontrare membri della propria specie: una femmina quasi pronta all'accoppiamento non può permettersi di perdere un maschietto aitante lasciando infecondate le proprie uova e quindi preferisce portarselo sul dorso fino al momento opportuno. Non sottovalutate quindi questi "nanetti" che a scapito di una colorazione più smorta sono capaci di ricambiare le vostre cure con comportamenti molto interessanti, richiedendo sicuramente meno spazio di un qualunque loro "cugino" arboricolo.

Furcifer pardalis Cattività? Prima di tutto ringraziamo la convenzione di Washington, in questo caso la protezione ha avuto un impatto notevole sulla qualità di vita dei camaleonti, infatti gli esemplari di cattura sopravvivevano (e sopravvivono tutt'ora) a stento in cattività per un paio di mesi causa lo stress da coabitazione forzata presso gli importatori ed una notevole carica di parassiti, non sempre facili da identificare, che si portavano come bagaglio del loro paese d'origine. La riproduzione in cattività ci offre oggi una scelta meno vasta di specie, ma sicuramente più sicura con esemplari forti e privi di parassiti. Inoltre trovo che acquistare un piccolo di camaleonte, oltre a darci la gioia di vederlo crescere sotto i nostri occhi, costituisca una garanzia sulla sua futura durata: l'età massima di alcune specie non supera i due-tre anni (per le Brookesiinae è uno solo) e comprare un adulto potrebbe rivelarsi un vero "pacco".

Il terrario: data la varietà delle specie allevate non è possibile descrivere un terrario che valga per tutti. Contrariamente a quanto faccia pensare il loro incedere flemmatico i camaleonti sono dei veri camminatori se confrontati a molti altri sauri (pensate alle Pogone che se ne stanno per ore immobili sotto la lampada); quindi dovremo sempre pensare di riservare loro uno spazio adeguato. In genere per gli arboricoli si utilizzerà una teca sviluppata più in altezza e dotata di maggiore superficie di areazione, mentre per i piccoli terragnoli si dovrà utilizzare la classica vasca tipo acquario con poco ricambio d'aria (l'umidità dovrà infatti aggirarsi sempre intorno al 100%). Si dovrà comunque tenere conto della taglia totale dell'animale adulto e della sua mobilità.
L'arredamento base per gli arboricoli sarà di rami ben fissati su cui l'animale possa "sfogare" il suo desiderio di arrampicata ed una pianta verde, il più fitta possibile, che verrà usata come rifugio (e talvolta come cibo quindi evitate specie tossiche). Nel caso di femmine ovipare gravide si renderà necessario porre sul fondo del terrario uno strato di circa 30 cm di terriccio umido in modo da invogliarle a deporre; in caso contrario tratterranno le uova morendo facilmente di distocia.
I piccoli terricoli richiedono un buon strato di humus sul fondo con abbondanti foglie secche, pezzi di corteccia e piccoli rametti spogli, qualche pianta alta che si sviluppi poco sul terreno, ma schermi bene la luce sarà graditissima. In questo caso le uova potranno essere lasciate nella teca e, se non avremo notato la deposizione, ci capiterà di trovare qualche micro-camaleonte che scorrazza per la teca con i genitori.

Chamaeleon deremensis Temperatura ballerina: come detto, i la maggior parte dei camaleonti occupa in libertà territori caratterizzati da una forte escursione termica giorno/notte. Si tratta quindi di animali che si prestano per un allevamento all'aperto almeno 9 mesi su 12. La maggior parte delle specie può essere ospitata in una serra o una voliera fintanto che la temperatura notturna non scenda sotto i 10°C. Se allevati in casa sarebbe ideale poter garantire un'escursione termica di almeno 7-9 °C con temperature medie diurne di 25-27° e notturne di 16-18°C. Fanno naturalmente eccezione i nostri beniamini C. calyptratus e F. pardalis, che, pur amando simili escursioni, non ne sono dipendenti per la loro sopravvivenza. Questa è in realtà l'unica vera ragione della loro diffusione in cattività: si adattano meglio alla temperatura delle nostre case! Come regola generale quindi dovrete temere di più una temperatura eccessiva che una bassa. Neppure il C. calyptratus, abituato a climi desertici, sopporterà temperature costantemente sopra i 32-34°C.

Illuminazione: tutti i Chamaeleoninae vivono in zone a fortissima irradiazione, va da sé che sarebbe ideale creare la massima irradiazione possibile nel loro terrario. Chi se lo può permettere in termini di spesa potrebbe optare per lampade ad alogenuri di mercurio che forniscono abbondante luce e calore ben mimando l'effetto del sole. In questo caso l'uso di un terrario ben ventilato è d'obbligo, pena trovare il vostro camaleonte "cotto" a puntino. Chi, come me, deve pensare a come far fronte alla bolletta elettrica, opterà per tubi fluorescenti abbinati tra luce bianca (4000°kelvin) e luce calda (3000° kelvin), dotandoli di riflettori (basta un sottile strato di polistirolo: non ci crederete ma ha potere riflettente maggiore di uno specchio!).
Permettetemi di aprire la mia solita diatriba sugli UV: i camaleonti si possono allevare perfettamente senza, basta integrare la loro dieta con preparati a base di calcio. Per anni le lampade UV vendute per i nostri rettili erano dei "falsi" capaci di irradiare solo a pochi cm di distanza, eppure fior fiore di generazioni di nostri beniamini sono cresciute ugualmente. Oggi disponiamo di vere lampade UV, ma sono davvero necessarie? Intendiamoci danno non ne fanno, quindi se usarle vi fa dormire sonni più tranquilli usatele. Ma anche questa è una strana considerazione: i rettili reggono le radiazioni UV senza pericolose reazioni infiammatorie e preneoplastiche perchè la loro spessa pelle ne blocca circa il 99%. Allora a che servono? Se siete così UV-maniaci e ve la sentite di mettere in gioco la salute di un paio di vostri amici insoliti fate la prova: allevate due piccoli di sauro nelle medesime condizioni uno irradiato con UV, ma privo di integratori di calcio e l'altro viceversa. Scoprirete che solo il secondo potrà crescere senza patologie a carico dello scheletro. Con ciò ho detto tutto e nulla: fate quel che vi pare riguardo agli UV, ma non fate MAI mancare gli integratori di calcio!

