Elenco schede


Diamanti australiani

Scheda e fotografie di Massimiliano Pianelli


Poephilia bichenovii e Neochmia ruficauda Penso che tutti coloro che allevano uccelli esotici prima o poi si siano cimentati con questi piccoli gioielli. In questo gruppo eterogeneo sono infatti compresi uccelli coloratissimi e ricercati, alcuni molto rari, altri veramente comuni, che sono diventati popolari quanto il canarino e il pappagallino ondulato.
Di questo gruppo fanno parte ad esempio il comunissimo Diamante mandarino, il ricercatissimo Diamante di Gould, i meno comuni Diamanti di Bichenov, Coda Rossa, Mascherato, Coda Lunga ecc.

Un po’ di tassonomia: tutti i Diamanti fanno parte della famiglia Estrildidae che comprende una buona parte degli uccelli esotici allevati e soprattutto quelli provieniti dall’Africa e dall’Oceania. La famiglia delle Ploceidae, filogenicamente molto vicina, raggruppa invece uccelli provenienti dal continente africano e da quello asiatico.
Questo accenno di sistematica lo faccio non tanto in tono accademico, ma piuttosto perchè credo sia fondamentale conoscere almeno succintamente la classificazione di questi uccelli, e perchè spero che -prima o poi- si diffonda anche tra gli ornitologi e simpatizzanti la consuetudine di identificare un animale con il nome scientifico, che è lo stesso in tutto il mondo, piuttosto che con il nome comune, spesso molto fantasioso e diverso, in alcuni casi, da negozio a negozio!

Comunque i generi di Diamanti che più spesso si trovano in commercio sono: Finita la parte tassonomica passiamo all’allevamento di questi uccellini, comuni, economici, ma non sempre facili da stabulare.

Poephilia guttata Gabbia: l’alloggio per questi animali deve essere abbastanza spazioso anche se la taglia dell’uccellino non supera i 15 cm (d. codalunga).
I diamanti, infatti, sono abbastanza attivi, compiono continui voli da un posatoio all’altro, e si dimostrano molto agili: non è, infatti, difficile scorgere questi animali appesi a testa in giù alle sbarre della gabbia.
Le dimensioni minime per una coppia, secondo me, sono di 60 cm x 25 cm x 35 cm: la dimensione da privilegiare è sicuramente la lunghezza, non vanno quindi bene le “gabbie da pappagallo” (più alte che lunghe), a meno che non abbiano la lunghezza pari a quella sopra citata, nè tanto meno quelle tonde, o con i tetti che occupano spazio e quindi diminuiscono lo spazio per l’attività di questi uccelli.
L’ideale sarebbe acquistare delle gabbie di “tipo inglese”, con tutti i lati chiusi, eccetto quello frontale e a volte quello superiore: riparano dalle correnti d’aria e permettono all’uccellino di stare tranquillo.
Soprattutto per i diamanti verdi (gen. Erythrura) è consigliabile l’allevamento in voliera: sono animali molto vivaci, a volte addirittura turbolenti, piuttosto selvatici e che hanno bisogno di privacy per allevare correttamente i piccoli.

Un piccolo consiglio per quello che riguarda le condizioni ambientali, spesso non prese in considerazione dal neofita che alleva uccelli: il fattore cruciale non è tanto la temperatura, che in ogni caso non dovrebbe essere inferiore ai 10 °C, quanto la presenza di correnti d’aria, molto dannose, e l’umidità, che almeno per il diamante di Gould dovrebbe essere intorno al 60-70 %.
Evitate quindi di mettere la gabbia in cucina o in bagno, dove sia l’umidità che la temperatura subiscono degli sbalzi anche notevoli, e davanti a finestre: possono essere presenti degli spifferi e quando esposte al sole la temperatura potrebbe aumentare notevolmente.
Dalla primavera al tardo autunno questi uccelli possono essere allevati all’esterno, meglio in voliera, stando attenti a non lasciare comunque l’alloggio sotto il sole nelle ore più calde. Se la gabbia rimane permanentemente all’esterno bisogna essere sicuri che almeno una parte sia coperta per lasciare agli animali la possibilità di avere un po’ d’ombra e una zona riparata in caso di pioggia.
Chloebia gouldiae Per gli animali che svernano all’esterno, situazione possibile solo per i diamanti mandarini, bisogna anche porre dei teli di plastica, tipo quelli usati per le serre, per proteggere la voliera dai venti dominanti.
Nonostante tutto ritengo questi uccellini i più resistenti tra gli esotici, almeno dopo un adeguato ambientamento.
Per quello che riguarda l’arredamento degli alloggi dico subito che sono del tutto inutili, se non dannosi, tutti i giochini, altalene e scalette, che normalmente sono in vendita nei negozi: non sono usati da questi animali e tolgono spazio al volo. Se proprio si vuole mettere “qualche svago” nella gabbia possiamo mettere dei pezzi di corda di materiale naturale (es. juta) appesi al soffitto della gabbia o delle frasche verdi che daranno inoltre un senso di sicurezza agli animali.