Brookesia pararmata Nutrizione: si baserà su insetti di ogni specie (grilli, locuste, scarafaggi, camole del miele, larve della farina, kaimani, mosche), ma occasionalmente anche di ragni, isopodi (onischi o porcellini di terra) e, per i più grandicelli, topini di pochi giorni. In natura molte specie si nutrono anche di altri sauri, ma avete il cuore di sacrificarli? Il cibo dovrà essere spolverato con calcio arricchito in vit D, più spesso per esemplari giovani e una tantum per gli adulti. Altre vitamine possono essere somministrate una volta ogni 15 giorni: la questione vitamine è sempre aperta quali e quante?
Secondo me la prima e vera domanda si trova però a monte ovvero: alleviamo in proprio gli insetti che usiamo come cibo vivo o li compriamo? Infatti allevando i propri insetti è possibile arricchirne la dieta rendendola bilanciata e quindi ottimale anche per i rettili che se ne nutriranno. Invece comprandoli spesso otterremo de-facto insetti che sono stati nutriti con scarti di lavorazione (lo sapevate che molti allevamenti di grilli si basano sul guano di pollo?!!!). Io non uso vitamine per nessuno dei miei animali se non saltuariamente (una volta al mese) ritenendo che gli insetti che mi allevo in proprio siano ben alimentati. Chi li acquista dovrà necessariamente usare più vitamine per ovviare alle carenze che derivano da un cibo "povero" di contenuti.

I camaleonti sono purtroppo molto abitudinari per cui, se nutriti solo con un alimento, tenderanno nel tempo a rifiutare gli altri, salvo poi rifiutare il preferito senza preavviso mettendoci in difficoltà. Benchè i grilli costituiscano un cibo pressochè completo sarà comunque il caso di variare la dieta per non restare legati ad un unico alimento la cui mancanza potrebbe metterci in seria difficoltà. La questione della quantità e frequenza dei pasti resta aperta: le linee guida sono due:

Il mio giudizio su questo punto fa media tra i due sistemi: Notate che, nutrendo i baby camaleonti un po' meno, ritarderete la loro crescita e di conseguenza il loro sviluppo sessuale. Questo fatto, lungi dall'essere dannoso, allungherà la vita delle vostre femmine che di solito muoiono proprio in seguito ad una deposizione.

Nel caso di animali di recente acquisto e stressati si può osservare un rifiuto del cibo, se questo persiste oltre i 5 giorni dovrete tentare qualcosa: il primo trucco consiste nel procurarsi un insetto verde (cavalletta, mantide ecc...) il verde è infatti il colore preferito dai camaleonti (chissà poi perchè?). Il secondo trucco, che ho usato più di una volta con diverse specie di sauri e sempre con successo, è quello di preparare una soluzione di acqua e zucchero (un pizzico di zucchero in circa 20cc d'acqua) e somministrarla con un contagocce. Si porrà una goccia per volta sul muso dell'animale (se non capisce di avere dell'acqua sul muso mettete la goccia su una narice così l'aspirerà dal naso e comincerà a inghiottirla) e si continua finchè ne vuole (di solito gli animali stressati sono anche disidratati per cui bevono molto). Il blando stimolo digestivo indotto dallo zucchero produrrà una sana "fame" nel giro di circa 2-4 ore, per cui lasciate insetti a disposizione. Attenzione: non date più zucchero di quanto indicato o avrà effetto lassativo: potrebbe uccidere i vostri animali per disidratazione!

Vegetali: il mito di puri insettivori è caduto da tempo. E' ben noto che il C. calyptratus integra la sua dieta con una certa varietà di materia vegetale sia sotto forma di foglie, che di frutti e fiori. Questo comportamento potrebbe essere dovuto al fatto che questa specie vive in regioni monsoniche dove piove solo per due mesi l'anno ed in piccole quantità: in questo caso i vegetali fornirebbero al calypratus l'acqua necessaria per vivere. Resta il fatto che esistono altre specie, di regioni più umide, che integrano la dieta con vegetali: F pardalis, F. lateralis, C. brevicornis sono stati ossevati nutrirsi di foglie anche in cattività. L'analisi della feci eseguita su esemplari selvatici ha sempre rinvenuto una quota di materia vegetale e di semi, il che deve indurci a credere che la dieta naturale di questi sauri sia molto più variata ed onnivora di quanto si supponesse fin'ora.

Let's have a drink! l'acqua è da sempre un problema per chi alleva questi rettili, infatti in cattività i camaleonti tendono a disidratarsi velocemente, ma rifiutano categoricamente di bere acqua da un contenitore. Discuterò più diffusamente questo tema nella parte sul calyptratus. Per ora mi limito a suggerirvi alcune alternative per dissetare i vostri beniamini: Problemi: da sempre i camaleonti sono considerati animali "difficili" e non a caso. Anche le due specie più rustiche (C. calyptratus e F. pardalis) possono essere affette da diverse patologie. Elenco qui di seguito i guai più frequenti:
Ricordate di pretendere sempre i CITES in fase di acquisto!




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