Un altro consiglio: spesso le gabbie sono vendute con un numero esagerato di posatoi, che spingono l’animale a spostarsi a piccoli balzi, mettete solo quelli indispensabili, per una gabbia di 60 cm ne bastano due, messi magari ad altezze differenti.
Sempre riguardo ai posatoi, secondo me, i migliori sono quelli di plastica scanalati: sono i più facili da pulire, permettono una buona presa della zampa degli uccelli e sono economici.
Le mangiatoie dovrebbero essere esterne perchè si possono prendere senza creare disturbo agli animali, soprattutto nel periodo riproduttivo, e preferibilmente in materiale plastico trasparente, perchè sono più facili da pulire e si può controllarne il contenuto anche senza estrarle dalla gabbia.
Per l’acqua vanno bene i beverini a sifone possibilmente con il beccuccio non troppo profondo.

Alimentazione l’alimento base è costituito da una miscela di semi, vanno bene quelle vendute appositamente per piccoli granivori esotici. Sono da preferire quelle di soli semi, senza integrazioni: infatti, le vitamine e i minerali sono presenti in questi mangimi sotto forma di piccole sfere dure che quasi sempre sono ignorate dagli uccellini.
Fino a poco tempo fa questi uccelli erano alimentati solo con semi di panico… lascio immaginare con che risultati, ora, per fortuna le miscele che si trovano in commercio, sia in scatola che sfuse, sono più ricche e bilanciate.

Io ho allevato questi uccelli con una miscela di semi in base alla seguente composizione: varietà blu e nera del diamante di Gould Comunque una dieta a base di soli semi secchi, anche se comoda, non è assolutamente sufficiente.
Giornalmente bisogna aggiungere frutta e soprattutto verdure: tra queste ultime soprattutto radicchio, cicoria e tarassaco. Se gli animali non li gradiscono bisogna continuare ad insistere, magari presentandogliele tritate con la mela o nel pastone all’uovo.
Per la frutta, solitamente molto gradita, bisogna dare la preferenza a tutta la frutta estiva e agli agrumi, somministrando solo saltuariamente mele e pere.
La verdura va prima lavata ed asciugata e non deve essere mai fredda di frigorifero. La frutta è meglio somministrarla sbucciata e anche in questo caso a temperatura ambiente.
Tra gli alimenti integrativi sono da ricordare:
il pastone, meglio se senza uovo,
il grit, graniglia a base di carbonato di calcio indispensabile per la digestione e come apporto di questo sale, da somministrare in un’apposita mangiatoia, e, quando possibile,
semi appena germogliati ottenibili sia da erbe selvatiche, se vi è possibile trovarle in aree sicure lontano da scarichi e strade, sia dai semi che compongono la normale dieta descritta sopra. Per ottenere i semi germogliati bisogna lasciarli a bagno per 48h, sciacquandoli ogni tanto, e poi pulirli e asciugarli con un panno.

Neochmia ruficauda, mutazione Riproduzione: la riproduzione della maggior parte di questi uccellini non è difficile, per altri è un po’ più problematica, per pochi molto difficile.
La riproduzione è senz’altro facile per il diamante mandarino: i sessi si riconoscono facilmente, la femmina cova assiduamente, i piccoli si svezzano velocemente e non abbisognano di cure particolari.
Per i diamanti di Bichenov e codarossa la difficoltà consiste nella nervosità delle femmine durante la cova (abbandonano il nido appena sono disturbate) e nel fatto che i piccoli, per crescere bene hanno bisogno di una dieta molto equilibrata e di un blando apporto di proteine.
Molto più difficile la riproduzione dei diamanti di Gould per due motivi fondamentali:
1. tendono a riprodursi in autunno,
2. le femmine non covano, quasi mai, le uova e quindi necessitano di balie.

Il riconoscimento dei sessi è molto evidente in quasi tutte le specie: i maschi di diamanti mandarini hanno le “guance rosse” e soprattutto il becco di un rosso molto acceso (elemento distintivo anche nella varietà bianca), nel diamante codarossa i maschi hanno la maschera rossa molto più estesa che nelle femmine, nei diamanti di Gould i maschi hanno un collare blu molto evidente e nelle varietà a petto viola il colore è molto più intenso nei maschi che nelle femmine. E' invece molto difficile distinguere il sesso dei diamanti di Bichenov: l’unica differenza è l’intensità del colore.

Comunque in tutte le specie la differente forma della cloaca nel periodo riproduttivo permette la distinzione dei sessi: la cloaca dei maschi è “appuntita”, quella delle femmine è più “arrotondata”.
Per non rendere più breve questa parte, ogni specie andrebbe trattata separatamente, cercherò solo di descrivere per sommi capi la riproduzione del diamante mandarino, evidenziando solo le differenze tra questa e le altre specie.
Il periodo migliore per le cove è quello primaverile, bisognerebbe forzare anche i diamanti di Gould affinchè si riproducano in questo periodo.
All’inizio del periodo riproduttivo il maschio compie la parata nuziale saltellando davanti alla femmina solitamente con uno stelo nel becco e a seguito dell’accettazione della femmina si ha la costruzione del nido, solitamente sferico, e la deposizione delle uova.
Per facilitare la costruzione del nido bisogna fornire o delle cassettine in legno, adatte a tutte le specie, o i nidi chiusi in vimini, adatti solo ai diamanti mandarini.
Per l’imbottitura del nido bisogna evitare sia il cotone che i fili di lana, si potrebbero intrecciare all’anellino delle zampe dei genitori o alle zampine dei piccoli creando seri problemi; vanno invece bene i materiali naturali venduti appositamente nei negozi di animali e del fieno.
Se gli animali sono in una voliera alberata c’è anche la possibilità che costruiscano il nido in mezzo ai cespugli: il nido è sferico e voluminoso, tipo quello dei tessitori, senza però il corridoio di ingresso e con una sola camera. Comunque si tratta di una possibilità piuttosto remota, la continua riproduzione in cattività ha spesso reso incapaci questi animali di costruire un nido.
Solitamente sono deposte da quattro a sei uova, covate di diamanti mandarini particolarmente numerose possono arrivare a dieci.
L’incubazione dura in genere due settimane , in questo periodo bisogna disturbare il meno possibile la coppia riproduttrice.

Con la nascita dei piccoli bisogna controllare il nido spesso, aspettando però che la femmina si alzi spontaneamente, magari per mangiare: in questa ispezione bisogna vedere che tutti i piccoli siano vivi, nutriti (si vede il gozzo pieno) e che tutti siano vispi e vitali.
In caso di necessità è opportuno contattare un veterinario esperto in animali esotici o un allevatore serio per tentare l’allevamento artificiale dei piccoli, i "pullus" saranno svezzati in meno di un mese.
Per i diamanti di Gould bisogna spesso ricorrere all’utilizzo di balie (passeri del Giappone e diamanti mandarini) che covano e fanno crescere i piccoli di questa specie, dato che spesso le femmine abbandonano il nido durante la cova, anche senza motivo, o non alimentano i piccoli. Questi comportamenti sono spesso dovuti all’esagerato utilizzo di balie: in altre specie domestiche, come il canarino ad esempio, le femmine incapaci non vengono fatte riprodurre, nel diamante di Gould invece l’alta richiesta e il prezzo elevato ha spesso spinto degli “allevatori” a massimizzare le produzioni, non selezionando le capacità riproduttive di questi uccellini.

Questa non è sicuramente una trattazione approfondita sull’allevamento di questi simpatici animali, ma spero comunque che la mia esperienza possa aiutare chi si avvicina per la prima volta all’ornicoltura.



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